L’esposizione diretta delle grandi banche europee ai fondi di private debt ha superato i 100 miliardi di euro. Più in dettaglio, secondo un’analisi effettuata da S&P Global Ratings dopo l’annuncio dei conti del primo trimestre del 2026 approvati pochi giorni fa, l’esposizione aggregata delle maggiori banche del continente era di 108 miliardi di euro. Livello che arriva a sfiorare i 120 miliardi considerando che due istituti hanno dichiarato di avere impegni, non ancora “tirati”, per altri 11 miliardi. L’esposizione complessiva, sottolinenano da S&P, è sostanzialmente in linea con le recenti stime del Financial Stability Board che indicava in 130 miliardi di euro gli impegni aggregati verso il mondo del private credit da parte delle banche dell’Eurozona e del Regno Unito.
I gruppi bancari più esposti, tra cui non figura alcun operatore italiano, secondo l’analisi di S&P risultano essere 7: Deutsche Bank (25,9 miliardi), Bnp Paribas (22), Barclays e Hsbc (16), Societe Generale (14), Santander (11), Credit Agricole (2,9). A questi 108 miliardi di esposizione diretta si aggiungono, come detto, altri 11 miliardi di impegni che fanno capo a Hsbc e Barclays rispettivamente per 6 e 5 miliardi.
Pur essendo rilevante in valore assoluto, a giudizio di S&P, l’esposizione delle banche europee al traballante mondo del private credit non desta preoccupazioni di carattere sistemico poiché l’ammontare è pari solo al 2% del totale dei crediti erogati dalle banche in questione. E tuttavia il fenomeno è da monitorare nelle sue evoluzioni dato che, sempre secondo S&P, i rischi sono in aumento dopo la recente crescita dei volumi di questa tipologia di crediti che, in particolare, sono concentrati nel comparto delle società di software che stanno subendo l’effetto “disruption” dell’intelligenza artificiale.
A livello complessivo, e dunque considerando non solo le banche, negli ultimi anni il private credit è cresciuto rapidamente in Europa fino a raggiungere un ammontare di asset in gestione di 500 miliardi a fine 2025 (erano solo 300 miliardi nel 2020). A preoccupare, come detto, sono soprattutto i rischi derivanti dall’esposizione alle software companies. A livello globale, secondo le recenti stime della Bank for International Settlements (Bis), i prestiti concessi dai fondi di private credit al settore in crisi sono aumentati dagli 8 miliardi del 2015 ai 500 miliardi di fine 2025. Un livello che è pari al 19% del totale dei prestiti erogato dai fondi.
Pur ribadendo di non prevedere rischi di tipo sistemico, S&P ritiene che la concentrazione dei finanziamenti verso società del software «possano determinare un progressivo deterioramento dei portafogli creditizi dei fondi di private credit, inducendo le banche a ridurre l’ulteriore erogazione di finanziamenti ai fondi e, potenzialmente, ad aumentare gli accantonamenti su crediti».
Pur senza essere collegate al settore software, le prime sorprese negative per le banche derivanti dall’esposizione al private credit sono già emerse nel primo trimestre quando il collasso negli Uk di Market Finacial Solutions, avvenuto in un contesto di malversazioni oggetto di inchiesta, ha costretto a pesanti rettifiche su crediti sia Hsbc (400 milioni di sterline) che Barclays (228 milioni).
Malgrado le problematiche emerse recentemente, i fondi di private credit continuano a registrare un aumento della raccolta a livello globale. Secondo un report diffuso ieri da Moody’s, gli asset del comparto potrebbero raggiungere i 4 trilioni di dollari entro il 2030 in un mercato che sta facendo registrare trend diversi nelle varie aree del mondo. Se in Europa il fenomeno potrebbe ridimensionarsi a causa del rallentamento dei prestiti bancari, anche a seguito dei fari accesi dalla Vigilanza Bce, negli Usa è invece previsto un ulteriore aumento seguendo però un trend diverso da quanto visto finora: la scala dimensionale dei prestiti è destinata a crescere e a riguardare crediti a più alta leva a società collegate all’intelligenza artificiale.