La digitalizzazione sta trasformando il settore delle costruzioni, rendendo più efficienti progettazione, gestione dei cantieri e collaborazione tra imprese. Ma, come evidenzia il nuovo Resilience Report di QBE Insurance “Rischi digitali nel settore delle costruzioni”, realizzato con Control Risks e pubblicato lo scorso 10 giugno 2026, l’uso crescente di BIM, intelligenza artificiale, e cloud aumenta anche l’esposizione ai rischi informatici. Il cyber risk non riguarda più soltanto i sistemi IT: può incidere sulla continuità operativa, sui tempi di realizzazione delle opere e sugli obblighi contrattuali. Per questo la resilienza informatica è oggi una componente essenziale della gestione dei progetti e della tutela dell’intera filiera delle costruzioni.
Il cantiere connesso aumenta l’esposizione
Secondo il report, la digitalizzazione sta ridefinendo il settore edile, ma la gestione del rischio non sempre riesce a tenere il passo. I grandi progetti di costruzione si basano su catene di fornitura complesse, tempi serrati e strumenti digitali interconnessi ed in questo contesto la digitalizzazione offre chiari vantaggi, tra cui un miglior monitoraggio della sicurezza, un controllo più efficace della conformità, l’automazione dei processi aziendali ed una maggiore efficienza nella realizzazione dei progetti. Questo modello rende più efficiente la collaborazione tra progettisti, appaltatori e fornitori, ma fa emergere anche nuove esposizioni nei sistemi aziendali e negli ambienti operativi, con conseguenti nuovi rischi di interruzione digitale ed impatti nel mondo reale.
Il documento richiama in particolare l’uso crescente di tecnologie come intelligenza artificiale, Internet of Things (ioT) e Building Information Modelling (BIM). Il BIM consente alle parti coinvolte di lavorare da remoto sullo stesso progetto e di condividere disegni, modelli e informazioni aggiornate. Il cloud facilita il coordinamento. I dispositivi IoT aiutano il monitoraggio della sicurezza, della conformità e dei processi. Tuttavia, l’integrazione di nuovi sistemi digitali amplia le superfici di attacco informatico e introduce nuove forme di rischio provenienti da una pluralità di attori.
I dati richiamati da QBE mostrano la portata della trasformazione: il 56% degli investitori nel settore edile intende destinare maggiori fondi all’adozione dell’IA; il 61% dei leader del comparto considera tecnologia e innovazione una priorità strategica; il mercato globale BIM nelle costruzioni, valutato 4,38 miliardi di dollari nel 2024, potrebbe raggiungere 17,72 miliardi entro il 2034. È un’evoluzione irreversibile, ma non neutra sul piano del rischio.
Ransomware e blocchi operativi: il costo del fermo
Il report mette in evidenza come il settore edile sia particolarmente vulnerabile alle interruzioni operative. I progetti procedono con tempistiche rigide e coinvolgono molti soggetti. Per questo un ritardo può generare rapidamente extracosti, contestazioni e conseguenze contrattuali. È proprio questa sensibilità al fermo attività a rendere le imprese di costruzione un bersaglio appetibile per ransomware ed estorsioni.
Il dato più forte riguarda il 2025: edilizia, costruzioni e immobiliare hanno rappresentato il 20% degli incidenti ransomware a livello globale, risultando il settore più colpito tra quelli considerati. Inoltre, il 79% degli esperti senior di Control Risks specializzati in rischi digitali ritiene che il ransomware sia la minaccia con maggiore probabilità di avere un impatto significativo sulle organizzazioni del comparto.
Il problema non è soltanto la perdita di dati. Un attacco può impedire l’accesso alla documentazione di progetto, bloccare sistemi IT, rallentare i lavori e incidere su subappaltatori e fornitori. Il report ricorda che, secondo un’indagine del 2023 sulla resilienza dei datacenter nel settore edile, per il 77% degli intervistati cinque giorni senza accesso alla documentazione di progetto rappresentano il massimo tollerabile prima di subire gravi impatti operativi. Nel 2025, invece, gli incidenti ransomware hanno causato in media 24 giorni di inattività per episodio. La distanza tra ciò che il settore può tollerare e ciò che un attacco può provocare è quindi evidente.
I principali rischi: fornitori, sistemi obsoleti e integrazione IT/OT
Uno degli aspetti più rilevanti dell’analisi riguarda la natura sempre più “di filiera” del rischio cyber. Secondo gli esperti Control Risks, i tre principali rischi digitali per il settore edile sono le catene di approvvigionamento complesse, la gestione delle vulnerabilità nei sistemi legacy e il basso livello di maturità nella sicurezza informatica. In altre parole, il punto debole non è sempre dentro l’impresa: può trovarsi in un fornitore, in un accesso remoto, in un sistema obsoleto o in una piattaforma condivisa.
Il report dedica attenzione anche alla convergenza tra IT e OT, cioè tra sistemi informativi e tecnologie operative. Se ben gestita, questa integrazione migliora la supervisione dei progetti e automatizza processi chiave. Se mal gestita, consente agli attori delle minacce di passare dalle reti IT agli ambienti operativi. Il documento richiama un dato significativo: l’81% degli incidenti OT del 2025 sarebbe riconducibile a una segmentazione inadeguata tra sistemi IT e OT.
Le conseguenze possono essere concrete e fisiche. Un ransomware propagato negli ambienti OT può compromettere sistemi di controllo industriale, sensori, sistemi di sicurezza, macchinari, valvole o pompe. In questi casi il cyber risk supera definitivamente il perimetro della privacy e diventa rischio di sicurezza, continuità aziendale, responsabilità e ritardo nella realizzazione dell’opera.
La resilienza diventa requisito di mercato
Il report collega questi rischi anche al nuovo contesto regolatorio. La direttiva NIS2, le aspettative dei committenti e, in Italia, le linee guida dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale spingono verso una gestione più strutturata del rischio informatico. QBE sottolinea che, per molte imprese, dimostrare resilienza cyber sta diventando un prerequisito per aggiudicarsi incarichi, non solo un requisito tecnico da soddisfare.
Le misure indicate sono molto concrete: governance del rischio a livello dirigenziale, piani di risposta agli incidenti e continuità operativa aggiornati e testati, valutazione del rischio dei fornitori, requisiti cyber nei contratti, segmentazione delle reti IT/OT, controllo degli accessi, strumenti di rilevamento e risposta sugli endpoint, gestione dei sistemi legacy e formazione del personale contro phishing e social engineering.
Lo spunto critico è chiaro. Le imprese edili non possono affrontare la cybersecurity come un adempimento isolato o come una polizza da acquistare a valle. Devono chiedersi quanto possono restare ferme, quali sistemi sono davvero critici, quali fornitori sono essenziali e chi decide in caso di incidente. Nel settore delle costruzioni, ciò che oggi viene assicurato e gestito è una combinazione sempre più stretta tra rischio informatico e rischio di interruzione dell’attività. Il cantiere del futuro sarà digitale, ma potrà essere davvero efficiente solo se sarà anche resiliente.
13.10.2026