18° pillola: Gli accordi di ristrutturazione dei debiti

Nella pillola odierna della rubrica “La nuova crisi d’impresa su Iusletter. In pillole”, a cura di Luciana Cipolla, Partner dello Studio e Responsabile del Team Concorsuale, approfondiamo il tema degli accordi di ristrutturazione dei debiti. 

Per rendere più agevole la lettura delle Pillole e consentire un esame immediato delle novità apportate dal Codice della Crisi, troverete qui i link per poter accedere sia al testo della Legge Fallimentare in vigore sino ad agosto 2020, sia al testo del Codice della Crisi.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti 

Ai sensi dell’art. 57 del Codice della Crisi:

“1. Gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono conclusi dall’imprenditore, anche non commerciale e diverso dall’imprenditore minore, in stato di crisi o di insolvenza, con i creditori che rappresentino almeno il sessanta per cento dei crediti e sono soggetti ad omologazione ai sensi dell’articolo 44.

  1. Gli accordi devono contenere l’indicazione degli elementi del piano economico-finanziario che ne consentono l’esecuzione. il piano deve essere redatto secondo le modalità indicate dall’articolo 56. al piano debbono essere allegati i documenti di cui all’articolo 39.
  2. Gli accordi devono essere idonei ad assicurare il pagamento integrale dei creditori estranei nei seguenti termini:
  3. a) entro centoventi giorni dall’omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data;
  4. b) entro centoventi giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione.
  5. Un professionista indipendente deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità economica e giuridica del piano. l’attestazione deve specificare l’idoneità dell’accordo e del piano ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei nel rispetto dei termini di cui al comma 3”.

Poche sono le innovazioni che l’art. 57 apporta alla sostanza dell’accordo di ristrutturazione disciplinato oggi dall’art. 182 bis l.f..

In estrema sintesi tali innovazioni possono essere così descritte. Innanzitutto, per quanto riguarda il presupposto soggettivo ed oggettivo può trattarsi di un imprenditore anche non commerciale che non sia “minore”, che si trovi in stato di crisi o insolvenza (secondo la definizione data dall’art. 2). Inoltre, per quanto concerne gli effetti della domanda, diversamente da quanto stabilito nella legge fallimentare, il Codice non prevede alcun effetto dalla presentazione della domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione, con riguardo agli atti di straordinaria amministrazione che può compiere l’imprenditore nella misura in cui, come invece accade nel concordato preventivo, la domanda non comporta alcun limite o vincolo ai poteri del debitore.

La documentazione che deve essere allegata è quella, comune a tutte le procedure, prevista dall’art.  39.

Il legislatore non ha colto l’occasione per rivedere le percentuali già previste all’art. 182bis l.f. (60%), ma ha introdotto una figura di accordo agevolato (all’art. 60): si tratta di un accordo di ristrutturazione del tutto nuovo, in versione light, giustificato (i) dalla previsione di pagamento dei creditori “estranei” senza ricorrere alla moratoria di legge ai sensi dell’art. 57, comma 3, e (ii) dall’assenza di richiesta di (e di rinuncia alle) misure protettive. In questo caso l’accordo può essere raggiunto con il 30% invece del 60% dei creditori.

E’ verosimile che la ridotta percentuale dei creditori aderenti e l’immediata debenza della debitoria residua vedano questa tipologia di accordo maggiormente (se non esclusivamente) utilizzata in ipotesi residuali di crisi finanziaria particolarmente “leggera”.

Di particolare interesse è poi la disciplina contenuta nell’art. 58 del Codice che, finalmente, disciplina le ipotesi di “rinegoziazione degli accordi o modifiche del piano”. Ai sensi di tale norma:

“1. Se prima dell’omologazione intervengono modifiche sostanziali del piano, è rinnovata l’attestazione di cui all’articolo 57, comma 4, e il debitore chiede il rinnovo delle manifestazioni di consenso ai creditori parti degli accordi. l’attestazione deve essere rinnovata anche in caso di modifiche sostanziali degli accordi.

  1. Qualora dopo l’omologazione si rendano necessarie modifiche sostanziali del piano, l’imprenditore vi apporta le modifiche idonee ad assicurare l’esecuzione degli accordi, richiedendo al professionista indicato all’articolo 57, comma 4, il rinnovo dell’attestazione. in tal caso, il piano modificato e l’attestazione sono pubblicati nel registro delle imprese e della pubblicazione è dato avviso ai creditori a mezzo lettera raccomandata o posta elettronica certificata. entro trenta giorni dalla ricezione dell’avviso è ammessa opposizione avanti al tribunale, nelle forme di cui all’articolo 48”.

L’art. 58 è volto quindi a colmare le lacune oggi presenti nella disciplina dell’art. 182 bis l.f. e, in particolare, il modus procedendi per la corretta gestione di “modifiche sostanziali” al piano di ristrutturazione e/o agli accordi con i creditori “aderenti” che intervengano:

  • prima dell’omologa: in questo caso è necessario rinnovare l’attestazione e le manifestazioni di consenso dei creditori pregiudicati da tali modifiche;
  • successivamente all’omologa: in questo caso è necessaria non solo una nuova attestazione ma anche la pubblicazione del piano nel Registro delle Imprese con possibilità per i creditori dissenzienti di proporre opposizione.

Ai sensi dell’art. 59 ai (soli) creditori che hanno concluso gli accordi di ristrutturazione si applica l’articolo 1239 del codice civile: la remissione accordata a uno dei debitori non libera gli altri che per la parte del fideiussore liberato. Tuttavia, se gli altri fideiussori hanno acconsentito alla liberazione, essi rimangono obbligati per l’intero.

Nel caso in cui l’efficacia degli accordi sia estesa ai creditori non aderenti, costoro conservano impregiudicati i diritti contro i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso.

Salvo patto contrario (da raggiungere, si assume, con i creditori aderenti), gli accordi di ristrutturazione della società hanno efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili, i quali, se hanno prestato garanzia, continuano a rispondere per tale diverso titolo, salvo che non sia diversamente previsto.

Il Codice della Crisi prevede, ancora, la figura della domanda in bianco o con riserva o graduata. A tale domanda deve essere allegata una documentazione più snella: l’elenco nominativo dei creditori; gli ultimi tre bilanci (o dichiarazione dei redditi). Al deposito della domanda non segue il c.d. automatic stay. Il blocco delle azioni deve essere richiesto con un’apposita istanza.

L’art. 58 disciplina ora gli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa: viene confermata la persistenza dell’istituto degli accordi nei confronti di banche e intermediari finanziari a condizioni sostanzialmente identiche a quanto previsto nella legge fallimentare ma viene esteso a tutte le ipotesi di ristrutturazione del debito e non soltanto quando l’esposizione è rappresentata per almeno la metà da debiti verso le banche e intermediari finanziari.

L’ estensione, in deroga agli artt. 1372 c.c. e 1411 c.c., può avvenire soltanto nell’ambito dei creditori che appartengano alla medesima classe, che abbiano cioè posizione giuridica ed interessi economici omogenei.

Inoltre è richiesto che (i) tutti i creditori appartenenti alla categoria siano stati informati dell’avvio delle trattative, siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede e abbiano ricevuto complete e aggiornate informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore nonché sull’accordo e sui suoi effetti; (ii) l’accordo abbia carattere non liquidatorio, prevedendo la prosecuzione dell’attività d’impresa in via diretta o indiretta ai sensi dell’articolo 84, comma 2, e che i creditori vengano soddisfatti in misura significativa o prevalente dal ricavato della continuità aziendale, (iii) che i crediti dei creditori aderenti appartenenti alla categoria rappresentino il 75% di tutti i creditori appartenenti alla categoria, fermo restando che un creditore può essere titolare di crediti inseriti in più di una categoria; (iv) che i creditori della medesima categoria non aderenti cui vengono estesi gli effetti dell’accordo possano risultare soddisfatti in base all’accordo stesso in misura non inferiore rispetto alla liquidazione giudiziale; (v) che il debitore abbia notificato l’accordo, la domanda di omologazione e i documenti allegati ai creditori nei confronti dei quali chiede di estendere gli effetti dell’accordo.

Quanto alla convenzione di moratoria l’art. 62 del Codice della crisi prevede l’estensione anche a creditori diversi da banche e intermediari finanziari (come dunque per gli accordi ad efficacia estesa) fermo il divieto di imporre nuova prestazione ai creditori.

Rispetto all’attuale disciplina, il Codice della Crisi precisa quali possono essere i possibili contenuti della moratoria: la dilazione delle scadenze dei crediti, la rinuncia agli atti o la sospensione delle azioni esecutive e conservative, nonché ogni altra misura che non comporti rinuncia al credito.

Tali effetti possono essere estesi anche ai creditori estranei soltanto ove risultino soddisfatti in misura non inferiore rispetto alla liquidazione giudiziale

Una segnalazione merita la nuova disciplina della transazione fiscale atteso che, per l’ipotesi in cui il fisco non dia la propria approvazione, è previsto che: “il tribunale omologa gli accordi di ristrutturazione anche in mancanza di adesione da parte dell’amministrazione finanziaria quando l’adesione è decisiva ai fini del raggiungimento delle percentuali di cui all’articolo 57, comma 1, e 60 comma 1 e quando, anche sulla base delle risultanze della relazione del professionista indipendente, la proposta di soddisfacimento della predetta amministrazione è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria”.

La proposta di transazione produce quindi effetto anche in caso di mancata approvazione da parte del Fisco nel termine di 60 giorni, laddove risulti più vantaggiosa per l’Erario rispetto alla liquidazione giudiziale. Con tale termine è stato risolto il problema della mancata pronuncia (in tempi relativamente brevi) da parte del Fisco, il quale è solito impiegare tempi eccessivamente dilatati per pronunciarsi sulle proposte di transazione (comportamento poco coerente rispetto alle esigenze di celerità tipiche delle logiche sottese agli accordi di ristrutturazione dei debiti).

L’art. 166, comma 3, lett. e), cci, afferma che non sono soggetti all’azione revocatoria (né fallimentare, né ordinaria) “gli atti, i pagamenti effettuati e le garanzie su beni del debitore posti in essere in esecuzione … dell’accordo di ristrutturazione omologato e in essi indicati, nonché gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente posti in essere dal debitore dopo il deposito della domanda di accesso … all’accordo di ristrutturazione”.

Diversamente rispetto agli “accordi in esecuzione dei piani di risanamento”, il legislatore della riforma non dispone per gli “accordi di ristrutturazione dei debiti dell’imprenditore” che l’esclusione non operi in caso di dolo o colpa grave dell’attestatore o di dolo o colpa grave del debitore, quando il creditore ne era a conoscenza al momento del compimento dell’atto, del pagamento o della costituzione della garanzia.

In tal modo è confermato il maggiore grado di stabilità di questi ultimi già affermato in vigenza della odierna legge fallimentare.

E’ infine confermata l’esenzione dai reati di bancarotta semplice e preferenziale.

Quanto alle misure cautelari e protettive la legge fallimentare prevede che “dalla data di pubblicazione nel registro dell’imprese per l’accordo e per sessanta giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, né acquisire titoli di prelazione se non concordati”.

Nel nuovo Codice non vi è una norma analoga (nemmeno per l’ipotesi del concordato) in quanto l’art. 54 prevede che le misure cautelari e protettive possano essere richieste al tribunale nel corso del procedimento unitario previsto dall’art. 40.

Per quanto concerne i provvedimenti cautelari, questi sono definiti dall’art. 2, lett q) come: “i provvedimenti cautelari emessi dal giudice competente a tutela del patrimonio o dell’impresa del debitore, che appaiano secondo le circostanze più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti delle procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza”.

Le misure protettive sono invece definite dall’art. 2, lett p) del Codice come: “le misure temporanee disposte dal giudice competente per evitare che determinate azioni dei creditori possano pregiudicare, sin dalla fase delle trattative, il buon esito delle iniziative assunte per la regolazione della crisi o dell’insolvenza”.

Le misure protettive (a differenza delle misure cautelari) scatteranno automaticamente ma solo su espressa richiesta del debitore contenuta nel ricorso per l’omologa dell’accordo di ristrutturazione.

Per leggere il testo della Legge Fallimentare, in vigore sino ad agosto 2020 e il testo del Codice della Crisi.

Per leggere le precedenti pillole.

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

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