L’accertamento del passivo

7° pillola: La liquidazione giudiziale, gli effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori e i rapporti pendenti

Nell’uscita odierna della nostra rubrica settimanale “La nuova crisi d’impresa su Iusletter. In pillole”, a cura di Luciana Cipolla, Partner dello Studio e Responsabile del Team Concorsuale, parliamo di liquidazione giudiziale, di effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori e di rapporti pendenti.

Cari Lettori,

per rendere più agevole la lettura delle Pillole e consentire un esame immediato delle novità apportate dal Codice della Crisi, da questo numero, in calce ad ogni Pillola, troverete i link per poter accedere sia al testo della Legge Fallimentare in vigore sino ad agosto 2020, sia al testo del Codice della Crisi.

 

Gli effetti della liquidazione giudiziale sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Con riguardo alla disciplina degli atti a titolo gratuito (prima contenuta nell’art. 64 l.f. e ora riproposta all’art. 163) si segnala come unica novità il termine da cui calcolare, a ritroso, il c.d. periodo sospetto: si fa ora riferimento, infatti, alla data in cui è stata depositata “la domanda cui è seguita l’apertura della liquidazione giudiziale”.

La novità è senz’altro da valutare favorevolmente nella misura in cui si pone come obiettivo quello di evitare che, tra il momento del deposito della domanda giudiziale e quello di apertura della stessa, si verifichi un danno per la massa derivante dalla impossibilità di dichiarare inefficaci atti troppo risalenti nel tempo.

Nello stesso modo è formulato l’art. 164 che ripropone la disciplina dell’art. 65 l.f. in tema di pagamenti di debiti non scaduti e postergati. A tale norma, peraltro, sono stati aggiunti due commi rispetto alla “vecchia” formulazione che, per comodità di lettura, di seguito si ripropongono:
“2. Sono privi di effetto rispetto ai creditori i rimborsi dei finanziamenti dei soci a favore della società se sono stati eseguiti dal debitore dopo il deposito della domanda cui è seguita l’apertura della procedura concorsuale o nell’anno anteriore. Si applica l’articolo 2467, secondo comma, codice civile.
3. La disposizione di cui al comma 2 si applica anche al rimborso dei finanziamenti effettuati a favore della società assoggettata alla liquidazione giudiziale da chi esercita attività di direzione e coordinamento nei suoi confronti o da altri soggetti ad essa sottoposti”.

Per quanto riguarda la revocatoria fallimentare (già disciplinata dall’art. 67 l.f. e ora disciplinata dall’art. 166) non si registrano modifiche di rilievo, con un’unica precisazione con riguardo agli atti e pagamenti effettuati in adempimento di piani attestati di risanamento, concordati preventivi e accordi di ristrutturazione omologati nell’ambito dei quali è previsto che l’esenzione non operi “in caso di dolo o colpa grave dell’attestatore o di dolo o colpa grave del debitore, quando il creditore ne era a conoscenza al momento del compimento dell’atto, del pagamento o della costituzione della garanzia”.

Nel medesimo articolo è stata però anche introdotta la specificazione che l’esenzione, quando opera, opera anche con riferimento all’azione revocatoria ordinaria, risolvendo così normativamente il contrasto giurisprudenziale che si era creato sul punto.

Nessuna modifica si registra invece con riguardo alla disciplina prevista per l’azione revocatoria ordinaria, per i patrimoni destinati ad uno specifico affare e ai pagamenti di cambiali scadute.

Gli effetti della liquidazione giudiziale sui rapporti giuridici pendenti

Nell’ottica, più ampia, che ispira tutta la riforma e che ha come obiettivo quello di ridurre il più possibile la casistica dei crediti prededucibili, il terzo comma dell’art. 172 prevede che “in caso di prosecuzione dei contratti, sono prededucibili soltanto i crediti maturati nel corso della procedura”, facendo così venir meno la possibilità di considerare prededucibili i crediti sorti ante procedura.

Di particolare interesse è l’attuale art. 173, rubricato “Contratti preliminari” a mente del quale: “il curatore può sciogliersi dal contratto preliminare di vendita immobiliare anche quando il promissario acquirente abbia proposto e trascritto prima dell’apertura della liquidazione giudiziale domanda di esecuzione in forma specifica ai sensi dell’articolo 2932 del codice civile, ma lo scioglimento non è opponibile al promissario acquirente se la domanda viene successivamente accolta”.

In tal modo si pone fine al contrasto giurisprudenziale che era continuato anche successivamente alla pronuncia delle Sezioni Unite n. 18131/2015 nella misura in cui il legislatore ha optato per una soluzione che coniuga il rispetto dei principi in tema di trascrizione delle domande giudiziali con il relativo effetto prenotativo e la salvaguardia delle ragioni della massa, nel caso in cui la domanda di esecuzione in forma specifica del contratto preliminare non sia accolta (in questo senso si veda la Relazione illustrativa della riforma).

Ancora più importante, sempre nell’ambito dei contratti preliminari, è il quarto comma dell’art. 173 il quale prevede che “nei casi di subentro del curatore nel contratto preliminare di vendita, l’immobile è trasferito e consegnato al promissario acquirente nello stato in cui si trova. Gli acconti corrisposti prima dell’apertura della liquidazione giudiziale sono opponibili alla massa in misura pari alla metà dell’importo che il promissario acquirente dimostra di aver versato. Il giudice delegato, una volta eseguita la vendita e riscosso interamente il prezzo, ordina con decreto la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo”.

In questo modo si è tentato di trovare un contemperamento tra tutti gli interessi in gioco: l’interesse del promissario acquirente a dar corso al contratto di acquisto della casa; gli interessi della banca a non veder cancellata l’ipoteca solo a fronte del pagamento del residuo prezzo (che, per effetto degli acconti già pagati, può consistere in una cifra decisamente modesta); e, naturalmente, gli interessi della massa. Da qui, appunto, l’inciso in base al quale gli acconti corrisposti prima dell’apertura della liquidazione sono opponibili alla massa solo nella misura del 50%.

Un’ulteriore modifica che merita di essere segnalata ai Lettori è quella contenuta nell’art. 177, dettato in tema di locazione finanziaria, che, a differenza di quanto previsto nell’art. 72 quater l.f. , prevede che il concedente abbia diritto di insinuarsi nello stato passivo per la differenza fra il credito vantato alla data di apertura della liquidazione giudiziale e quanto ricavabile dalla nuova allocazione del bene secondo la stima disposta dal giudice delegato.

In altri termini il concedente ha diritto di insinuarsi al passivo solo se il suo credito è maggiore al valore di stima del bene, che dovrà essere valutato dal Giudice Delegato in vista dell’accertamento del passivo.

In caso di contratti ad esecuzione periodica o continuata, nell’ottica di riduzione della prededuzione, è ora previsto che il curatore che subentri in un contratto ad esecuzione continuata o periodica debba pagare integralmente il prezzo delle consegne avvenute e dei servizi erogati (solo) dopo l’apertura della liquidazione giudiziale. Per il prezzo delle consegne effettuate prima il creditore dovrà fare domanda di ammissione al passivo.

Per leggere il testo della Legge Fallimentare, in vigore sino ad agosto 2020 e il testo del Codice della Crisi.

Per leggere le precedenti pillole.

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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