16.10.2026

Fuga dalle azioni tech la corsa di Anthropic non rasserena i mercati

  • La Repubblica

Continua la fuga degli investitori dai titoli legati all’Intelligenza artificiale. Ieri le aziende tecnologiche sono state ancora vendute in tutto il mondo, dall’Asia agli Stati Uniti, dopo che un’inflazione americana oltre le attese ha alimentato gli ormai arcinoti timori sulla sostenibilità di valutazioni stellari e maxi investimenti, che in caso di rialzo dei tassi di
interesse da parte della Fed sarebbero ancora più difficili da finanziare. La Borsa coreana, dominata dai grandi produttori di chip come Samsung, ha lasciato sul campo il 7,6%, in Europa il campione dei macchinari per la stampa dei circuiti Asml ha perso il 4%, a Milano Technoprobe, leader dei test sui microprocessori, oltre il 10%, negli Stati Uniti sono proseguite le vendite sia sui big del silicio, Amd e Nvidia, che su medi e grandi operatori del cloud. Nel
complesso, ha calcolato Cnbc, i venti maggiori titoli globali legati alla rivoluzione dell’IA avrebbero perso oltre mille miliardi di valore nel corso di una settimana. Non hanno aiutato neppure i conti di due tra le aziende più iconiche del settore, con gli investitori ormai non si accontentano più dei balzi di fatturato e utili ma cercano tra i numeri
ogni minima crepa. Una è la taiwanese Tsmc, la più grande fonderia di chip al mondo, che pur chiudendo il trimestre con ricavi in aumento del 50% e profitti record ha espresso cautela per il 2027 a causa delle incertezze macroeconomiche.

L’altra è Anthropic, al momento considerata il più avanzato laboratorio americano di modelli di intelligenza artificiale. Secondo il Financial Times l’azienda guidata da Dario Amodei, attesa alla quotazione in Borsa
il mese prossimo, ha visto i ricavi salire nel terzo trimestre di un rotondo 50%, a 16,8 miliardi di dollari, con flusso di cassa positivo. Gli analisti notano però che il ritmo di crescita ha rallentato rispetto all’inizio dell’anno. OpenAI, la sua grande rivale ben più in ritardo rispetto alle attese di crescita, ha deciso di rimandare la quotazione al 2027.
La tensione in questa fase si concentra soprattutto su alcuni operatori dei centri dati, i cosiddetti “neocloud”, con livelli di indebitamento elevati. Il valore dei bond emessi per finanziare i loro gigaprogetti sta crollando e nel caso di CoreWeave, società su cui ha investito anche Nvidia, sfiora livelli da default. Secondo la società di consulenza Gartner entro il 2030 l’80% di questi “neocloud” avrà chiuso bottega, non potendo ripagare i debiti contratti.
Come sempre è complesso capire se si tratta di turbolenze passeggere prima di nuovi rialzi – come è sempre stato finora –, di una sana correzione o del rumore che annuncia lo scoppio della bolla. Nel frattempo la fuga dal rischio beneficia i titoli di Stato americani che recuperano un pochino del terreno perso in settimane di vendite costanti.