La consulenza ha smesso da tempo di essere l’ultima voce da tagliare nei bilanci aziendali. E nel contempo ha finito per ritagliarsi un ruolo da vera e propria leva industriale. Un’infrastruttura invisibile, in definitiva, che accompagna le imprese nella trasformazione digitale, nella crescita commerciale, nell’organizzazione dei processi e nell’adozione dell’intelligenza artificiale. E soprattutto non riguarda più soltanto i grandi gruppi. Oggi è il cuore pulsante anche delle piccole e medie imprese italiane.
La fotografia arriva dalla nuova indagine di Assoconsult, l’associazione di Confindustria che rappresenta le società di consulenza, realizzata insieme a Buono & Partners e presentata a Roma in occasione degli Stati Generali del Management Consulting.
Il dato che colpisce di più è la diffusione del fenomeno: il 96,9% delle aziende intervistate acquista servizi professionali e di consulenza. In altre parole, nove imprese su dieci hanno ormai incorporato competenze esterne nella propria catena del valore. Non un ricorso occasionale, quindi, ma una pratica strutturale.
Lo studio, condotto su oltre 750 imprese con fatturato fino a 100 milioni di euro, racconta un mercato policentrico. Le aziende non cercano una singola soluzione, ma costruiscono un portafoglio di interventi. Amministrazione e controllo di gestione coinvolgono il 31% del campione, seguiti da Ict e trasformazione digitale (30,2%), marketing e sviluppo commerciale (29,7%), risorse umane e change management (29,6%), intelligenza artificiale, dati e automazione (29%), certificazioni e qualità (27,9%) e strategia (27,2%).
La spesa mediana annua si attesta a 37.500 euro, ma la media supera i 103mila euro, segnale di un mercato molto diversificato, dove convivono piccoli interventi specialistici e programmi di trasformazione più complessi.
Cambia anche la geografia delle priorità. Se oggi marketing e digitalizzazione assorbono le quote di budget più consistenti, nel 2026 sarà l’intelligenza artificiale a guidare la domanda: il 39,7% delle imprese la individua come principale area di investimento.
A fare la differenza, però, non sarà soltanto la tecnologia. Le aziende cercano soprattutto competenze. Il 59,1% sceglie il proprio consulente sulla base della specializzazione, davanti alla conoscenza del settore e alla relazione fiduciaria.
«Nei miei quattro anni di presidenza, ho voluto fortemente questa indagine, per comprendere in maniera più puntuale il perimetro delle attività che le imprese riconoscono come servizi di consulenza. Oggi il settore del management consulting ha superato i 30 miliardi di euro come volume d’affari», sottolinea Luigi Riva, presidente uscente di Assoconsult. Il quale aggiunge: «Questi numeri confermano come la consulenza sia ormai percepita dalle imprese non come un costo accessorio, ma come un investimento strategico». Un cambio di paradigma che, secondo Riva, rende la consulenza una «vera e propria partnership per lo sviluppo delle imprese e del sistema Paese».
La presentazione della ricerca è coincisa anche con un passaggio di testimone ai vertici dell’associazione. A raccogliere l’eredità di Riva è Alberto Antonietti, managing director di Accenture e responsabile Growth & Strategy per Italia, Grecia e Israele.
Con oltre trent’anni di esperienza nella consulenza strategica, una lunga specializzazione nei servizi finanziari e un passato da amministratore locale in Valsesia, Antonietti si troverà a guidare un settore da oltre 30 miliardi di fatturato e più di 200mila addetti. Una filiera che, numeri alla mano, non si limita più a consigliare le imprese, ma che è pronta a contribuire a disegnarne il futuro.