È andata meglio del previsto. Tanto che la stessa Unicredit parla di «Un risultato ben oltre le aspettative iniziali». Ieri infatti i risultati dell’Ops lanciata a maggio su Commerzbank — e chiusa venerdì scorso dopo i nuovi tempi supplementari dal 20 giugno al 3 luglio — hanno certificato un 17,60% di adesioni, spinte dalla fiammata del titolo di Piazza Gae Aulenti, che venerdì è arrivato a toccare gli 81,96 euro, rendendo quindi più conveniente conferire titoli Commerz grazie al premio del 5,38%. L’offerta di scambio offriva infatti 0,485 titoli Unicredit per ogni azione Commerzbank.
Con il 26,77% in azioni già in possesso, ora la banca guidata da Andrea Orcel si piazza al 44,37% della preda tedesca, ma la corsa non finisce qui. Unicredit detiene ancora strumenti finanziari pari al 3,22% e convertibili in titoli che la innalzerebbero al 47,59% (49,65% dei diritti di voto). Nel caso Commerz, in seguito al suo recente programma di riacquisto di azioni proprie, dovesse ritirare le proprie azioni, la quota sfiorerebbe il 50%, al 49,65%. Non bastasse, ci sarebbero poi ulteriori derivati, scesi a giugno all’11,48%, che, se trasformati, proietterebbero Unicredit al 51,13% quindi al controllo dell’assemblea.
I conti sono estenuanti, ma premiano la paziente strategia di Orcel. La sua banca ora festeggia «un ulteriore passo avanti nell’attuazione dell’investimento strategico di Unicredit in Commerzbank» e «continuerà a ricercare un dialogo costruttivo con tutte le parti interessate, proseguendo al contempo i necessari iter regolamentari e autorizzativi connessi al proprio investimento». Al solito, a ogni avanzamento della scalata italiana corrisponde una reazione avversa in terra germanica. «L’approccio aggressivo e ostile di Unicredit rimane, dal punto di vista del governo federale, inaccettabile», ha tuonato in una nota un portavoce del ministero delle Finanze. Dall’istituto sul Meno invece sono arrivate parole meno ostili. «Come già affermato in precedenza, il consiglio di sorveglianza e il consiglio di amministrazione della Commerzbank rimangono disponibili a un dialogo costruttivo con Unicredit. La situazione non è cambiata», ribadisce Commerz, che ha poi sottolineato come l’adesione all’Ops da parte degli investitori istituzionali e retail sia inferiore al 2%. I vertici della banca hanno poi avvertito: «Realizzare le sinergie derivanti da un’aggregazione in misura significativa ed entro un lasso di tempo ragionevole è realistico solo attraverso una soluzione consensuale che coinvolga la direzione della banca, i dipendenti e i loro rappresentanti, nonché il governo federale tedesco in qualità di secondo maggiore azionista (che esprime 2 consiglieri, ndr)». È infatti sul 12,7% in mano a Berlino che adesso si dovranno concentrare le attenzioni di Orcel, ne sono convinti anche molti analisti. Serviranno abile diplomazia e denaro. Portare a casa quella partecipazione, significherebbe raggiungere il 63% di Commerz, sufficiente per ottenere una maggioranza di tre quarti all’assemblea straordinaria e imporre così la fusione, però non prima del 2029. Prima occorre l’ok Bce, atteso entro settembre, per superare il 30% del capitale e poi le altre autorizzazioni previste. Una volta ottenute, Unicredit avrà il pieno controllo della propria quota, potrà consolidare la sua posizione e mettere in moto anche il piano «Unlocked» per Commerz. C’è poi la governance: l’attuale consiglio di sorveglianza scade con la primavera del prossimo anno. Unicredit con la maggioranza in assise potrebbe nominare 10 consiglieri più il presidente su 20 e così cambiare il cda.