Dato che la legge tedesca consente a chi è sotto Ops di identificare i soci aderenti, ma non a chi l’offerta l’ha lanciata, Commerz ha sostanziato le accuse. Quelle per cui il 7,58% consegnato finora non è dei fondi, convinti dell’operazione, ma di un pugno di operatori controparti dei derivati sul 16,4% con cui Andrea Orcel è già al 50,7% virtuale. I congiurati sono Verto Capital (2.36%), Nomura (2%), Euroclear Bank (1,53%), Bank of Nova Scotia (0,89%), Mufg (0,35%), Bbva
(0,35%), Nbc (0,27%). Unicredit non ha commentato, ma martedi definiva «insinuazioni prive di basi fattuali» la denuncia a Bafin sull’azione di concerto. Se con una mano accusa, con l’altra l’ad Bettina Orlopp prepara il tavolo negoziale. Ospite di Goldman Sachs, ieri ha ripetuto «i prerequisiti» perché il dialogo con Andrea Orcel riparta in modo «amichevole». Uno, «vogliamo un premio adeguato per i nostri soci perché l’Ops non lo include, anzi, ora è a sconto». In Borsa lo sconto sul concambio è il 2%: e al lancio il premio era il 4%. Per Orcel non è poco, dato che da 21 mesi Commerz corre più del settore grazie alla scalata di Unicredit. C’è tempo fino al 16 giugno per un ritocco dell’Ops. Seconda richiesta di Orlopp: «Crediamo ci sia molto valore nel nostro modello di business, non siamo una banca che ha bisogno di essere ristrutturata. Se si è intelligenti si può sfruttarlo anche in un polo combinato». Orcel nel suo
piano ha previsto per Commerz un rientro nei confini, e un futuro da banca regionale, forte nelle Pmi tedesche e in Polonia. Orlopp ieri ha dato, anche, un terzo input: «Non si dimentichi che, con una fusione, il primo mercato sarà la Germania. Gli stakeholder tedeschi riflettano, affinché ciò si specchi nella governance». Ecco il busillis più politico, e delicato: ma non con Orlopp dovrà parlarne Orcel, bensì con il governo tedesco, peraltro ancora socio al 10% nella
banca.