I dati CRIF segnalano un miglioramento dell’accesso al credito, ma anche nuove aree di vulnerabilità per imprese, banche e operatori professionali
Il credito alle imprese torna a crescere, ma il quadro non è privo di criticità. Secondo l’Osservatorio CRIF sulle imprese, maggio 2026, nel 2025 le erogazioni di finanziamenti alle aziende hanno registrato un incremento di circa l’11%, interrompendo una fase di contrazione e riportando in territorio positivo anche l’andamento dello stock complessivo dei finanziamenti.
Il dato è significativo perché conferma condizioni di accesso al credito più favorevoli rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la ripresa delle erogazioni si accompagna a un progressivo deterioramento della qualità creditizia. A fine 2025 il tasso medio di default delle imprese si è attestato al 3%, in crescita rispetto al 2,8% del semestre precedente.
Il peggioramento riguarda soprattutto le società di capitali, per le quali il tasso di default è salito al 3,3%. Le previsioni per il 2026 indicano un ulteriore aumento della rischiosità, con possibili effetti sulla gestione dei rapporti bancari, sulla sostenibilità dell’indebitamento e sui presidi di prevenzione della crisi d’impresa.
Le stime sui tassi di default
L’Osservatorio CRIF evidenzia due possibili scenari evolutivi: uno scenario base, fondato su un quadro macroeconomico moderatamente complesso, e uno scenario peggiorativo, legato al protrarsi delle tensioni geopolitiche e alle conseguenti ricadute su inflazione, tassi e mercati internazionali.
| Tassi di default delle società di capitali | Scenario base | Scenario worst |
| Valore a consuntivo 2024 | 3,1% | 3,1% |
| Valore a consuntivo 2025 | 3,3% | 3,3% |
| Stima fine 2026 | 3,7% | 4,4% |
| Stima fine 2027 | 4,0% | 4,9% |
Fonte: Osservatorio CRIF sulle imprese, maggio 2026.
Questi dati mostrano come la ripresa del credito non coincida necessariamente con una riduzione del rischio. Al contrario, l’aumento delle erogazioni si inserisce in una fase in cui le imprese devono confrontarsi con margini finanziari più fragili, maggiore incertezza sui costi e un contesto internazionale instabile.
Come osservato da Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings, “rispetto al 2025, l’attuale contesto macroeconomico è materialmente mutato”, soprattutto per effetto degli shock esterni legati alle recenti dinamiche geopolitiche.
Le implicazioni giuridiche per imprese e finanziatori
Dal punto di vista legale, l’evoluzione del rischio creditizio impone una maggiore attenzione alla fase di assunzione, gestione e rinegoziazione dell’indebitamento. La disponibilità di credito resta un fattore essenziale per sostenere capitale circolante, investimenti e rifinanziamento delle esposizioni in scadenza, ma deve essere accompagnata da una verifica effettiva della sostenibilità finanziaria.
Per le imprese, ciò significa rafforzare gli strumenti di pianificazione, aggiornare i flussi previsionali e monitorare con continuità gli indicatori di tensione. Per banche, intermediari e assicurazioni del credito, diventa invece centrale la qualità dell’istruttoria, la corretta valutazione del merito creditizio e l’analisi del settore in cui opera il debitore.
Il tema assume rilievo anche in relazione agli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili. Laddove emergano segnali di difficoltà, gli amministratori sono chiamati ad attivarsi tempestivamente, documentando le valutazioni compiute e adottando misure coerenti con la conservazione della continuità aziendale.
I settori maggiormente esposti
L’analisi settoriale conferma che il rischio di default non si distribuisce in modo uniforme. Alcuni comparti mostrano livelli superiori alla media nazionale e richiedono particolare attenzione nella valutazione dei rapporti finanziari e commerciali.
| Settore | Indicazioni emerse dall’Osservatorio CRIF |
| Tessile e abbigliamento | Riduzione delle erogazioni pari al -5,8% e aumento del tasso di default dal 4,3% al 4,8%. |
| Trasporti e logistica | Tasso di default al 4,8%, con crescita del credito inferiore alla media e pressione derivante da instabilità internazionale e costi energetici. |
| Costruzioni | Erogazioni in calo del -2,4% e aumento del tasso di default dal 4% al 4,5%. |
| Commercio al dettaglio | Tasso di default al 4,1%, in un contesto condizionato da incertezza sui consumi e peggioramento della fiducia delle imprese. |
Fonte: Osservatorio CRIF sulle imprese, maggio 2026.
La vulnerabilità di questi settori conferma la necessità di un’analisi non limitata al singolo bilancio. Occorre considerare la posizione dell’impresa nella filiera, l’esposizione ai costi energetici, la dipendenza dalla domanda interna, la capacità di trasferire gli aumenti di costo sui prezzi finali e la disponibilità di fonti alternative di finanziamento.
La crescita del credito e il rischio di nuova tensione finanziaria
La crescita delle erogazioni è stata trainata soprattutto da mutui chirografari, altri mutui non ipotecari e prestiti, con incrementi prossimi al 20%. La domanda di credito ha riguardato sia il sostegno al capitale circolante sia il finanziamento degli investimenti e il rifinanziamento di debiti in scadenza.
Particolarmente rilevante è il dato relativo alle società di capitali con fatturato inferiore a 5 milioni di euro, per le quali gli importi erogati sono cresciuti del 15,7%. Si tratta di imprese spesso più dipendenti dal canale bancario e, quindi, più esposte agli effetti di un eventuale irrigidimento delle condizioni finanziarie.
In questo scenario, il credito può essere uno strumento di crescita, ma anche un fattore di aggravamento della crisi se non sostenuto da adeguata pianificazione. La distinzione tra finanziamento fisiologico e indebitamento non sostenibile diventa quindi decisiva anche ai fini della prevenzione del contenzioso.
Conclusioni
I dati CRIF restituiscono un quadro a doppia lettura: da un lato, la ripresa delle erogazioni conferma una maggiore apertura del sistema del credito verso le imprese; dall’altro, l’aumento atteso dei default segnala la necessità di un controllo più rigoroso della sostenibilità finanziaria.
Per imprese, finanziatori, assicurazioni del credito e consulenti legali, la priorità è rafforzare gli strumenti di prevenzione: monitoraggio degli indicatori di crisi, verifica degli assetti interni, corretta rappresentazione dei dati economico-finanziari, gestione tempestiva delle tensioni di liquidità e attenzione alle clausole contrattuali nei rapporti bancari e commerciali.
In un contesto in cui la ripresa del credito convive con un aumento della rischiosità, la qualità delle decisioni assunte oggi può incidere in modo determinante sulla continuità aziendale e sulla responsabilità degli organi sociali.
24.06.2026