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Avvocati stabiliti, arriva la stretta

Professione forense a maglie strette. Il ministero della Giustizia fa chiarezza sulle regole per gli avvocati stabiliti, vale a dire coloro che diventano avocat in Romania e abogado in Spagna, per poi esercitare in Italia senza dover sostenere la prova di abilitazione nel nostro Paese. La nota di Via Arenula al Consiglio nazionale forense fornisce le informazioni necessarie per garantire l’uniformità nel riconoscimento dei titoli stranieri da parte di tutti i Consigli dell’Ordine: a Bucarest è solo l’Unbr, Uniunea Nationala a Barourilor din Romania, l’autorità competente riconosciuta dall’Unione europea cui rivolgersi per verificare la validità del titolo di avocat acquisito in Romania (cfr. il documento in allegato). Non vale invece l’attività compiuta dalla Unbr Bota, una struttura dal nome simile che crea confusione ma non è ritenuta organismo competente dall’Imi, internal market information system, il sistema di cooperazione tra autorità degli Stati membri dell’Unione europea. Quanto all’abogado, la certificazione formale relativa a un master e a un esame di Stato in Spagna – spiega il dipartimento per gli Affari di giustizia – «in diversi casi» non è stata riconosciuta in Italia: si consiglia agli interessati di documentare o, in un primo momento, almeno di autocertificare in modo dettagliato l’intero percorso effettuato per conseguire la qualifica iberica.

Ente fantasma. Sono state le Sezioni unite civili della Cassazione a chiarire che l’iscrizione all’albo forense non si consolida col tempo ma è sempre subordinata a una verifica: cioè che i requisiti esistano dall’origine e persistano. E dunque non si può apporre un termine per consolidare una situazione giuridica sorta in modo illegittimo. Non conta, poi, la pratica triennale svolta in Italia perché la direttiva 98/57Ce dispensa dalla prova attitudinale nel nostro Paese soltanto chi è abilitato in modo regolare in un altro Stato Ue, scrive l’ufficio Ordini professionali di Via Arenula, rispondendo al quesito di un Coa su come regolarsi su oltre centottanta qualifiche acquisite all’estero. La stessa Corte di Giustizia europea evidenzia che le attività compiute dall’Unbr Bota costituiscono esercizio abusivo della professione di avvocato secondo il codice penale romeno: lo ha stabilito la Cassazione locale. La conferma arriva dalle autorità di Bucarest il 18 maggio scorso: qualsiasi membro dell’ente parallelo che sostenga di essere un avvocato rischia un procedimento penale. Anche le Sezioni unite nostrane hanno confermato la cancellazione dall’albo di chi è diventato avocat in Romania con la “struttura Bota”. Per evitare brutte sorprese si può consultare il database europeo delle professioni regolamentate in cui sono indicate le autorità competenti in ciascuno Stato.

Forma e sostanza. In Spagna, invece, dopo la legge 34/2006 i laureati devono frequentare un master e superare un esente di Stato per diventare abogado. E può evitare l’uno e l’altro soltanto chi ha presentato la richiesta di omologazione del titolo italiano in giurisprudenza entro il 31 ottobre 2011, mentre la mera iscrizione a un colegio de abogados non garantisce che la qualifica sia idonea a essere oggetto di applicazione di una direttiva europea. Il mero dato amministrativo dell’iscrizione al colegio non basta, ha stabilito il Tar Lazio. Conta invece la sostanza: sono le stesse autorità spagnole, interpellate mediante il sistema Imi, a spiegare che è irregolare l’iscrizione di chi non possiede i requisiti indispensabili per l’esercizio della professione forense nel Regno. E attenzione: ci sono modalità seguite per ottenere la qualifica di abogado che non sono state riconosciute in Italia nonostante il certificato di master ed esame di Stato: «Anche laddove tali percorsi vengono indicati – avverte la direzione di Via Arenula – risulta poi opportuno effettuare ulteriori approfondimenti». Il ministero della Giustizia chiede al Consiglio nazionale forense di diffondere ai Consigli dell’Ordine territoriali tutte le notizie fornite.

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