Banco Bpm, i fondi per la lista cda In assemblea atteso il 70% dei sociAl.G.
La partecipazione degli azionisti all’assemblea per il rinnovo del board di BancoBpm del 16 aprile si preannuncia affollata e dovrebbe superare, stando a fonti finanziarie, il 70% del capitale. Arrivando forse anche a sfiorare quota 75%.
Se così sarà, la lista di continuità al vertice presentata dal cda uscente potrebbe incassare il consenso del 40% circa del capitale e doppiare quella di minoranza proposta da Credit Agricole (che ha poco più del 20% ma potrebbe coagulare altri azionisti francesi entrati nel capitale negli ultimi mesi) e superare ampiamente anche quella di Assogestioni che è stimata a cavallo del 10%.
A sostenere la lista del cda, che ripropone Massimo Tononi alla presidenza e Giuseppe Castagna come amministratore delegato, saranno gli azionisti italiani legati da un patto di consultazione che ha poco meno del 6% del capitale e che comprende quattro Fondazioni bancarie (Lucca, Carpi, Alessandria e Reggio Emilia) e tre Casse previdenziali (Enpam, Inarcassa e Cassa Forense). La parte più consistente dei voti a favore della lista del cda arriverà però dalla vasta platea degli investitori istituzionali esteri che tradizionalmente seguono le indicazioni fornite dai proxy advisor. Nel caso dell’assemblea di BancoBpm di giovedi prossimo, sia Iss che Glass Lewis hanno suggerito di votare a favore della lista del cda sostenendo la linea della continuità gestionale. Una gestione che ha portato il gruppo a chiudere il bilancio del 2025 con un utile netto di 2,08 miliardi di euro, superiore alla guidance e già vicino al target di 2,15 miliardi che il piano prevedeva di raggiungere nel 2027. Ad aver soddisfatto gli investitori è stata anche la performance di Borsa (+55% negli ultimi 12 mesi), che ha portato la capitalizzazione di mercato a 19 miliardi di euro. L’apprezzamento dei fondi esteri per la strategia attuata dal vertice di BancoBpm, peraltro, si era già manifestata poco più di un anno fa in occasione dell’assemblea finalizzata all’Opa su Anima Sgr, che era stata approvata dal 97,64% del capitale presente.
Se la vittoria della lista del cda pare dunque scontata, resta da vedere quanti saranno i consiglieri di maggioranza eletti. Il cui numero dipende dai posti che si aggiudicheranno le due liste di minoranza presentate da Credit Agricole e Assogestioni. Secondo lo statuto di BancoBpm, alle prime due liste di minoranza saranno assegnati tre seggi nel caso che i voti ottenuti in assemblea siano inferiori al 20%. La rappresentanza sale fino a 6 seggi nel caso in cui i voti superino il 50%. L’ipotesi più probabile, stando alle attese sull’affluenza e dopo le indicazioni dei proxy, è che le due liste di minoranza ottengano 5 consiglieri. Quota che verrebbe assegnata nel caso in cui i voti ottenuti in assemblea siano compresi tra il 20 e il 35% del capitale presente all’assise. In tal caso, alla lista di maggioranza del cda sarebbero assegnati 10 dei 15 seggi del board.
Ma quali saranno i nominativi degli eletti? Qui entra in ballo la seconda votazione, introdotta dalla nuova Legge Capitali, a cui parteciperanno tutti gli azionisti. Anche quelli che al primo turno hanno votato per le liste di minoranza.
Se Tononi e Castagna sono certi della nomina, grazie al voto del patto, dei fondi e anche dell’Agricole, il resto della composizione del consiglio è più esposto alla “lotteria” della votazione sui singoli nomi. Ad esempio, il proxy Iss ha suggerito di votare contro la riconferma di due consiglieri uscenti: Maurizio Comoli e Alberto Oliveti. Glass Lewiss invece non ha posto veti. E’ dunque da verificare come voteranno i fondi esteri, che hanno ricevuto due diverse indicazioni.
Incerto è anche il voto degli investitori istituzionali che al primo turno avranno sostenuto la lista di Assogestioni.
Tra di essi è particolarmente attesa la scelta di voto che farà il finanziere Davide Leone, che in passato ha talvolta criticato la composizione del board di BancoBpm. La prima incertezza riguarda l’entità della quota con cui Leone si presenterà in assemblea. Le ultime comunicazioni alla Consob lo danno attorno al 2,7%. Ma nel corso del tempo la sua partecipazione è stata più volte modificata, anche con l’utilizzo di strumenti derivati, arrivando pure in zona 10%. Un’incognita in più in un voto, quello sui singoli consiglieri, che può riservare sorprese.