L’industrializzazione dei processi edilizi avanza in Italia e diventa leva strategica per la rigenerazione urbana e per la programmazione di nuove case: dal social housing alle residenze per studenti, fino all’edilizia pubblica e al rinnovamento di immobili essenziali come scuole e ospedali. La sfida non è tecnologica: grazie ad aziende, progettisti e think tank che hanno trainato il comparto (Edera, impresa sociale nata dall’esperienza internazionale di EnergieSprong, ne è un esempio) i modelli costruttivi sono maturi e le realizzazioni, concentrate soprattutto nel Nord Italia, crescono.
Come emerso a Riva del Garda durante le due giornate di Rebuild – evento che per primo ha portato alle nostre latitudini il concetto dell’off-site oltre dieci anni fa – l’uso di questi “metodi moderni” consente risparmi certificati anche del 15-20% rispetto all’edilizia tradizionale. Ciò che manca, però, è una cultura progettuale e di cantiere diffusa, una strategia nazionale unitaria e una coesione più forte fra gli attori di questa nuova e promettente filiera. Proprio la frammentazione rischia di rallentare l’adozione di processi ormai imprescindibili per trasformare il settore delle costruzioni in una vera industria.
Proprio questa consapevolezza, unita alla convinzione del ruolo che l’off-site potrebbe avere nell’accelerare la riqualificazione del patrimonio esistente prevista dalla direttiva europea Epbd IV, ha spinto Enea a dare vita al progetto Officio, finanziato dal ministero dell’Ambiente nell’ambito della Ricerca di Sistema Elettrico (Ptr 2022–2024 e 2025-2027) e portato avanti dal Politecnico di Milano, l’Università Politecnica delle Marche e l’Università di Bologna con il contributo di 26 aziende e associazioni di categoria. Primo obiettivo raggiunto: fotografare lo stato dell’arte attraverso un osservatorio nazionale, i cui primi risultati saranno presentati a Roma il prossimo 25 maggio, per poi proseguire il lavoro con tavoli di confronto tematici.
Il confronto Italia-estero
Se in Germania, Svezia e Paesi Bassi più di un edificio su cinque viene già costruito con componenti prefabbricati, in Italia le aziende che usano questa tecnica sono appena 116, concentrate per quasi la metà in Lombardia e Veneto. Il mercato è ancora dominato da sistemi tradizionali. Ad esempio, nei restyling energetici, il cappotto termico tradizionale copre il 53% delle soluzioni vendute; le tecnologie off-site in acciaio, legno o miste arrivano al 34%, ma solo circa un quarto rientra nei sistemi completamente industrializzati. Tra il 2017 e il 2021 il settore è cresciuto del 50%, spinto dagli incentivi fiscali, senza però creare una filiera strutturata. Eppure i numeri sulle prestazioni sono chiari: isolare un condominio con questi sistemi riduce i consumi energetici fino al 45%, una villetta fino al 33 per cento. Uno studio parallelo ha inoltre identificato 164 varianti di materiali isolanti ricavabili da scarti industriali — lana di pecora, cellulosa, poliuretano da imballaggi — di cui almeno 20 considerate promettenti e già mature sotto il profilo tecnico e logistico: un serbatoio di economia circolare ancora quasi del tutto inutilizzato. «L’off-site riduce tempi e costi, ma viene impiegato quasi esclusivamente per le nuove costruzioni — afferma Ilaria Bertini, direttrice del Dipartimento Efficienza Energetica di Enea —. Al contrario, per il retrofit esistono poche iniziative e senza filiera, specie al Sud. Solo aggregando domanda e offerta si generano le economie di scala necessarie. Il nostro progetto punta a creare aggregazione e diffusione di know-how».
Associazione e reti
Un impegno che sul mercato vede già da anni attiva Edera, centro di innovazione promosso da Near Sgr, Fondazione Housing Sociale e Ance, che raggruppa un network di circa 100 soggetti tra aziende, progettisti, pubbliche amministrazioni ed enti di ricerca. «Grazie al nostro lavoro — chiosa Thomas Miorin, ceo e founder di Edera — sono state sviluppate e realizzate soluzioni e progetti capaci di comprimere tempi e costi degli interventi, rendendo possibile raggiungere gli obiettivi della Direttiva Case Green e del Piano Casa. Da qualche mese abbiamo dato vita a Offsite Hub, una rete di competenze consolidate per guidare la transizione sociale e ambientale delle costruzioni. Un lavoro che si raccorda con la fondazione dell’associazione IC-Europe, spazio europeo di confronto con le istituzioni impegnate a scrivere le regole del mercato continentale».
Nel frattempo, anche nuovi soggetti si affacciano. A marzo del 2026 ha preso forma l’associazione Inco, promossa da Tecnostrutture, Harpaceas e Brioschi Sviluppo Immobiliare, per spingere un modello italiano di industrializzazione edilizia attento alla sicurezza sismica. «L’Europa traccia una direzione precisa — spiega il presidente Eugenio Kannès —. Il nostro compito è fare in modo che anche l’Italia sia protagonista con una propria via peculiare, adatta alla realtà del nostro patrimonio edilizio. Tre le caratteristiche fondamentali su cui occorre lavorare: sistemi flessibili, capaci di ridurre il rischio sismico oltre che i consumi energetici, e in grado di ibridare i materiali».