I requisiti per l’accesso alla procedura di concordato preventivo

5° pillola: La liquidazione giudiziale e gli organi della procedura

In questa nuova puntata della nostra rubrica settimanale “La nuova crisi d’impresa su Iusletter. In pillole”, a cura di Luciana Cipolla, Partner dello Studio e Responsabile del Team Concorsuale, parleremo della liquidazione giudiziale e degli organi della procedura.

Quinta pillola: La liquidazione giudiziale e gli organi della procedura

Nella scorsa Pillola abbiamo visto in cosa consista il procedimento unitario di composizione della crisi e dell’insolvenza, vale a dire quel procedimento unitario che porta alla definizione della crisi stessa attraverso una delle procedure disciplinate dal Codice. In questa Pillola, e nella prossime, esamineremo il procedimento di “liquidazione giudiziale”.

I presupposti della liquidazione giudiziale

Come già anticipato il legislatore della Riforma ha eliminato ogni riferimento ai termini contenuti nella legge fallimentare del 1942, “fallimento” e “fallito”, ritenendo che questi fossero ormai intrisi di un’aurea di negatività e li ha sostituiti con i termini “liquidazione giudiziale” e  “debitore” considerati più in linea anche con la terminologia utilizzata dagli altri Paesi europei.

Ai sensi dell’art. 121 sono sottoposti alla liquidazione giudiziale gli imprenditori che non dimostrino il possesso congiunto dei requisiti previsti dall’art. 2, comma 1, lettera d), in stato di insolvenza

Per chiarezza espositiva riportiamo il testo del menzionato art. 2, lett. d) a mente del quale è impresa minore: “l’impresa che presenta congiuntamente i seguenti requisiti: 1) un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore; 2) ricavi, in qualunque modo essi risultino, per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore; 3) un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila; i predetti valori possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia adottato a norma dell’articolo 348”;

Lo stato di insolvenza è invece definito dalla lettera b) del menzionato art. 2 a mente del quale è insolvenza, come già previsto dalla legge fallimentare: “lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni”.

Gli organi della liquidazione giudiziale

Gli organi della liquidazione giudiziale non solo sono i medesimi previsti dalla vecchia legge fallimentare ma, per lo più, sono rimaste inalterate le funzioni che ad essi erano attribuite nella previgente disciplina. Di talchè si darà conto sinteticamente solo delle novità che si registrano nel Codice rispetto a tali funzioni.

Tribunale e giudice delegato

Ai sensi dell’art. 122 il tribunale che ha dichiarato aperta la procedura di liquidazione giudiziale è investito dell’intera procedura e:

  1. a) provvede alla nomina, alla revoca o sostituzione per giustificati motivi degli organi della procedura, quando non è prevista la competenza del giudice delegato;
  2. b) può in ogni tempo sentire in camera di consiglio il curatore, il comitato dei creditori e il debitore;
  3. c) decide le controversie relative alla procedura stessa che non sono di competenza del giudice delegato, nonché i reclami contro i provvedimenti del giudice delegato.

Il giudice delegato, nel rispetto della disciplina previgente, mantiene funzioni di vigilanza e controllo sulla regolarità della procedura. I relativi poteri, e l’eventuale reclamo avverso i provvedimenti da esso assunti, sono analiticamente descritti dagli artt. 123 e 124 con una formulazione che ricalca quella dell’art. 25 l.f..

L’unica “anomalia” che è stata segnalata riguarda la collocazione sistematica dell’art. 124, che disciplina appunto il reclamo avverso i provvedimenti del giudice delegato, nella misura in cui, nella visione unitaria del procedimento unitario, essa avrebbe dovuto essere inserita tra le norma di natura processuale.

Curatore

Il curatore è nominato nella sentenza di apertura della liquidazione giudiziale ed individuato tra coloro che risultano in possesso dei requisiti di cui all’art. 358. Può essere revocato (art. 134) e sostituito (art. 135) dal tribunale su proposta del giudice delegato o su richiesta del comitato dei creditori o della maggioranza dei crediti ammessi.

Conserva la propria qualifica di pubblico ufficiale (art. 127, già art. 30 l.f.) ed è responsabile del proprio operato in modo qualificato.

Ai sensi dell’art. 128: “il curatore ha l’amministrazione del patrimonio compreso nella liquidazione giudiziale e compie tutte le operazioni della procedura sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, nell’ambito delle funzioni ad esso attribuite. Egli non può stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato, salvo che in materia di contestazioni e di tardive dichiarazioni di crediti e di diritti di terzi sui beni compresi nella liquidazione giudiziale, e salvo che nei procedimenti promossi per impugnare atti del giudice delegato o del tribunale e in ogni altro caso in cui non occorra ministero di difensore. Il curatore non può assumere la veste di avvocato nei giudizi che riguardano la liquidazione giudiziale. Il curatore può tuttavia assumere la veste di difensore, se in possesso della necessaria qualifica nei giudizi avanti al giudice tributario quando cio’ e’ funzionale ad un risparmio per la massa”.

Quest’ultimo inciso costituisce una assoluta novità laddove prevede che, se in possesso della necessaria qualifica, il curatore può assumere la veste di difensore nei giudizi avanti al giudice tributario quando ciò è funzionale ad un risparmio per la massa.

Ulteriori novità si registrano all’art. 130, rubricato “relazioni e rapporti riepilogativi del curatore” che  richiama il contenuto dell’art. 33 l.f. ponendo come disciplina positiva prassi già invalse presso i tribunali. Innanzitutto il curatore deve: “entro trenta giorni dalla dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale, presentare al giudice delegato un’informativa sugli accertamenti compiuti e sugli elementi informativi acquisiti relativi alle cause dell’insolvenza e alla responsabilità del debitore ovvero degli amministratori e degli organi di controllo della società”.

Si tratta di una prima relazione, non necessariamente esaustiva, con la quale il curatore fornisce evidenza dei primi accertamenti effettuati, dando anche conto della  collaborazione fornita dal debitore nel dare tutte le informazioni oggetto degli obblighi previsti dall’art. 49, terzo comma.

Solo nel successivo termine di 60 giorni dal deposito di esecutività dello stato passivo il curatore presenterà al giudice delegato una relazione particolareggiata in ordine al tempo e alle cause dell’insorgere della crisi e del manifestarsi dell’insolvenza del debitore, sulla diligenza spiegata dal debitore nell’esercizio dell’impresa, sulla responsabilità del debitore o di altri e su quanto può interessare anche ai fini delle indagini preliminari in sede penale.

Questo documento coincide, sostanzialmente, con quello previsto all’art. 33, primo comma, della vecchia legge fallimentare e, come già accadeva, può avere delle parti secretate.

Il curatore, ancora come in passato, dovrà poi procedere con il deposito di relazioni periodiche. Ai sensi del nono comma dell’art. 130: “il curatore, inoltre, entro quattro mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo e, successivamente, ogni sei mesi, presenta al giudice delegato un rapporto riepilogativo delle attività svolte e delle informazioni raccolte dopo le precedenti relazioni, accompagnato dal conto della sua gestione e dagli estratti del conto bancario o postale della procedura relativi agli stessi periodi. Copia del rapporto e dei documenti allegati e’ trasmessa al comitato dei creditori. Nel termine di quindici giorni, il comitato dei creditori o ciascuno dei suoi componenti possono formulare osservazioni scritte. Nei successivi quindici giorni copia del rapporto, assieme alle eventuali osservazioni, omesse le parti secretate, è trasmessa per mezzo della posta elettronica certificata al debitore, ai creditori e ai titolari di diritti sui beni”.

Interessante è poi il dettato dell’art. 131, rubricato “Deposito delle somme riscosse”. Ed infatti, in conformità a quanto avviene presso diversi Tribunali che hanno optato per l’emissione in forma telematica dei mandati di pagamento, è previsto che :

1. Le somme riscosse a qualunque titolo dal curatore sono depositate entro il termine massimo di dieci giorni sul conto corrente intestato alla procedura di liquidazione aperto presso un ufficio postale o presso una banca scelta dal curatore.

  1. 2. Il mancato deposito nel termine è valutato dal tribunale ai fini dell’eventuale revoca del curatore.
  2. 3. Il prelievo delle somme è eseguito su copia conforme del mandato di pagamento del giudice delegato e, nel periodo di intestazione «Fondo unico giustizia» del conto corrente, su disposizione di Equitalia Giustizia s.p.a., in conformità a quanto previsto dall’articolo 2 del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181.
  3. 4. Il mandato è sottoscritto dal giudice delegato e dal cancelliere con firma digitale ed è trasmesso telematicamente al depositario nel rispetto delle disposizioni, anche regolamentari, concernenti la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. La trasmissione telematica è oggetto di disciplina con apposito decreto del Ministro della Giustizia, che ne stabilisce modalità, condizioni e limiti. La disposizione acquista efficacia a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del provvedimento del responsabile dei sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia, da adottarsi entro un anno dall’entrata in vigore del presente codice, attestante la piena funzionalità dei sistemi di trasmissione telematica

Comitato dei creditori

Il comitato, nominato dal giudice delegato nel termine di 30 giorni dall’apertura della liquidazione, mantiene il ruolo di condivisione con il curatore dei poteri di gestione economica e amministrativa della procedura.

In sintesi: (i) vigila sull’operato del curatore, (ii) autorizza gli atti del curatore ed esprime pareri nei casi previsti dalla legge ovvero su richiesta del tribunale o del giudice delegato.

Del pari invariato è rimasto il c.d. meccanismo di salvaguardia: il giudice delegato interviene in funzione sostitutiva del comitato nel caso in cui non si riesca a costituire il comitato o questo sia impossibilitato a funzionare o nei casi di inerzia o urgenza.

Come già ampiamente in uso l’art. 140 prevede ora che il comitato possa assolvere alle proprie funzioni tramite consultazioni telematiche.

 

Nella prossima Pillola vedremo gli effetti dell’apertura della liquidazione giudiziale per il debitore.

Per leggere le precedenti pillole.

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

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