16.10.2026

Demografia, AI e competenze: le sfide del lavoro per le imprese

  • Il Sole 24 Ore

Denatalità, ma anche relazioni industriali, valorizzazione delle “diverse generazioni” in azienda, competenze, nuove tecnologie, a cominciare dall’intelligenza artificiale. Sono alcune delle sfide che sta affrontando il mercato del lavoro, stretto tra crescita dell’occupazione ed elevato disallineamento tra domanda e offerta.

Questi temi ieri sono stati al centro della terza edizione di Job Evolution, l’evento organizzato dal Gruppo Il Sole 24 ORE che ha visto 1.600 partecipanti tra presenti, landing page e home page de Il Sole 24 Ore. «Sono tempi difficili, le imprese sono al centro di scelte ogni giorno più complicate – ha sottolineato il direttore de Il Sole 24 Ore, Fabio Tamburini -. Momenti di confronto come questi sono più che mai utili». «Oggi i ragazzi, rispetto ad altre generazioni, non mettono più al primo posto necessariamente la carriera – ha evidenziato Federico Silvestri, amministratore delegato Gruppo Il Sole 24 Ore -. Per gestire l’intelligenza artificiale occorre investire. Certamente in tecnologia, ma soprattutto nel capitale umano».

Secondo le previsioni Excelsior tra il 2025 e il 2029 le aziende avranno bisogno di 3,3-3,7 milioni di lavoratori. Un’acceleratore sarà l’AI che sta trasformando professioni e processi produttivi: già oggi la utilizza il 12,4% delle imprese italiane. «La sfida del lavoro non è soltanto creare nuove opportunità ma fare in modo che le persone abbiano le competenze per coglierle», ha spiegato Andrea Prete, presidente di Unioncamere.

In questo scenario il ruolo di aziende e sindacato è fondamentale. «Viviamo una transizione dagli sviluppi ancora difficili da prevedere. È importante, quindi, accompagnarla col dialogo tra le parti sociali: contrattazione e relazioni industriali possono essere lo strumento per governarne gli impatti sui modelli organizzativi e sul lavoro. La nostra cultura, che mette la persona al centro, deve portare politica e parti sociali a ragionare sulle soluzioni che possono accompagnare meglio questa transizione, anche ripensando regole e iniziative di bilateralità, per adattarle a un futuro in rapida evoluzione», ha detto Pierangelo Albini, direttore Lavoro, Welfare e Capitale Umano di Confindustria.

D’accordo il segretario confederale della Cisl Mattia Pirulli che ha aggiunto: «La contrattazione e la rappresentanza sono fondamentali per governare il cambiamento e per dare risposte nei luoghi di lavoro, dove occorre rafforzare la contrattazione aziendale e territoriale, raggiungere le piccole imprese anche attraverso la bilateralità e contrastare il dumping contrattuale. Il confronto avviato con le associazioni datoriali punta a costruire una cornice comune su partecipazione, sicurezza e formazione». A proposito di formazione, Pirulli ha ribadito che «deve diventare un diritto esigibile durante l’orario di lavoro, con accesso per tutti e attenzione ai lavoratori più anziani. Servono piani condivisi, un fondo nuove competenze strutturale e competenze certificate, spendibili anche quando si cambia lavoro. È questa la condizione per essere protagonisti del cambiamento».

«L’intelligenza artificiale mette alla prova la capacità delle imprese di ripensare la propria organizzazione: come collaborano le funzioni, dove si prendono le decisioni, quali competenze si sviluppano e come si misura il valore prodotto – ha evidenziato Paola Boromei, Chief Operating Officer & Chief HR Officer Gruppo Il Sole 24 ORE -. La responsabilità del management è trasformare il potenziale della tecnologia in qualità del lavoro e competitività, accompagnando le persone nel cambiamento. È nelle scelte organizzative che si decide quanto di quel potenziale diventerà valore reale».

Secondo il giuslavorista Francesco Rotondi, Founding e Managing Partner LABLAW Rotondi & Partners «nell’era dell’AI la tecnologia trasforma imprese, lavoro e organizzazione, ma essa stessa, più che una tecnologia, è un mutamento integrale e globale di paradigma. Un paradigma che vede sempre al centro l’uomo: nel suo ruolo di regista e nella sua essenza etica». Come afferma, del resto, Laura Bruno, consigliera nazionale Aidp, «la normativa europea e italiana sottolinea che l’IA deve supportare le decisioni senza sostituire la responsabilità umana e nel rispetto della dignità della persona. L’Intelligenza Artificiale non sta riducendo il valore delle persone. Sta aumentando il valore delle competenze umane: pensiero critico, leadership, adattabilità, etica e capacità relazionale. La nuova missione dell’HR non è difendere il lavoro dall’IA, ma aiutare le persone a lavorare meglio con l’AI».