Quasi duemila miliardi fermi sui conti correnti. Il dato che fa degli italiani un popolo di risparmiatori – e non necessariamente di investitori – incuriosisce chi si occupa di finanza, anche fuori dai confini nazionali. Tra questi c’è Scalable Capital, una realtà nata come fintech a Monaco di Baviera nel 2014, diventata banca in Germania nel settembre 2025 e un anno dopo anche in Italia. «Con la licenza bancaria tedesca potevamo già operare in tutti e 27 Paesi dell’Unione europea, ma non senza alcune complicazioni», racconta Alessandro Saldutti, country manager Italia di Scalable Capital. «Quando siamo entrati sul mercato italiano, oggi il secondo per noi, eravamo un giovane broker digitale, straniero e che permetteva di investire a partire da un euro. Abbiamo lavorato a lungo per conquistare la fiducia dei risparmiatori e l’apertura della succursale a Milano è un altro tassello di questo percorso». Qualche numero:
oltre un milione di clienti tra Germania, Italia, Austria, Spagna, Francia e Paesi Bassi per più di 60 miliardi di asset gestiti, quattro uffici sparsi per l’Europa e più di 800 dipendenti. Nessuno sportello, ma un’interfaccia completamente digitale per accompagnare gli utenti nei loro investimenti. In futuro, il percorso italiano potrebbe essere replicato anche in altri mercati europei, ma adesso l’attenzione è concentrata sullo Stivale.
La mossa in Italia, infatti, sta pagando. I clienti, confida Saldutti, pur senza rivelare i numeri, sono aumentati di molto, anche grazie alle possibilità di avere un Iban italiano e affidare a Scalable il compito di pagare le tasse, che il regime amministrato consente agli istituti vigilati da Banca d’Italia. Il manager fatica a trovare un concorrente sul mercato tricolore a cui paragonare l’istituto. «I nostri primi avversari sono i soldi fermi sui conti correnti», scherza. Il
cliente medio della banca ha 37 anni, ma non mancano utenti ultrasettantenni. L’obiettivo, dice Saldutti, non è fare concorrenza a realtà come Fineco o Trade Republic, ma coinvolgere chi ancora non investe. Per raggiungerlo intende potenziare il team milanese. Il cuore di Scalable resta in Germania, dove lavora chi si occupa dell’architettura tecnologica della piattaforma. Ma a Milano la banca cerca alcune figure da inserire nei gruppi di lavoro dedicati
al mercato italiano, dal marketing all’ufficio legale, ad esempio.
Alla base del business c’è una tecnologia proprietaria unita alla regolamentazione di una banca, che consente a Scalable di fornire ai clienti analisi dettagliate dei loro portafogli, come anche nozioni di finanza. «Informazioni, strumenti di qualità e costi abbattuti rendono accessibili i mercati anche a chi non ha ancora grandi capitali. Non a caso, piani di accumulo ed Etf restano le scelte preferite dei nostri clienti». Lo scorso agosto la piattaforma si è
arricchita con Agentic Investing, un assistente basato sull’intelligenza artificiale. «La tecnologia ci permette di abbattere i costi e migliorare i servizi senza che venga meno il contatto con il cliente, che coltiviamo attraverso la piattaforma, ma anche con i social e partecipando a eventi. Insomma, ci mettiamo la faccia», prosegue nel racconto.
Saldutti guarda anche ai Btp, che oggi non fanno ancora parte dell’offerta della piattaforma.
«Probabilmente in un futuro», anticipa. «Quando stabiliamo le priorità delle nostre iniziative guardiamo a tutti i mercati, ma è indubbio che in Italia ci sia un amore particolare per i titoli di Stato, spinto anche dai vantaggi fiscali. Credo però che, in un’ottica di lungo termine, per un cittadino che ha già la propria casa, il lavoro e i servizi legati a doppio filo con l’Italia, avere anche il portafoglio finanziario troppo esposto ai buoni del Tesoro significhi mettere troppe uova nello stesso paniere».