Le linee guida della riforma

La nuova crisi d’impresa su Iusletter. In pillole

Pubblichiamo un nuovo approfondimento per la rubrica “La nuova crisi d’impresa su Iusletter. In pillole”, a cura di Luciana Cipolla, Partner dello Studio e Responsabile del Team Concorsuale. Oggi affronteremo il tema della composizione e il funzionamento dell’OCRI e il procedimento di composizione assistita della crisi.

Al seguente link si possono rileggere le precedenti pillole.

Terza pillola: Il procedimento di allerta davanti all’OCRI e il procedimento di composizione assistita della crisi

Il procedimento di allerta davanti all’OCRI

Nella scorsa Pillola abbiamo visto cosa debba intendersi per strumenti di allerta, a quali soggetti questi si applichino, gli indicatori della crisi e, infine, gli obblighi di segnalazione, interni ed esterni. In questa Pillola vedremo insieme la composizione e il funzionamento dell’OCRI e come si snoda il procedimento davanti a quest’ultimo.

L’OCRI (Organismo di Composizione della Crisi e dell’Insolvenza) è certamente un organismo nuovo, introdotto con la riforma, che dovrà essere istituito presso ciascuna Camera di Commercio.

Ad esso è affidato, in base all’art. 16 del Codice, il compito di:

i) ricevere le segnalazioni di indizi della crisi;

ii) presidiare al procedimento di allerta che si attiva per effetto della segnalazione;

  • iii) gestire il procedimento di allerta e assistere l’imprenditore, su sua istanza, nel procedimento di composizione assistita della crisi.

Ad oggi la struttura dell’OCRI non è ancora esattamente individuata: sappiamo che il referente sarà il fulcro dell’organismo e verrà probabilmente individuato nel segretario della Camera di Commercio presso cui verrà istituito l’OCRI ovvero un soggetto da lui delegato. La competenza territoriale dell’OCRI è legata al luogo in cui si trova la sede legale dell’impresa ma nulla si dice con riguardo alle ipotesi in cui la segnalazione sia inviata ad un OCRI incompetente: a rigore si dovrebbe ipotizzare una trasmissione d’ufficio all’OCRI territorialmente competente, non fosse altro che per questioni di speditezza processuale. Del pari nulla dice il Codice con riguardo all’ipotesi in cui tutto il procedimento si svolga davanti ad un OCRI incompetente, per non essere stata l’incompetenza rilevata da nessuno dei soggetti coinvolti. E’ precisato invece che, nel caso in cui il referente – ricevuta la segnalazione – rilevi che questa è relativa ad un impresa minore, convochi direttamente l’OCC individuato dallo stesso debitore o l’OCC competente territorialmente.

Ricevuta la segnalazione il referente deve darne comunicazione agli organi della società e costituire il collegio costituito da tre esperti che si occuperà della gestione della crisi. I tre membri del collegio sono nominati: uno dal Presidente della sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale competente; uno dal Presidente della Camera di Commercio; uno sarà un soggetto appartenente all’associazione rappresentativa del settore di riferimento del debitore, individuato dal referente dell’ OCRI, dopo aver sentito il debitore, e da selezionare da un elenco che annualmente deve essere trasmesso al referente della associazione imprenditoriale di categoria.

Entro 15 giorni dalla ricezione della segnalazione o dell’istanza del debitore, l’OCRI convoca il debitore nonché i componenti degli organi di controllo, se presenti, per l’audizione in via riservata e confidenziale innanzi al collegio che, come visto sopra, il referente avrà, nelle more, costituito.

In assenza di un iter procedimentale analiticamente descritto è previsto che, dopo aver sentito il debitore e tenuto conto degli elementi di valutazione da questi forniti nonché dei dati e delle informazioni assunte, l’OCRI possa:

  • i) disporre l’archiviazione della segnalazione ricevuta quando ritenga che non sussista la crisi o che si tratti di imprenditore al quale non si applicano gli strumenti di allerta;
  • ii) disporre l’archiviazione quando l’organo di controllo societario o, in sua mancanza, un professionista indipendente attesti l’esistenza di crediti di imposta o altri crediti verso pubbliche amministrazioni per i quali siano decorsi i 90 gg dalla messa in mora per un ammontare complessivo che, portato in compensazione con i debiti, determini il mancato superamento delle soglie di cui all’art 15 comma 2 lettere a) b) e c);
  • iii) ove ritenga l’esistenza della crisi, il collegio coadiuverà il debitore nella individuazione delle possibili misure per porvi rimedio fissando un termine al debitore entro il quale questo deve riferire sulla loro attuazione.

Ancorché uno degli obiettivi dichiarati del legislatore sia quello di garantire al debitore la riservatezza di questa fase, anche al fine di non creare inutili allarmi, e di tutta evidenza che, soprattutto nelle località più piccole garantire tale riservatezza non sarà agevole.

 

Il procedimento di composizione assistita della crisi

Questo procedimento, che presuppone la condivisione da parte del debitore della sussistenza di uno stato di crisi, può aprirsi solo su iniziativa del debitore stesso e costituisce, per quanto detto, la fase più avanzata della procedura di allerta. Nel caso in cui la fase di allerta sia già stata avviata, il procedimento partirà da una richiesta del debitore inoltrata direttamente al referente, in caso contrario da una segnalazione fatta all’OCRI. Una volta avviata questa fase l’imprenditore inizia un percorso “guidato” che lascia pochi spazi alla iniziativa individuale.

Innanzitutto, vale la pena segnalare che, in questa fase, il debitore potrebbe non essere assistito da professionisti di sua fiducia: a questa conclusione si giunge leggendo il dettato dell’art. 6 del Codice il quale esclude la prededucibilità dei crediti dei professionisti dell’imprenditore, riconoscendola solo ai membri del collegio nominato dall’OCRI, disincentivando così il ricorso a professionisti di fiducia dell’imprenditore.

Una volta avviato questo iter il collegio assisterà il debitore nella ricerca di un accordo con i propri creditori, gestendo, a quanto pare, le trattative con essi e coadiuvando il debitore nella predisposizione di tutta la documentazione utile alla trattativa e alla formalizzazione degli accordi. In questo modo, ove il debitore giunga alla conclusione di voler accedere a una delle procedure di regolazione della crisi, il collegio fungerà da attestatore della veridicità dei dati aziendali.

Tale percorso, volto appunto alla ricerca di un accordo con i creditori, si dovrà concludere nel termine di tre mesi, prorogabile di altri tre mesi, dall’avvio del procedimento.

In questo arco temporale è previsto che l’imprenditore possa accedere alle misure cautelari e protettive previste dall’art. 54 (quali la nomina di un custode dell’azienda o il blocco delle azioni esecutive e cautelari) facendone richiesta alla sezione imprese del Tribunale territorialmente competente, il quale concederà tali misure solo dopo aver consultato, oltre all’imprenditore, anche il presidente del collegio costituito dall’OCRI e coloro che abbiano effettuato la segnalazione che ha avviato l’allerta.

La durata delle menzionate misure non può essere superiore a tre mesi, prorogabili per un tempo non superiore alla durata della procedura e comunque a condizione che il collegio attesti che vi siano degli effettivi miglioramenti nella trattativa con i creditori.

Al termine del procedimento potrà accadere:

  • i) che non si sia raggiunto l’accordo con i creditori. In questo caso il Collegio inviterà l’imprenditore a fare accesso ad una delle procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza, nel termine di 30 giorni. Ove ciò non avvenga il collegio informerà il pubblico ministero che, ove ritenga ne sussistano i presupposti, dovrà formulare la richiesta di apertura della liquidazione giudiziale ai sensi dell’art. 38;
  • ii)che si sia raggiunto l’accordo. In questo caso l’accordo avrà tutte le caratteristiche del piano attestato di risanamento (disciplinato ora dall’art. 56 del Codice), avrà forma scritta e sarà ostensibile solo a quei creditori che lo abbiano sottoscritto.

All’imprenditore “virtuoso” che si sia adeguato alle prescrizioni normative sull’avvio dell’allerta e della composizione della crisi attenendosi alle indicazioni fornite dal Collegio, si applicheranno le misure premiali previste dal Codice tra cui: la riduzione di interessi e sanzioni dei debiti tributari; l’esenzione dai reati di bancarotta, la possibilità di avere un termine doppio per formulare una proposta di concordato preventivo o un accordo di ristrutturazione.

 

Nella prossima Pillola esamineremo il procedimento unitario di regolazione della crisi e dell’insolvenza.

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

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