02.09.2026 Icon

Cat nat, il mercato cresce ma il protection gap resta aperto

Il nuovo Rapporto IVASS sui rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità, pubblicato il 31 agosto 2026, completa il quadro tracciato pochi mesi prima dalla seconda indagine sulle polizze catastrofali. I due documenti osservano il mercato da prospettive diverse ma convergenti: l’indagine di giugno guarda soprattutto a come sono costruite le nuove coperture obbligatorie per le imprese, mentre il monitoraggio annuale misura dimensioni, redditività, strategie assuntive e capacità del settore di gestire il rischio climatico.

Ne emerge un mercato in rapida evoluzione, nel quale l’offerta si sta adeguando alla nuova disciplina e le compagnie stanno affinando pricing e underwriting, ma nel quale il divario tra esposizione economica e protezione assicurativa rimane ancora significativo, soprattutto sul patrimonio residenziale.

Dalle nuove polizze al mercato: due fotografie complementari

La seconda indagine IVASS del 15 giugno 2026 aveva esaminato 41 polizze offerte da 38 compagnie, prevalentemente prodotti standard destinati a microimprese e PMI. Il giudizio dell’Istituto era complessivamente positivo: le coperture risultavano conformi alla disciplina introdotta dalla legge n. 213/2023 e dal D.M. n. 18/2025 per rischi assicurati, beni, criteri di indennizzo, franchigie, scoperti ed esclusioni. Il passaggio più evidente rispetto alla precedente indagine del 2024 è la diffusione di prodotti stand alone, specificamente costruiti per sisma, alluvione, inondazione, esondazione e frana, spesso accompagnati da garanzie ulteriori e servizi accessori.

Il Rapporto di agosto allarga però la prospettiva. Il quarto monitoraggio annuale coinvolge l’intero mercato soggetto alla vigilanza prudenziale IVASS e utilizza dati quantitativi riferiti a fine 2024 e informazioni qualitative aggiornate a fine 2025. Proprio per questo non fotografa ancora gli effetti economici dell’entrata a regime dell’obbligo cat nat per le imprese, progressivamente applicato tra il 2025 e il 2026; costituisce piuttosto la “base di partenza” rispetto alla quale misurarne gli effetti nei prossimi esercizi.

Premi in aumento, redditività ancora instabile e coperture concentrate

I numeri mostrano un mercato già in espansione. Tra il 2021 e il 2024 i premi relativi ai rischi catastrofali sono cresciuti in media del 10% l’anno. Nel solo 2024 la raccolta ha raggiunto 3,1 miliardi di euro, con un incremento del 13%; 2,7 miliardi riguardano i rischi climatici, dominati da grandine, tempesta e inondazione. Dopo l’anno eccezionale del 2023, quando i sinistri avevano superato 7 miliardi, il combined ratio dei rischi climatici è sceso dal 351,7% al 105,2%. Il dato segnala un netto miglioramento, ma non una definitiva normalizzazione: la redditività resta fortemente esposta alla volatilità degli eventi e le imprese minori mostrano una vulnerabilità maggiore, con un combined ratio del 132,6%, contro il 101,1% delle grandi compagnie.

Anche la concentrazione rimane elevata: cinque gruppi raccolgono il 71,4% dei premi nat cat e otto grandi imprese il 67,7% dei soli premi relativi ai rischi climatici. Soprattutto, il protection gap continua a essere ampio. Nel residenziale, pur in crescita, risultano assicurate contro l’inondazione soltanto circa il 5,1% delle abitazioni italiane e contro il terremoto il 5,6%. Il dato è particolarmente significativo perché mostra come l’obbligo introdotto per le imprese intervenga su una parte importante del problema, senza tuttavia risolvere il più generale divario italiano di protezione dai rischi naturali.

Il rischio climatico entra nel contratto

È proprio mettendo a confronto i due rapporti che emerge il profilo più interessante per il mercato assicurativo. Nell’indagine di giugno IVASS aveva rilevato prodotti più articolati, anticipi sull’indennizzo, servizi di pronto intervento e persino meccanismi premiali per chi adotta misure di prevenzione: in un caso lo scoperto si riduce dal 15 al 10% in presenza, ad esempio, di barriere antiallagamento. Restavano però aree di attenzione, dalla verifica del valore assicurato solo al momento del sinistro alla chiarezza delle esclusioni e di alcune condizioni di assicurabilità degli immobili.

Il monitoraggio di agosto mostra che questa evoluzione del prodotto è parte di un cambiamento più ampio delle politiche assuntive. Le compagnie indicano revisione dei premi, incremento di franchigie e scoperti, riduzione dei massimali, maggiore selettività territoriale e utilizzo crescente di mappe di pericolosità e geolocalizzazione dei cumuli. Parallelamente, la quota di imprese danni che integra dati storici, scenari prospettici e rischio climatico nei modelli di pricing è passata dal 7% nel 2024 al 33% nel 2025.

La sfida, quindi, non sembra più soltanto quella di creare una polizza conforme all’obbligo normativo, ma di rendere il rischio catastrofale tecnicamente assicurabile e sostenibile nel tempo. Qui si giocherà probabilmente il passaggio successivo: maggiore qualità dei dati, prevenzione incorporata nel pricing, controllo delle concentrazioni e riassicurazione dovranno evitare che l’aumento della frequenza e della severità degli eventi si traduca semplicemente in premi più elevati o in una progressiva restrizione delle condizioni di copertura. Il successo della nuova disciplina potrà essere misurato non soltanto dal numero di polizze stipulate, ma dalla capacità del sistema di ridurre realmente il protection gap mantenendo accessibili e sostenibili le coperture.

Autore Laura Pelucchi

Partner

Milano

l.pelucchi@lascalaw.com

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