27.10.2026

Caso Ilva, la Procurachiede i domiciliari per l’ex ad Morselli

  • Il Corriere della Sera

Massimizzare i profitti e la produzione a scapito della tutela ambientale. È l’ipotesi accusatoria, relativa all’attività dell’ex Ilva, che ha portato alla richiesta della Procura di Taranto di arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex amministratrice delegata di Acciaierie d’Italia, Alessandro Labile, ex direttore dell’Area Ambiente del siderurgico di Taranto, e Francesco Astorri, responsabile Ispra per la valutazione e i controlli degli impianti di interesse strategico nazionale, come l’ex Ilva di Taranto. L’inchiesta, iniziata nel 2022 e condotta dai pm Mariano Buccoliero, Francesco Ciardo, ora alla Procura di Lecce, e Francesco Sansobrino, ipotizza reati che vanno dal disastro ambientale alla truffa sulle quote CO2, fino all’associazione per delinquere e alla corruzione. Nel decreto di fissazione (per il 3 novembre) degli interrogatori preventivi il gip Francesco Maccagnano ricostruisce le contestazioni rivolte agli indagati. Ecco come funzionava il sistema: secondo l’imputazione Astorri, in qualità di responsabile del gruppo ispettivo Ispra incaricato dei controlli sul rispetto dell’Aia, avrebbe accettato da Morselli e Labile la promessa di un incarico dirigenziale nell’ente pubblico per aver omesso più atti del suo ufficio nell’ambito dei controlli sul rispetto delle condizioni previste dall’Aia nel siderurgico. In una circostanza — secondo l’accusa — avrebbe anche dichiarato il falso omettendo di attestare dichiarazioni ricevute nel corso della sua attività. Morselli e Labile, in base al capo d’imputazione, avrebbero segnalato il nome di Astorri per la promozione al ministero dell’Ambiente, che esercita poteri di vigilanza e controllo sull’Ispra. Astorri, Morselli e Labile e altri tre rispondono inoltre di inquinamento e disastro ambientale, rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e falsi. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero provocato «l’inquinamento dell’aria del quartiere Tamburi con aumenti significativi e progressivi di benzene prodotti dalle emissioni dello stabilimento» e il conseguente disastro ambientale. Contestate anche omissioni nelle manutenzioni degli impianti, riparazioni con ricambi inadeguati e la dismissione di sistemi destinati a prevenire emissioni nocive e rischi per i lavoratori.

Complessivamente sono indagate 28 persone e 5 società: in 8 rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. Tra gli 8 accusati di reato associativo ci sono anche Aditya Mittal in qualità di ad di ArcelorMittal (all’epoca socio di maggioranza di Acciaierie d’Italia) e Franco Bernabè, ex presidente di Acciaierie d’Italia, che risponde dell’ipotesi di truffa in relazione alle quote di CO2. In una nota, Bernabè precisa che la questione relativa al recuperare delle quote CO2 è «precedente all’insediamento» del suo cda. Nel complesso la Procura di Taranto ha chiesto misure interdittive per 10 persone, tra manager e altri responsabili. Morselli, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe «ispirato, promosso, sovrainteso e diretto ogni fase delle condotte criminose del sodalizio». Di tutt’altro avviso la difesa dell’ex ad, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Iannaccone: «Sono convinto dell’assoluta innocenza della mia assistita che ha sempre agito rispettando tutte le regole. Sono altresì convinto di poter chiarire nel contraddittorio attraverso un sereno confronto con la magistratura inquirente e con il giudice, la trasparenza e correttezza del suo operato». Le richieste cautelari adesso dovranno essere valutate dal gip.

Le ipotesi dei pm

Per alcuni imputati le accuse di atti omessi e le nomine suggerite al ministero dell’Ambiente

Sul fronte aziendale — in attesa della decisione della Corte di Cassazione sulla chiusura dell’area a caldo — oggi è previsto il vertice con i sindacati a Palazzo Chigi.