29.07.2026 Icon

Malattie professionali, cresce il rischio per le imprese

Le denunce di malattia professionale presentate all’INAIL continuano ad aumentare: nei primi cinque mesi del 2026 hanno raggiunto quota 49.522, con una crescita del 16,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Un dato ancora provvisorio, che non coincide con il numero delle patologie effettivamente riconosciute, ma che segnala una pressione crescente sui sistemi aziendali di prevenzione e, indirettamente, sul mercato assicurativo. Per le compagnie, la sfida riguarda soprattutto la valutazione dei rischi di lungo periodo, la gestione dei sinistri e lo sviluppo di coperture capaci di affiancare le imprese anche nella prevenzione.

Quasi 50mila denunce in cinque mesi

I dati pubblicati dall’INAIL il 6 luglio 2026 mostrano 49.522 denunce di malattia professionale protocollate tra gennaio e maggio, 7.139 in più rispetto alle 42.383 registrate nel corrispondente periodo del 2025. L’incremento interessa tutte le principali gestioni: Industria e servizi segna un aumento del 18,1%, passando da 34.840 a 41.141 casi; l’Agricoltura cresce del 10,7%, da 7.225 a 7.997 denunce; il Conto Stato registra un +20,8%, da 318 a 384.

La crescita è diffusa anche sul territorio. Gli aumenti più elevati si rilevano nelle Isole, con il 19,6%, seguite dal Centro con il 17,8%, dal Nord-Est con il 17,4%, dal Nord-Ovest con il 15,5% e dal Sud con il 15%. Non emerge, dunque, un fenomeno circoscritto a determinate aree, ma una tendenza generalizzata, che richiede di essere letta tenendo conto delle caratteristiche produttive e occupazionali dei diversi territori.

Patologie croniche e rischi di lungo periodo

L’aumento riguarda sia gli uomini, con 36.713 denunce e una crescita del 16,5%, sia le donne, per le quali i casi salgono a 12.809, il 17,8% in più. Ancora più marcato è l’incremento tra i lavoratori stranieri, pari al 19,8%, rispetto al 16,6% rilevato per gli italiani.

Le patologie più frequentemente denunciate continuano a essere quelle del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, seguite dalle malattie del sistema nervoso e dell’orecchio. Vengono poi le patologie tumorali di origine professionale e quelle dell’apparato respiratorio. Si tratta, in larga parte, di malattie che possono manifestarsi dopo esposizioni prolungate e che pongono problemi complessi nell’individuazione del nesso causale, nella ricostruzione della storia lavorativa e nella quantificazione delle conseguenze invalidanti.

Occorre, tuttavia, evitare letture automatiche. Le 49.522 posizioni rappresentano denunce protocollate e non casi già accertati come di origine professionale. Il consolidamento del dato richiede il completamento dell’istruttoria amministrativa e sanitaria. La crescita può inoltre dipendere non soltanto da un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma anche da una maggiore consapevolezza dei lavoratori, da una più efficace capacità diagnostica e da una più puntuale emersione di patologie prima sottostimate.

Le ricadute per il mercato assicurativo

Per il settore assicurativo, il dato assume rilievo ben oltre il perimetro della tutela obbligatoria gestita dall’INAIL. L’aumento delle denunce può riflettersi sulle coperture di responsabilità civile del datore di lavoro, in particolare sulla componente RCO, quando venga contestata all’impresa una violazione degli obblighi di prevenzione e sia richiesto il risarcimento del danno non integralmente coperto dalle prestazioni dell’Istituto.

Le malattie professionali presentano inoltre una tipica dimensione “long tail”: tra l’esposizione al rischio, la manifestazione della patologia e la richiesta risarcitoria possono trascorrere molti anni. Per le compagnie ciò rende più complessa la ricostruzione della copertura applicabile, l’individuazione del periodo assicurativo interessato, la valutazione delle riserve e la gestione di eventuali concorsi tra più assicuratori. La corretta analisi del rischio richiede quindi dati più granulari, capaci di collegare mansioni, durata delle esposizioni, settore produttivo, età dei lavoratori e misure di prevenzione effettivamente adottate.

Il fenomeno può interessare anche le polizze infortuni, malattia e collettive aziendali, oltre ai programmi di welfare, soprattutto quando le coperture comprendono invalidità, perdita di autosufficienza, assistenza sanitaria o sostegno al rientro al lavoro.

Dalla copertura alla prevenzione

La crescita delle denunce indica che la gestione assicurativa non può limitarsi alla liquidazione del danno. Le informazioni raccolte in fase di sottoscrizione e di gestione dei sinistri possono aiutare a individuare concentrazioni di rischio, mansioni maggiormente esposte e carenze organizzative ricorrenti.

Per le compagnie si apre quindi uno spazio per servizi di prevenzione, monitoraggio e consulenza alle imprese assicurate, anche attraverso programmi dedicati all’ergonomia, alla sorveglianza sanitaria, alla riduzione del rumore e al controllo delle sostanze pericolose. Una maggiore integrazione tra prevenzione aziendale, medicina del lavoro e strumenti assicurativi può contribuire a contenere la frequenza e la gravità delle patologie, migliorando al tempo stesso la qualità della selezione e della tariffazione dei rischi.

I dati INAIL non consentono ancora di misurare il numero definitivo delle malattie riconosciute né il loro impatto economico complessivo. Costituiscono però un segnale che imprese e assicuratori non possono trascurare: il rischio professionale è sempre meno legato al solo evento improvviso e sempre più alle conseguenze cumulative dell’organizzazione e delle condizioni di lavoro.

Autore Laura Pelucchi

Partner

Milano

l.pelucchi@lascalaw.com

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