15.10.2026

Il risiko rallenta la trattativa contratto dei bancari al palo

  • La Repubblica

Approccio «miope», «incontro insoddisfacente». Per i sindacati bancari serve da parte dell’Abi «un cambio di passo», «una visione lungimirante». Sorprende la durezza delle dichiarazioni dei segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin Confsal, dopo l’ultimo incontro con il Casl, il Comitato per gli Affari Sindacali e del Lavoro dell’Abi, che rappresenta le banche nella trattativa per il rinnovo collettivo di lavoro, scaduto nel marzo di quest’anno.
La richiesta economica è di un aumento medio di 518 euro mensili per i 260 mila dipendenti, ma il dialogo tra le parti sembra essersi arenato ben prima di arrivare a trattarne. E, al di là delle dichiarazioni, l’idea che i sindacati si sono fatti è che le difficoltà della trattativa non siano legate alle singole richieste, o al loro insieme, quanto all’esigenza dei grandi gruppi di risolvere in via preliminare le operazioni legate al risiko bancario. Operazioni che hanno tempi non immediati. Anche se, una volta che si definiranno almeno le principali, a cominciare dalle offerte su Mps e dal ruolo di Intesa Sanpaolo, il nuovo contratto sarà una base di partenza imprescindibile per affrontare le questioni legate al personale.
Per il momento, la trattativa si è impantanata sul welfare, dall’orario di lavoro al part-time e allo smart working. Temi su cui i sindacati riferiscono di aver incassato una raffica di no, per le motivazioni più diverse: «Il Casl ha ripetuto costantemente di non poter accogliere varie richieste della piattaforma unitaria perché non previste dalla legge», spiega il segretario generale First Cisl Riccardo Colombani, definendo questo tipo di approccio «evidentemente
regressivo e non accettabile». Su alcuni punti, come il diritto di disconnessione, il no del Casl è stato invece motivato da problemi organizzativi, in altri casi dall’esigenza di non creare automatismi.

Ma al di là delle singole voci esaminate, «il contratto nazionale non è un insieme di capitoli da esaminare uno alla volta, senza un progetto complessivo», obietta il segretario generale della Fabi Lando Sileoni, che mette in dubbio che al momento il Casl abbia un vero e proprio mandato a trattare: «La Fabi è disponibile a un confronto serio, ma non a una trattativa senza risposte. Le banche devono assumersi le proprie responsabilità e chiarire cosa vogliono fare».
«Perché la trattativa possa fare un passo avanti – incalza Susy Esposito, segretaria generale Fisac Cgil – abbiamo bisogno di capire al più presto come l’Abi immagina il sistema bancario del prossimo futuro». Per il segretario generale della Uilca, Fulvio Furlan, «sul benessere lavorativo è mancata l’attenzione che merita un tema così importante». «La controparte datoriale resta generica, ancorata alle proprie posizioni», concorda il segretario generale Unisin/Confsal Luca Pinton.