Il rilancio delle politiche abitative nazionali punta tutto sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico attualmente non utilizzato per contrastare l’emergenza abitativa e favorire la rigenerazione urbana. La strategia si focalizza sullo sblocco dei beni appartenenti a Regioni ed enti locali che potranno ora essere ceduti per finalità sociali con procedure semplificate e tramite la vendita a trattativa privata. In parallelo viene istituito un nuovo strumento finanziario denominato “Patrimonio Casa” che sarà gestito da Cassa Depositi e Prestiti con una dotazione potenziale di oltre 1 miliardo di euro derivanti dalla rimodulazione dei fondi Pnrr precedentemente assegnati al comparto ferroviario.
Sono queste le principali novità contenute negli emendamenti presentati dai relatori (Dario Iaia-Fdi, Erica Mazzetti-Fi, ed Elisa Montemagni-Lega) al decreto-legge n. 66/2026 (c.d. Piano Casa) attualmente in discussione presso la Commissione Ambiente della Camera. Il provvedimento dovrà essere convertito entro il 6 luglio.
Gli immobili degli enti locali. La ratio è quella di incrementare l’offerta di alloggi sociali a prezzi accessibili e contenere il consumo di suolo. La norma estende ai beni delle Regioni e degli enti locali la disciplina delle dismissioni che fino ad oggi era applicata in via prevalente agli immobili dello Stato. In particolare, gli immobili delle pubbliche amministrazioni che risultino non utilizzati, non redditizi o sottoutilizzati potranno essere ceduti anche separatamente tramite l’Agenzia del Demanio per essere destinati a progetti di edilizia sociale. Finora, la disciplina delle dismissioni tramite trattativa privata (ex art. 11-quinquies del DL 203/2005) è stata applicata quasi esclusivamente agli immobili statali, limitando la capacità degli enti territoriali di attivare il proprio patrimonio per finalità sociali, se non in operazioni congiunte con lo Stato.
Semplificazioni. Per accelerare il recupero degli immobili ceduti l’emendamento introduce un robusto pacchetto di semplificazioni procedurali e incentivi volumetrici. In primis, gli interventi di edilizia residenziale sociale potranno essere realizzati mediante segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) in luogo dei titoli edilizi ordinari e beneficeranno della possibilità di incrementare la volumetria esistente fino al 20%. Le procedure saranno ulteriormente velocizzate attraverso il ricorso alla conferenza di servizi semplificata che coinvolgerà tutte le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistica e della salute. Viene inoltre previsto l’utilizzo di accordi di programma per facilitare la regolarizzazione urbanistica ed edilizia degli immobili conferiti dai Comuni e dalle altre amministrazioni territoriali.
Il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti A sostenere questo processo interviene un altro emendamento, che autorizza Cassa Depositi e Prestiti (CDP) a costituire un patrimonio ad hoc, denominato “Patrimonio casa”. Lo strumento opererà attraverso la sottoscrizione di quote di fondi immobiliari, come il Fondo Nazionale dell’Abitare gestito da CDP Real Asset Sgr, per finanziare interventi di edilizia sociale e convenzionata. Le risorse, pari a circa 1,2 miliardi di euro, derivano dal Pnrr, trattandosi di fondi originariamente assegnati alla società Rosco per l’acquisto di treni e ora dirottati sull’emergenza abitativa per garantirne l’impiego entro le scadenze europee. In attesa del via libera di Bruxelles alla rimodulazione, il Mit è già autorizzato a trasferire a CDP 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 come dotazione iniziale.