20.10.2026

Gender pay gap, Italia virtuosa

  • Italia Oggi

Italia è tra i Paesi europei con la minore differenza salariale tra uomini e donne. Secondo i dati Eurostat, il gender pay gap si attesta al 5,3%, contro una media Ue dell’11,1%. Un risultato che colloca la Penisola in una posizione migliore rispetto ad altre economie industrializzate come Germania e Francia, entrambe sopra la media europea, ma anche alla Spagna, dove il divario retributivo di genere si attesta al 7,3%. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un crescente dinamismo del mercato del lavoro, con numeri e tendenze che si stanno consolidando, soprattutto sul fronte dell’occupazione a tempo indeterminato. Diminuiscono i disoccupati e i Neet e anche sul versante delle differenze salariali di genere l’Italia registra risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei”, ha sottolineato il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca, nel corso dell’incontro con i rappresentanti del Comitato economico e sociale europeo (Cese) in missione a Roma, lo scorso 12 ottobre. A contribuire al contenimento delle differenze salariali in Italia è soprattutto il sistema di contrattazione collettiva che garantisce maggiori tutele e una più equilibrata distribuzione delle retribuzioni tra uomini e donne rispetto ad altri modelli europei.

Un pilastro del nostro sistema, come sottolineato ancora dal presidente De Luca nell’evento del Cese. Altro elemento che aiuta a mantenere basso il divario salariale italiano è la significativa presenza femminile nel settore pubblico. Secondo i dati Istat 2025 le donne rappresentano il 55,6% degli occupati del comparto e il gender pay gap si ferma al 5,2%, contro il 15,9% del settore privato. Un mix che tende ad abbassare il differenziale generale. In questo quadro complessivo, per ridurre ancora le distanze tra gli stipendi delle lavoratrici e dei lavoratori è auspicabile agire su più fronti. “Le nuove politiche attive del lavoro hanno mostrato negli ultimi anni un decisivo cambio di marcia. Ma è possibile fare di più, aiutando le lavoratrici a superare quegli ostacoli che ancora limitano l’accesso a professioni più qualificate e meglio remunerate tramite orientamento, percorsi di formazione e aggiornamento professionale. È necessario, inoltre, rafforzare i servizi alle famiglie sul territorio per alleviare il carico di cura, che troppo spesso grava ancora in gran parte sulle donne”, ha scandito il presidente De Luca.

Per agire in questo senso bisogna quindi porre più attenzione alle transizioni verso settori a maggiore domanda di competenze e avanzamento professionale, affiancando all’obiettivo di una più elevata partecipazione femminile quello di una più equilibrata distribuzione delle opportunità di lavoro. “Le politiche attive possono diventare uno strumento di inclusione occupazionale, ma anche di valorizzazione delle competenze, sviluppo delle carriere e miglioramento della qualità del lavoro. In questa direzione possono aiutare le innovazioni tecnologiche come la piattaforma Siisl, che mette insieme strumenti di formazione, orientamento e incontro tra domanda e offerta di lavoro”, ha concluso il presidente dei consulenti del lavoro.