15.10.2026

Le imprese: nella legge di Bilancio semplificazioni per crescere

  • Il Sole 24 Ore

Una via molto stretta per la legge di Bilancio. Il direttore generale del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia, Giovanni Spalletta, lo ha ammesso senza reticenze nella sala Pininfarina, nella sede di Confindustria a Roma, durante il convegno promosso da Confindustria e Assonime su «Fisco, imprese e competitività». Un tema analizzato con la doppia lente della riforma fiscale e delle sfide rispetto alla prossima legge di Bilancio. Il confronto svoltosi martedì – aperto dal vice ministro all’Economia, Maurizio Leo – ha visto protagonisti accademici, responsabili fiscali di grandi imprese e professionisti (Giuseppe Melis, Luiss; Pierluigi Antonini, Poste; Giuseppe Zizzo, Liuc; Luigi Marotta, Enel; Benedetto Santacroce, esperto del Sole 24 Ore; Enrico Galasso, Tim; Giannaede Ferracani, Confindustria; Angelo Garcea, Assonime; Stefano Santalucia, Confindustria). Intervenuti anche i politici: Maria Cecilia Guerra, Pd; Luigi Marattin, partito liberaldemocratico; Marco Osnato, FdI.

Le conclusioni sono state tracciate, oltre che da Spalletta, da Giulia Abruzzese, direttore Politiche fiscali di Confindustria, e da Alberto Trabucchi, condirettore di Assonime.

La riforma fiscale, per quanto riguarda soprattutto le imprese, presenta un consuntivo in chiaroscuro – basti pensare all’abolizione dell’Ace, l’incentivo alla capitalizzazione, sostituito solo in via sperimentale e con effetti assai ridotti dll’Ires premiale; o ancora, alla superdeduzione per le nuove assunzioni, governata da norme complicate, pur con una dotazione finanziaria consistente.

D’altro canto, proprio la via strettissima consentita dalla finanza pubblica e dai fattori esogeni delle crisi internazionali rende la stesura della legge di Bilancio un esercizio strategico. Lo ha ribadito Abruzzese, che ha rimarcato la scelta, insieme con Assonime, di presentare le principali richieste fiscali, al Governo e al legislatore. Tra le proposte ci sono misure di sistema – per esempio, per incentivare il risparmio privato verso le imprese – su cui ha insistito Trabucchi. Ma anche richieste di semplificazione che faciliterebbero lo sviluppo delle imprese e i processi di rafforzamento.

Lungo questo linea, Confindustria e Assonime sollecitano, ad esempio, la tempestiva l’abrogazione di una misura nata con la legge di Bilancio 2026 che interessa, per le imprese Ias, l’avviamento e i beni immateriali a vita indefinita. La deducibilità di queste voci, solo ai fini Ires, in linea generale viene consentita con il passaggio a conto economico, ma per i soggetti Ias adopter legati all’impairment test il vantaggio potrebbe essere esercitato – paradossalmente – solo a fronte di svalutazioni. Quindi, le operazioni di acquisizione fisiologiche sono escluse. Con una ipoteca sui processi di rafforzamento e aggregazione (si veda anche «Il Sole 24 Ore» di ieri), che invece si dovrebbero sostenere anche con misure fiscali. La norma non stimava gettito: cancellare questa disciplina non dovrebbe comportare quindi costi per la finanza pubblica.

Di converso, la crescita dei gruppi potrebbe passare dall’affrancamento dei maggiori valori delle partecipazioni acquisite, oltre che dal rinnovo di un bonus aggregazione. L’affrancamento volontario, con una sostitutiva ad aliquota agevolata, costituirebbe un lascia passare per la deduzione Ires e Irap, anche in via extracontabile – per un limitato periodo di tempo (per esempio cinque anni) – delle attività immateriali a vita utile indefinita nelle operazioni di acquisizione di aziende/partecipazioni di controllo tra entità non facenti parte del medesimo gruppo. Oltre a favorire i processi di crescita aziendali la misura avrebbe anche il beneficio di portare ossigeno all’Erario.

Confindustria e Assonime rimarcano la necessità di orientare in maniera più efficace le risorse pubbliche: non basta che la misura agevolativa sia ben congegnata, come l’iperammortamento. Occorre che le imprese possano programmare nel medio-lungo periodo gli investimenti, alla luce di regole operative chiare fin dall’inizio e con un set di strumenti da utilizzare – le piattaforme per le comunicazioni, per esempio – che non venga implementato dopo mesi dal varo legislativo. È anche per questo che dal convegno è partita la richiesta di un allungamento dei tempi per l’iperammortamento oltre settembre 2028, insieme con le richieste specifiche sui software as a service, ora esclusi dall’incentivo.

Occorre, inoltre, dare continuità alle norme agevolative sui premi di produttività e sul welfare aziendale, rispettivamente la tassazione agevolata ora all’1% e la detassazione fino a mille e 2mila euro. Confezionare una norma che funziona ed è a regime consente alle imprese di risparmiare risorse per l’adeguamento. Basti pensare alla modifica intervenuta con il decreto legislativo 148/26 sui familiari beneficiari del welfare aziendale, ricomprendendo anche i non conviventi.

Una raccomandazione arriva anche per quanto riguarda sugar e plastic tax, che a legislazione vigente dovrebbero scattare dal 1° gennaio. Si tratta di misure – ha detto Abruzzese – che portano costi e complicazioni senza centrare i target di gettito nonché sociali che ne hanno giustificato l’introduzione.

Rispetto ai nuovi Testi unici, Abruzzese ha chiesto che sia concesso un periodo transitorio di salvaguardia, che consenta di testare l’adeguamento dei gestionali evitando il rischio di incorrere in violazioni formali.

Trabucchi ha insistito, infine, sulla necessità di mobilitare il risparmio privato verso il capitale di rischio delle imprese: gli investimenti diretti in azioni, in rapporto al Pil sono tra i più bassi in Europa. I conti di risparmio e investimento, i Sia (si vedano le indicazioni della Commissione nell’ambito della Savings and investments union), potrebbero essere d’aiuto. Naturalmente vanno previste soglie per evitare di agevolare grandi investitori e per tutelare i piccoli risparmiatori.