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Est Europa e Berlino rischiano di far tardare il Recovery Fund

È tutto pronto per fare partire il Next Generation Eu, il piano di rilancio europeo da 750 miliardi. Eppure a Bruxelles tutti restano con il fiato sospeso: se la Commissione Ue scalpita per andare sui mercati e raccogliere i primi finanziamenti attraverso gli innovativi Eurobond da girare ai governi entro luglio, si teme che tutta l’operazione possa slittare a settembre.
Diverse le incognite. Come la Corte costituzionale tedesca. O il processo di ratifica del Recovery da parte di Paesi come Polonia, Austria, Ungheria o Romania. Per l’Italia c’è un’incognita: i tempi con i quali Bruxelles riuscirà ad esaminare il nostro piano nazionale.
Al momento hanno ratificato il piano 17 Paesi. Tra quelli che non lo hanno fatto il caso più noto è la Germania, dove la ratifica del Parlamento è stata congelata dal ricorso presso la Corte Costituzionale di Bernd Lucke, ex fondatore della Afd. Finora si temeva che l’atteso verdetto di Karlsruhe non arrivasse in tempo e costringesse tutta Europa a rimandare il Next Generation Eu. Ma in queste ore da Berlino filtra la speranza che la sentenza possa arrivare già prima della fine di aprile.
Tuttavia secondo una fonte vicina al dossier, il pronunciamento potrebbe essere diviso in due. I togati della Corte costituzionale tedesca – su modello di quanto avvenne già con l’Esm (il Meccanismo europeo di stabilità) – potrebbero concedere provvisoriamente che il presidente della Repubblica promulghi la cosiddetta “legge sui mezzi propri” che rappresenta la premessa per il via libera al Fondo di ricostruzione.
Karlsruhe rimanderebbe così la pubblicazione delle motivazioni. Che rischiano tuttavia di contenere una trappola. La Corte potrebbe limitare il via libera al periodo della pandemia: stabilire che il Next Generation e i bond per finanziarlo possano sorgere una tantum. Sarebbe un enorme macigno sulla via di uno sviluppo degli Eurobond permanenti, oltre la scadenza del Recovery, ai quali puntano Italia, Francia e Spagna sostenuti a Bruxelles dal commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni. Peraltro la pronuncia che ha congelato la ratifica è stata firmata da 5 giudici su 8: Karlsruhe si è spaccata.
Il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn, ha spiegato: «Siamo pronti a mettere in moto la macchina entro giugno e siamo fiduciosi di poter versare i primi fondi, il 13% per ogni Paese, entro luglio ». Per mantenere questa tabella di marcia è fondamentale che tutti i parlamenti nazionali si esprimano entro fine maggio. Ma preoccupa il processo di ratifica in alcuni Paesi dell’Europa orientale e anche i tempi con i quali la Commissione riuscirà ad esaminare il piano nazionale italiano per accedere ai fondi dell’Unione.
A Bruxelles si segue con una certa ansia il processo di ratifica polacco: il governo Morawiecki non ha più la maggioranza. Il partito di ultradestra del potente ministro della Giustizia/Procuratore generale Zbigniew Ziobro, “Solidarietà polacca” non lo voterà: sostiene che avvia “l’europeizzazione del debito”. Argomentazione da frugali che stride con il fatto che Varsavia sia tra i maggiori beneficiari del Fondo Ue con 23 miliardi di sussidi e 34 di prestiti. Il governo sta parlando con l’opposizione. “La sinistra” che conta su oltre 40 deputati, ha detto di sì in un primo momento, ora comincia a porre condizioni. E la tentazione di dire no per l’opposizione è enorme: se cade il Recovery, cade il governo. Ma anche l’Europa. Risultato: nessuna calendarizzazione della legge.
In Ungheria, la maggioranza del sovranista Viktor Orbàn non ha ancora fissato una data per il voto, con il Recovery che galleggia tra commissioni ministeriali e del parlamento. In Austria servono i due terzi delle Camere e l’ok era atteso per gennaio, ma alcuni media parlano di una ratifica del governo entro aprile e un via libera parlamentare entro metà maggio. Anche in Romania serve una maggioranza dei due terzi del Parlamento, che al momento il governo di centrodestra guidato da Florin Citu non è in grado di assicurare per la defezione dell’opposizione di centrosinistra del Psd, partito già in rotta con Bruxelles e con la sua famiglia politica europea, il Pse. Anche qui: seduta parlamentare cancellata: verrà convocata quando i numeri saranno certi.
Per l’Italia infine c’è un’incognita in più, tutta nazionale. Il nostro è il piano più corposo in quanto siamo il primo beneficiario del Recovery. Non a caso dal primo giorno Bruxelles ha chiesto a Roma di notificare il proprio piano quanto prima, senza aspettare la data limite del primo aprile. Proprio per avere il tempo di esaminarlo. Tuttavia, anche a causa della lentezza del precedente governo, il piano verrà inviato dall’esecutivo Draghi a ridosso della scadenza. Ambienti governativi di Roma temono perciò la Commissione Ue non riesca ad approvarlo in tempo per prendere i primi soldi a luglio. Anche se gli esperti di Paolo Gentiloni faranno di tutto per consentirlo.
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