04.06.2026

I sospetti di Commerz sui derivati di Unicredit

  • La Repubblica

I vertici di Commerzbank contestano le cifre di quella che ritengono una scalata strisciante da parte di Unicredit.
Bettina Orlopp, confermando le indiscrezioni uscite giorni fa sulla Süddeutsche Zeitung, aveva già chiesto a Bafin (la Consob tedesca) di indagare su di un’azione di concerto tra Unicredit e le sue controparti nei derivati che le danno titolo a rilevare fino al 16,4% del capitale. Proprio grazie a queste opzioni, a metà dell’Ops in corso in Borsa e ancor prima dello sperato ritocco del premio (quello offerto dall’ad Andrea Orcel nell’operazione è del 4%), Unicredit martedì ha annunciato di detenere oltre il 50%, quota che garantisce il controllo della banca rivale. Il pacchetto complessivo è cresciuto grazie a nuovi derivati (un altro 3%) e pure per l’aumento delle adesioni, balzate dall’1% al 7,6%. Eppure sarebbe più conveniente vendere in Borsa, dove malgrado i ribassi di ieri Commerz ha un premio di circa il 2% sul concambio implicito. Ieri è filtrata, su Reuters e su Bloomberg, una nota interna in cui Commerz chiede a Bafin se i
titoli così precocemente consegnati all’Ops, senza aspettare il rilancio né gli ultimi giorni com’è prassi, non siano delle banche controparti di Orcel sui derivati. Le più attive sono state Nomura e Jefferies, come noto. E di norma chi offre derivati si copre dai rischi di mercato comprando l’azione sottostante: infatti Nomura era emersa con l’8% di Commerz. «Sulle informazioni a nostra disposizione, una quota significativa delle azioni conferite all’offerta potrebbe provenire da operatori di mercato che sono anche controparti di Unicredit nei derivati», hanno scritto i vertici di Commerz. «Stiamo analizzando e monitorando il processo con grande attenzione e siamo in contatto con Bafin». La nota è confermata da un portavoce dei tedeschi, mentre Unicredit ha risposto: «Non commentiamo insinuazioni prive di fondamento. I fatti sono quelli che abbiamo comunicato».
Ieri si è alzata la difesa istituzionale del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli: «In attesa dei risultati definitivi dell’Ops, ho già notato che nella Repubblica Federale tedesca non esisteva alcuna disposizione di legge che vietasse l’acquisizione di Unicredit, e ciò dimostra che non vi sono barriere alle frontiere. L’Italia lo mostra da molti anni, perché è il Paese con la quota più alta in Europa di capitale straniero nelle banche».
Intanto Jean Pierre Mustier, predecessore di Orcel fino al 2021, si schiera contro le fusioni transfrontaliere. In uno scritto per Systemic Risk Centre – istituto di ricerca della Lse – datato 27 maggio, il finanziere dice: «Il sogno europeo delle banche transfrontaliere è un’illusione strutturale». L’idea «è affascinante, ma presenta un difetto fondamentale: il problema non è la dimensione, bensì la struttura», aggiunge. Poi Mustier nota che le fusioni oltreconfine «promettono sinergie che raramente si concretizzano», perché «il retail banking è un’attività locale, il credito alle Pmi è locale e anche i sistemi informatici restano frammentati». «Finché l’Europa non diventerà un vero mercato unico – conclude il francese – tali ambizioni resteranno più un’illusione che una realtà». Ma anche Mustier, nel 2018, cullò un sogno transfrontaliero per Unicredit, presto sfumato, con la sua ex banca SocGen.