A 14 mesi dalla richiesta Unicredit ottiene dalla Bce «l’autorizzazione ad applicare il metodo del Danish compromise nel calcolo dei coefficienti patrimoniali».
La banca guidata da Andrea Orcel ne avrà, da subito, un beneficio di circa 1,6 miliardi di capitale liberati dalle riserve sulle attività assicurative. E il beneficio salirebbe a un multiplo se Unicredit volesse crescere nel settore polizze in futuro. Ad esempio scalando Generali – di cui già possiede l’8,8% – ma anche tornando sul dossier Banco Bpm, che è forte nelle polizze. Qualche addetto ai lavori ritiene che proprio questo incentivo, così atteso, potrà favorire il
rientro di Unicredit nel risiko, con la campagna tedesca su Commerz ben avviata; mentre in Italia il gruppo non arriva al 10% del mercato.
Il Danish compromise, così chiamato perché varato dalla presidenza danese del consiglio Ue 2012, offre uno sconto sul capitale (Cet1) da detenere a fronte delle attività di rischio assicurative. Se una banca lo ottiene, anziché dedurre tutto il valore delle partecipate dal capitale si limita a una frazione, in base al rischio. Dal 2025 tale prassi, favorita dalla Bce per creare “campioni europei” di credito e polizze, è entrata stabilmente nella direttiva Ue Crr3.
Un anno fa Unicredit internalizzò le assicurazioni Vita, chiedendo alla Bce lo sconto. L’esito positivo, ora, «rafforza la posizione patrimoniale, generando un beneficio stimato di circa 52 punti base sul Cet1 a giugno 2026», informa Unicredit. Fonti vicine alla banca stimano che il dato valga 1,61 miliardi per le assicurazioni incorporate (non c’entra l’8,8% di Generali, che ha natura finanziaria).
La banca applicherà la nuova contabilità «dal terzo trimestre 2026», e ha confermato «l’impegno a rafforzare ulteriormente il rigoroso approccio nell’allocazione del capitale». Si suppone in senso lineare (contabile) ma anche figurato, ossia utilizzando il nuovo capitale per acquisizioni che possano far leva sulla bancassicurazione, per integrare e distribuire polizze nelle filiali.
Unicredit era l’unica grande banca priva dello sconto danese, non essendo ancora “conglomerata finanziaria” come Intesa Sanpaolo e Banco Bpm. Anche Mediobanca (gruppo Mps) non lo è, ma gode di uno sconto danese ad hoc sul 13,3% in Generali. Tra l’altro, Intesa Sanpaolo ha ribadito, nelle risposte ai soci che domani voteranno la delega all’aumento per l’Opas su Mps, che «manterrà la quota in Generali in continuità con il trattamento contabile di
Mediobanca, al metodo del patrimonio netto e beneficiando del Danish compromise». Ma non è detto che la Bce la autorizzi, se mancherà «l’integrazione della gestione di rischi e sistemi di controllo interno tra banca e assicurazione» previsti dalla norma. E Intesa per ora ha escluso ogni forma di influenza su gestione e governance di Generali.