08.05.2026 Icon

Semplificazione e Tutela: L’Accordo UE sul Digital Omnibus per l’IA

Ridurre gli oneri per le imprese senza arretrare sul terreno della tutela dei diritti fondamentali: è questo l’obiettivo del nuovo accordo politico raggiunto tra Parlamento europeo e Consiglio UE sul cosiddetto “Digital Omnibus” in materia di intelligenza artificiale.

La riforma interviene direttamente sull’attuazione dell’AI Act, introducendo un calendario applicativo più graduale, regole semplificate per le imprese e nuovi divieti mirati contro applicazioni considerate particolarmente invasive, come le app di “nudification”.

Il compromesso europeo punta così a bilanciare competitività, innovazione e sicurezza, in un momento in cui la regolazione dell’AI rappresenta uno dei principali terreni di confronto tra ordinamenti.

Un pacchetto normativo pensato per alleggerire l’AI Act

Con l’espressione “Digital Omnibus” si indica un pacchetto normativo volto a modificare e coordinare più discipline europee in ambito digitale attraverso un unico intervento legislativo.

Nel caso dell’intelligenza artificiale, la Commissione europea ha presentato il progetto nel novembre 2025 con una finalità dichiarata: semplificare l’applicazione dell’AI Act senza ridurne il livello di protezione.

La logica è quella già utilizzata in altri settori del diritto UE: evitare sovrapposizioni normative, chiarire i rapporti tra regolamenti diversi e ridurre gli adempimenti burocratici, soprattutto per PMI e operatori innovativi. Non a caso, il nuovo accordo chiarisce il coordinamento tra AI Act e normativa europea sulla sicurezza dei prodotti, con particolare riferimento al Machinery Regulation, così da evitare duplicazioni tra controlli settoriali e verifiche relative ai sistemi di AI.

Tempistiche più graduali per i sistemi ad alto rischio

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il nuovo calendario di applicazione delle regole sui sistemi di AI ad alto rischio. L’accordo introduce infatti una scansione temporale differenziata, destinata a consentire alle imprese di adeguarsi progressivamente e alle autorità di predisporre standard tecnici e strumenti di compliance.

Le regole relative ai sistemi impiegati in ambiti particolarmente sensibili, quali biometria, infrastrutture critiche, istruzione, occupazione, migrazione, asilo e controllo delle frontiere, troveranno applicazione dal 2 dicembre 2027. Per i sistemi integrati in prodotti diversi (come, ad esempio, i giocattoli) l’entrata in vigore slitterà al 2 agosto 2028.

La scelta riflette un approccio pragmatico: la Commissione riconosce implicitamente che l’effettività dell’AI Act dipenderà anche dalla disponibilità di standard armonizzati, linee guida operative e strumenti di testing adeguati. In quest’ottica, assume rilievo anche il rafforzamento delle regulatory sandboxes, che consentiranno alle imprese di sperimentare sistemi di AI in ambienti controllati prima dell’immissione sul mercato.

Stop alle app di “nudification” e rafforzamento delle tutele

Accanto alla semplificazione normativa, il Digital Omnibus introduce un rafforzamento delle misure di tutela dei cittadini. In particolare, viene vietato l’utilizzo di sistemi di AI destinati alla generazione di contenuti sessualmente espliciti non consensuali o materiale di abuso minorile.

Il riferimento è a software capaci di alterare immagini reali mediante tecniche generative, simulando la nudità di soggetti ritratti senza consenso. Si tratta di strumenti che hanno registrato una diffusione crescente, soprattutto online, alimentando problematiche connesse alla dignità personale, alla tutela dei minori e alla violenza digitale.

Sul piano sistematico, il nuovo intervento conferma come l’Unione europea stia progressivamente spostando il baricentro della regolazione dell’AI verso una logica di rischio concreto e di protezione effettiva dei diritti fondamentali, superando un approccio meramente tecnologico.

Competitività europea e nuovi poteri di vigilanza

Il Digital Omnibus si inserisce più ampiamente nella strategia europea di semplificazione normativa e di rafforzamento della competitività. L’accordo estende alcune agevolazioni previste per le PMI anche alle small mid-cap companies e attribuisce maggiori poteri impositivi all’AI Office della Commissione Europea.

L’impressione è che Bruxelles stia tentando di correggere una delle principali critiche rivolte all’AI Act: il rischio che un eccesso di regolazione potesse rallentare lo sviluppo tecnologico europeo rispetto ai competitor statunitensi e cinesi. La semplificazione procedurale, tuttavia, non sembra tradursi in una deregolamentazione sostanziale: al contrario, il nuovo impianto mantiene una forte attenzione ai profili di sicurezza, trasparenza e accountability.

Il risultato è un compromesso che prova a rendere il quadro normativo più sostenibile per le imprese, senza rinunciare all’ambizione europea di costruire un modello di governance dell’intelligenza artificiale fondato sulla tutela dei diritti.

Autore Cecilia Picone

Associate

Milano

c.picone@lascalaw.com

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