La richiesta di sospensione e di riforma dell’Ets, il sistema Ue di scambio delle quote di Co2, non è nuova da parte dell’Italia. Stavolta però Palazzo Chigi ha trovato un alleato nella Repubblica Ceca: la lettera diretta alle istituzioni Ue, in vista del prossimo Consiglio europeo, è partita a doppia firma. Le richieste sono quelle promosse a gran voce dalle imprese italiane strangolate dai costi crescenti dell’energia, che vorrebbero ottenere un rallentamento dei costi per la decarbonizzazione. L’ultima riforma all’esame di Bruxelles prevede sì un approccio un po’ più graduale, ma non è abbastanza per le imprese. E per giunta bisognerà fare i conti con la posizione del Parlamento europeo, decisamente più restrittiva rispetto a quella della Commissione: per esempio continua a prevedere la cancellazione delle quote
detenute nella riserva, pur innalzandone la soglia.
Ribadendo la richiesta di sospensione, che molto difficilmente potrebbe essere accolta (la Commissione lo ha chiarito più volte) Roma e Praga propongono una serie di misure di allentamento, dalla possibilità di «rilascio straordinario e regolamentato di quote dalla riserva» al rinvio dell’eliminazione delle quote gratuite come pure dell’entrata in vigore dell’Ets2, che andrebbe a colpire nuovi settori, a
cominciare dagli edifici e dal trasporto stradale. Italia e Repubblica Ceca chiedono anche maggiore regolamentazione e controllo del mercato degli Ets. La Commissione, l’Esma e l’Acer potrebbero “intensificare” il monitoraggio congiunto delle posizioni, «garantendo maggiore trasparenza».