Più Europa, l’impegno per la sicurezza, l’innovazione e la legalità, l’importanza delle relazioni sindacali. Ma il cuore della relazione di Antonio Patuelli, che ieri mattina all’Auditorium della Tecnica ha ricevuto per acclamazione il settimo mandato alla guida dell’Abi, è la rivendicazione del ruolo delle banche, non solo nell’ambito dell’economia, ma per il Paese nel suo complesso. «Le banche in Italia – ha detto – fanno più della loro parte, per senso di responsabilità, per la lotta costante a ogni forma di illegalità, per gli interventi di solidarietà a famiglie e imprese innanzitutto per le calamità naturali, per il sostegno diretto e indiretto alle esigenze sociali e con livelli di tassazione superiori a quelli dovuti per l’articolo 53 della Costituzione».
Parole che sembrano trovare un’eco nell’intervento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a chiusura dell’assemblea: «Forti della rinnovata solidità, le banche possono e debbono contribuire a portare l’economia italiana, nel quadro dell’integrazione europea del mercato dei capitali, su un livello più sostenuto di crescita». Dal ministro sono arrivati ampi riconoscimenti sulla salute delle banche: «Oggi la patrimonializzazione è solida, ben al di sopra dei minimi regolamentari e superiore alla media europea». Aspetto che è emerso anche dalla relazione di Patuelli: «Le banche hanno affrontato ogni tipo di crisi, hanno applicato in Italia tante riforme e fatto in questi anni continui, ingenti rafforzamenti di capitale e riorganizzazioni più che in altre parti d’Europa, con il costruttivo ruolo dei sindacati dei
bancari». Risultati che Giorgetti non disconosce, anzi elogia, rilevando però che «le banche italiane sono oggi tra le più solide e redditizie in Europa anche perché il loro Paese sta rimettendo i conti in ordine».
In tema di credito, Patuelli ha osservato come «le incertezze prospettiche geopolitiche scoraggiano gli investimenti e le domande di prestiti». Ma ha poi aggiunto che «in Italia, a cominciare dal Mezzogiorno, crescono da mesi i prestiti bancari a famiglie e imprese», anche se «vi è più offerta che domanda di prestiti», per via della congiuntura complessa. Mentre Giorgetti, pur riconoscendo i segnali positivi, ha stigmatizzato la tendenza a «limitare il credito alla parte più ampia del nostro sistema produttivo», e cioè alle Pmi.
Sintonia sul ruolo dell’Europa: se Patuelli aveva sottolineato l’urgenza del completamento dell’Unione europea dei risparmi e gli investimenti, anche per indirizzare maggiormente il risparmio verso gli investimenti produttivi, Giorgetti ha plaudito all’arrivo dell’euro digitale, definendolo «un pilastro concreto e realistico dell’autonomia strategica europea». A conclusione del suo intervento, il ministro ha auspicato «che questa sia l’ultima assemblea dell’Abi in cui il governo è socio di alcuni importanti istituti bancari, giacché considero che il ruolo che l’azionista pubblico ha svolto si sia esaurito».
16.07.2026
Abi, confermato Patuelli “Le nostre banche fanno più del dovuto”
- La Repubblica