Una radicata specializzazione produttiva e al contempo anche un grande mercato. Che incomincia a fare gola ai giganti del settore, occidentali e asiatici. Se infatti l’industria mondiale dell’ascensoristica è in forte espansione, con un valore stimato superiore ai 136 miliardi di dollari e un tasso di crescita del 5-6% previsto fino al 2031, accanto ai big player globali come Otis, Schindler, Kone e Tk Elevator, da almeno sessant’anni si è sviluppato un know how tutto italiano che ha saputo ritagliarsi il proprio spazio nelle nicchie di prodotto fuori standard e nella manutenzione dell’esistente. E che ora è entrato nel mirino dell’M&A.
Un comparto, questo, che lo scorso anno ha superato i 2,5 miliardi di fatturato per 2.600 imprese, fra costruttori, impiantisti e fornitori di componentistica, e un totale di 16 mila occupati. D’altronde l’Italia è il secondo Paese al mondo (dietro solo alla Cina) per numero di impianti in rapporto alla popolazione, con quasi un milione di ascensori installati e circa 100 milioni di corse giornaliere.L’evoluzione possibile
Arriva al punto Piero Mosanghini, presidente di Anacam, la principale associazione di categoria con oltre 500 imprese associate: «Il settore non sta semplicemente evolvendo, sta proprio cambiando linguaggio. Un mutamento che è allo stesso tempo tecnologico, normativo, organizzativo e perfino culturale. L’IoT applicato agli ascensori non è più solo una questione di connettività, ma anche di capacità di trasformare l’impianto in una piattaforma intelligente capace di generare dati, anticipare guasti e ridefinire il rapporto tra manutentore e macchina. Le nostre aziende sono chiamate a rinnovarsi». Il che significa investire in hardware ma anche in formazione .
Con circa un milione di ascensori installati, il parco impianti italiano non è solo il più vasto d’Europa, ma è anche quello tra quelli più longevi. Infatti, oltre la metà degli ascensori in funzione nel nostro Paese ha più di 30 anni e circa il 60% non è dotato di tecnologie atte a garantire un maggiore livello di sicurezza per addetti e utenti, così come non soddisfano adeguati standard di accessibilità. La sfida allora è chiara: come difendere dalla concorrenza straniera un comparto eterogeneo, evidentemente sottodimensionato, che finora ha presidiato un mercato importante come quello italiano (ora da modernizzare)?
Alessandro Ceriani, docente all’Università Cattolica in materie economiche e d’impresa Business Plan Analysis, spiega: «Queste imprese si trovano strette fra tre fenomeni: da un lato, le multinazionali occidentali, che già presidiano il mercato del nuovo, stanno accelerando i piani di sviluppo per linee esterne facendo leva sull’offerta di tecnologia a prezzi concorrenziali; dall’altro l’industria ascensoristica cinese che, rimasta orfana della grande domanda immobiliare interna degli scorsi anni, si sta rivolgendo all’estero; infine gli spagnoli, che prima di noi hanno compreso come l’unica strada per rispondere a queste due spinte sia l’aggregazione e l’esplorazione di mercati vicini come, appunto, l’Italia».
Seppur storicamente buona parte delle imprese nazionali sia radicata al Nord, una prima risposta a questo triplice attacco sta arrivando dal Mezzogiorno. In particolare dalla Puglia, dove attorno all’area industriale di Corato, 46 mila abitanti in provincia di Bari, si sta sviluppando una vera e propria «elevator valley». A fare la traccia sono due medie imprese della zona, le quali hanno saputo internazionalizzarsi e, nel tempo, hanno fatto crescere una filiera della componentistica e della fornitura di servizi accessori: scale mobili, carri ponte, piattaforme elevatrici, motoscale e porta carrozzine. E poi la nicchia del lusso per i privati, la nautica e l’hotellerie, fatto di forme taylormade, di vetro e acciaio, di design.
Si tratta della Cma Lifts, fondata nel 2001, che impiega 145 dipendenti diretti e fattura 42 milioni di euro per un utile netto che lo scorso anno ha sfiorato i 5 milioni e, a poche centinaia di metri di distanza, della Tekno Sms, fondata nel 2009, 75 dipendenti per 25 milioni di ricavi di cui un quarto all’estero e un utile che nel 2025 ha superato i 3 milioni.
Racconta Luigi Scicioli, fondatore con Aldo Scaringella e Michele Mastropasqua di Tekno Sms: «Nonostante le difficoltà macroeconomiche legate alla fine dei bonus edilizi e all’arrivo di nuovi competitor stranieri, lo scorso anno abbiamo realizzato oltre duemila impianti e quest’anno stiamo registrando una crescita del 5% sul 2025. Lo dobbiamo alla scelta strategica di esserci focalizzati su prodotti personalizzati e fuori standard, sull’aftermarket e sulle ristrutturazioni, commesse che le multinazionali non sono in grado di realizzare con offerte competitive». Al meno per ora. Ecco perché l’imperativo oggi è crescere ma anche aggregarsi. Partendo, questa volta, dal Sud.