21.09.2026 Icon

Marchio biologico italiano, al via la procedura telematica per ottenerne l’uso

Una comunicazione online, un’autodichiarazione e trenta giorni di attesa: tanto basta all’operatore biologico per fregiare i propri prodotti del “Marchio biologico italiano”. Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) ha reso operativo sul Sistema informativo agricolo nazionale un servizio informatico gratuito per la gestione delle richieste, accompagnato da una Guida operativa e da un Manuale utente. L’autorizzazione può formarsi anche per silenzio-assenso, mentre l’apposizione del segno resta soggetta a regole grafiche rigorose, che lo vogliono sempre affiancato, e mai sostitutivo, al logo biologico europeo.

art. 6 della legge 9 marzo 2022, n. 23; D.M. MASAF n. 251972 del 26 maggio 2026; Guida all’accesso al servizio e Manuale utente – Marchio biologico italiano, versione 01 (SIAN-SIB).

Comunicazione telematica e autorizzazione per silenzio-assenso

L’operatore che intende utilizzare il marchio deve inviare un’apposita comunicazione attraverso il servizio dedicato del SIAN-SIB, indicando le proprie generalità, compreso il CUAA, e l’elenco dei prodotti interessati, individuati per denominazione di vendita e per categoria della nomenclatura combinata. Alla comunicazione si accompagna un’autodichiarazione ai sensi del d.P.R. n. 445/2000, con cui l’operatore attesta di aver informato l’autorità competente e l’organismo di controllo cui è assoggettata la propria attività, si impegna a rispettare le disposizioni del decreto e a segnalare ogni variazione dell’elenco dei prodotti. I dati anagrafici sono recuperati direttamente dal Sistema informativo biologico, che verifica anche l’effettivo censimento del soggetto come operatore biologico. Ricevuta la domanda, il Ministero ne cura l’istruttoria e comunica l’autorizzazione oppure il diniego; decorsi trenta giorni senza notifica di diniego, l’utilizzo del marchio si intende autorizzato ai sensi della norma generale sul silenzio-assenso.

Un segno complementare al logo europeo

Sul piano dell’etichettatura il marchio nazionale ha natura dichiaratamente accessoria. Non sostituisce il logo di produzione biologica dell’Unione europea, ma può essere apposto esclusivamente in aggiunta ad esso, nello stesso campo visivo, senza superarne le dimensioni, sovrapporvisi o limitarne la visibilità, e mantenendo distinguibili i rispettivi elementi. Altrettanto rigide le prescrizioni sulla riproduzione grafica, che impongono di conservare il logo inalterato, vietando testi aggiunti, modifiche della forma o degli elementi visivi, effetti grafici e utilizzo in trasparenza. Sul versante operativo, il primo accesso spetta al titolare dell’impresa individuale o al legale rappresentante della società, con SPID, CIE o CNS, salvo credenziali dedicate per i soggetti stranieri privi di identità digitale; è possibile delegare la compilazione e la trasmissione a un terzo o a un Centro di assistenza agricola titolare del mandato per il fascicolo aziendale. Il sistema consente di seguire lo stato della pratica, esportarne il protocollo e annullare la domanda finché risulta soltanto trasmessa.

Semplificazione e controlli, un equilibrio da verificare

L’impianto punta con decisione sulla semplificazione: procedura interamente digitale, servizio gratuito e un meccanismo di silenzio-assenso che evita all’operatore attese indefinite. Proprio questa scelta sposta però il baricentro della tutela sui controlli successivi, affidati in larga parte alla veridicità delle autodichiarazioni e alla vigilanza dell’autorità competente e degli organismi di controllo. Per un segno pubblico chiamato a comunicare al consumatore l’origine nazionale del prodotto biologico, l’effettività di tali verifiche sarà decisiva per la credibilità del marchio e, di riflesso, per la sua capacità distintiva sul mercato. Qualche rigidità emerge infine sul piano pratico, poiché la presenza di una domanda già in lavorazione o trasmessa impedisce l’inserimento di una nuova domanda secondo le modalità ordinarie, con possibili rallentamenti per le imprese che aggiornano di frequente la propria gamma. Sarà la prassi applicativa a chiarire come gestire in modo agile l’estensione del marchio a nuovi prodotti.

Autore Roberto Plebani

Associate

Milano

r.plebani@lascalaw.com

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