02.11.2026 Icon

Tutela della proprietà intellettuale, nel 2025 sequestri record di merci contraffatte nell’Unione europea

Nel 2025 le autorità dell’Unione europea hanno sequestrato oltre 196 milioni di articoli contraffatti, per un valore stimato di circa 6,3 miliardi di euro. È il risultato più alto mai registrato, superiore di due terzi a quello dell’anno precedente. Lo documenta il rapporto annuale della Commissione europea e dell’EUIPO sull’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale, che restituisce l’immagine di un sistema di controllo sempre più incisivo. Gli stessi dati mostrano però un fenomeno che si sposta all’interno del mercato unico e lungo i canali del commercio elettronico, e che i sequestri riescono a intercettare solo in minima parte.

Che cosa misura il rapporto e i risultati del 2025

Il rapporto raccoglie ogni anno, in forma aggregata, i dati trasmessi dalle autorità degli Stati membri e li legge da due prospettive. Da un lato i fermi disposti dalle dogane alle frontiere esterne, sulla base del regolamento (UE) n. 608/2013, dall’altro i sequestri eseguiti all’interno del mercato unico dalle forze di polizia e dalle autorità di vigilanza del mercato. La distinzione non è solo statistica, perché i due canali intercettano fasi diverse della filiera del falso, l’ingresso delle merci nell’Unione e la loro circolazione una volta entrate.

Entrambi i fronti segnano un forte aumento. Nel mercato interno sono stati sequestrati oltre 175 milioni di articoli, per un valore di 4,55 miliardi di euro e una crescita del 71% in volume. Alle frontiere i fermi hanno riguardato 42,1 milioni di articoli, più del doppio del 2024, per un valore di quasi 2 miliardi di euro, il dato più alto dall’entrata in vigore del regolamento. Il balzo si deve in buona parte a un unico sequestro eccezionale di 16 milioni di prodotti del tabacco, ma non solo, perché sono cresciuti del 34% anche i casi trattati, segno di controlli doganali sempre più mirati.

Quali diritti, quali prodotti e quali canali

Il marchio resta il diritto più violato, coinvolto nel 60% degli articoli sequestrati e in quasi il 94% di quelli fermati in dogana, seguito dal diritto d’autore (39%) e dai disegni e modelli (7%). Alle frontiere oltre l’85% delle violazioni riguarda marchi dell’Unione europea, a conferma del ruolo centrale del titolo unitario anche nella fase di enforcement. Nel mercato interno cresce invece il peso del diritto d’autore, trainato da supporti registrati e software, che con il 32,8% degli articoli guidano la classifica davanti ai giocattoli (19,5%).

Il dato più significativo riguarda però la terza categoria, etichette, cartellini e adesivi, passata in un anno dal 2% al 13,4% dei sequestri nel mercato interno. Presi da soli, questi materiali non riproducono alcun prodotto, ma consentono di trasformare in falso una merce anonima già entrata nell’Unione. La loro diffusione indica che una parte della contraffazione viene assemblata e confezionata sul territorio europeo, aggirando i controlli alla frontiera. Il diritto dei marchi offre già uno strumento per intervenire a monte, poiché l’art. 10 del regolamento (UE) 2017/1001 consente al titolare di vietare l’apposizione del segno su etichette e imballaggi e la loro commercializzazione, quando vi sia il rischio che vengano poi utilizzati per prodotti contraffatti.

Quanto alla provenienza, la Cina resta il primo Paese d’origine delle merci fermate, con quasi il 41% degli articoli, seguita dalla Turchia e da Hong Kong. Il trasporto su strada e quello marittimo concentrano i volumi maggiori, ma la maggior parte dei singoli casi riguarda corrieri espressi e spedizioni postali, con oltre 45.000 interventi sui soli corrieri. È l’effetto del commercio elettronico, che frammenta il falso in piccoli pacchi difficili da intercettare.

Il primato dell’Italia

L’Italia da sola rappresenta il 73,9% di tutti gli articoli sequestrati nell’Unione e l’80,2% di quelli fermati nel mercato interno, molto al di sopra di Francia e Paesi Bassi, intorno al 6% e al 5%. Il primato deriva quasi interamente dai sequestri eseguiti sul territorio, che valgono oltre 71 punti percentuali del totale, mentre i fermi doganali italiani ne pesano poco più di due. Il dato va letto con attenzione, perché il numero dei sequestri misura l’intensità dei controlli più che la diffusione del falso, e riflette anzitutto l’impegno delle forze di polizia italiane sul mercato interno.

Un fenomeno intercettato solo in parte

Le procedure doganali si confermano efficaci, dato che quasi l’85% dei procedimenti si è concluso con la distruzione delle merci. Il sistema, tuttavia, poggia quasi interamente sull’iniziativa dei titolari. Gli interventi d’ufficio delle dogane si fermano all’1,8% e il fermo presuppone, di regola, una domanda di intervento, mentre nel 5,5% dei procedimenti il titolare non ha dato alcun seguito alla notifica della dogana, lasciando cadere un’occasione di tutela già aperta.

Il rapporto invita infine a ridimensionare il valore dei record. Il commercio di merci contraffatte verso l’Unione è stato stimato in 99 miliardi di euro nel 2021, pari al 4,7% delle importazioni, e i fermi alle frontiere ne intercettano circa lo 0,4%. Per i titolari la domanda di intervento resta quindi necessaria ma non sufficiente, e va affiancata dal monitoraggio delle vendite online e dall’azione contro i materiali di confezionamento, in un sistema che, come sottolineano Commissione ed EUIPO, richiede un coinvolgimento più stretto di trasportatori e piattaforme di commercio elettronico.

Autore Roberto Plebani

Associate

Milano

r.plebani@lascalaw.com

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