18.09.2023 Icon

Flash News: Tassa extraprofitti per le banche e il parere della BCE

Pubblicato dalla Banca Centrale Europea il parere del 12 settembre 2023 relativo alla proposta italiana sulla tassa extraprofitti per le banche e intermediari finanziari.

Come oramai noto, il decreto-legge sulle attività economiche e finanziarie e investimenti strategici (il cosiddetto “Decreto Omnibus”) introduce, tra l’altro, un’imposta straordinaria, più comunemente nota come “tassa sugli extraprofitti”, per banche e intermediari finanziari che verrebbe calcolata applicando un’aliquota del 40% sull’incremento del margine interesse.

La Banca Centrale Europea ha valutato il provvedimento sotto il profilo della politica monetaria, della stabilità finanziaria e della vigilanza prudenziale, emettendo un parere piuttosto critico sulla manovra del Governo.

Anzitutto, la BCE sostiene che occorre prestare cautela per garantire che l’imposta straordinaria non incida sulla capacità dei singoli enti creditizi di costituire solide basi patrimoniali e di effettuare adeguati accantonamenti in grado di sopperire ad eventuali maggiori svalutazioni dei crediti e/o ad un eventuale deterioramento della qualità creditizia. È necessaria, inoltre, una chiara separazione tra la natura straordinaria dei proventi e le risorse di bilancio generali di un governo per evitarne l’uso a fini generali di risanamento di bilancio.

La BCE, inoltre, ha evidenziato come l’imposizione di un’imposta straordinaria al settore bancario giocherebbe a scapito della stabilità finanziaria degli stessi istituti di credito: gli enti creditizi potrebbero, infatti, riscontrare difficoltà maggiori nell’accumulare riserve supplementari di capitale, in quanto i loro utili non distribuiti si ridurrebbero facendo diminuire la loro capacità di tenuta di fronte a shock economici.

L’imposta straordinaria, infatti, può rendere più costoso per le banche attrarre nuovo capitale azionario e finanziamento all’ingrosso, in quanto gli investitori nazionali ed esteri potrebbero avere meno interesse ad investire in enti creditizi italiani: bisogna considerare che in una prospettiva di lungo periodo l’aumento dei tassi di interesse potrebbe determinare un aumento del rischio di credito.

È opportuno, pertanto, impedire che l’imposta finisca con il mettere in difficoltà le banche, intaccando gli indici patrimoniali e costringendole ad effettuare maggiori accantonamenti.

Secondo la BCE, infine, l’imposta straordinaria inciderà in particolar modo sugli enti meno significativi, che tendono a concentrarsi maggiormente sull’erogazione del credito, mentre altri Istituti di Credito tenderanno ad avere una proporzione più elevata di reddito basato sulle commissioni. Di conseguenza l’ammontare dell’imposta straordinaria potrebbe non essere commisurata alla redditività a più lungo termine di un ente creditizio e alla sua capacità di generare capitale.

Ciò detto, la Banca Centrale Europea raccomanda un’analisi approfondita delle potenziali conseguenze negative sul settore bancario che potrebbero manifestarsi a seguito dell’applicazione della tassa sugli extraprofitti, invitando a valutare – in particolare – i potenziali rischi per la stabilità finanziaria, le capacità di tenuta del settore bancario e i conseguenti impatti della manovra sul mercato.

Autore Michele Petrosino

Associate

Milano

m.petrosino@lascalaw.com

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