14.10.2026

Mps, l’advisor dei fondi boccia le ops. E dà l’ok alla fusione con Mediobanca

  • Il Corriere della Sera

Votare contro le due offerte di scambio su Banca Generali e Banco Bpm, così come contro la proposta di ridurre il capitale sociale per distribuire un dividendo straordinario di 4 miliardi. È il verdetto di Iss, il primo dei proxy advisor, che ieri si è espresso consigliando ai fondi azionisti di Monte dei Paschi di respingere il progetto costruito dal ceo Luigi Lovaglio per difendere Siena dal tentativo di scalata di Intesa Sanpaolo.

In attesa della pronuncia dell’altro proxy Glass Lewis, quello di Iss è un giudizio che pesa in vista dell’assemblea di Mps del 29 ottobre. I fondi valgono circa il 40% del capitale di Mps e, di norma, non si discostano dalle indicazioni dei proxy. Il loro voto contrario si sommerebbe a quello dei grandi soci di Mps, Delfin (17,6%), Caltagirone (13,5%) ed Edizione (1,45%), che già hanno dichiarato l’opposizione ai piani di Lovaglio. Le holding delle famiglie Del Vecchio e Benetton hanno anche anticipato l’intenzione di aderire all’opas di Intesa, mentre il gruppo Caltagirone non ha ancora sciolto le riserve, ma dovrebbe allinearsi.

Nel documento Iss chiarisce che il suo «no» non va letto come un consiglio agli azionisti di Mps di aderire all’offerta di Intesa, «che non è priva delle sue criticità». Né come una reazione all’«aut aut» posto da Ca’ de Sass che ha anticipato il ritiro della sua opas su Siena in caso di approvazione di anche uno solo dei tre punti del piano difensivo di Lovaglio. Il giudizio è invece frutto di «un’autonoma considerazione» del progetto del banchiere lucano per creare il terzo polo bancario italiano e distribuire ai soci il 4,5% di Generali. Secondo il proxy, il piano darebbe luogo «a una fusione a tre o quattro» di per sé molto complessa. Ai soci viene chiesto di votare «una visione che prevede di raddoppiare le dimensioni della banca», senza una due diligence, «un prezzo definitivo», «alcun accordo commerciale e di governance» con i grandi soci di Banca Generali e Banco Bpm. «Un’operazione del genere — sostiene Iss — andrebbe gestita da un cda e da un management uniti e non è questo il caso».

I consulenti notano poi che il tutto avverrebbe mentre è ancora in corso l’integrazione di Mediobanca in Mps. L’integrazione dovrebbe portare alla fusione di Piazzetta Cuccia in Siena, approvata dalla Bce e che anche Iss suggerisce di avallare, contrariamente agli auspici di Intesa che ha invitato i soci di Mps a respingere. A chi daranno ascolto i fondi? In genere seguono i proxy, ma c’è anche da dire che molti di questi grandi investitori hanno posizioni non solo in Mps, ma anche — e in misura economicamente più rilevante — in Intesa Sanpaolo.

Resta da vedere cosa farà adesso Lovaglio: se deciderà di andare alla conta in assemblea o di rinunciare. Nel consiglio di lunedì, pur ribadendo i dubbi sull’operazione di Intesa, il ceo di Mps è parso assumere una posizione meno bellicosa, prendendo atto che al momento non ci sono alternative all’orizzonte.

Consob ha intanto raccomandato chiarezza per il mercato sulle operazioni in corso.