Il debito c’è, ma guai a chiamarlo debito. E intanto attorno a Leonardo Maria Del Vecchio si stringe una rete di manager e professionisti per affiancarlo in una fase complessa sul fronte finanziario e societario. Gabriele Benedetto, vicepresidente di Lmdv Capital e ad di QN Media, a giugno ha assunto le deleghe sulla finanza. Alessandro Galleni, consigliere, è stato nominato chief strategy officer. Al loro fianco è arrivato l’avvocato Roberto Cappelli, dello studio Cappelli Rccd, advisor del ceo di UniCredit Andrea Orcel e tra i legali più vicini a EssilorLuxottica.
È in questo quadro che Leonardo Maria affida a una lettera pubblica di Lmdv Capital la risposta alle ricostruzioni sulla sua esposizione finanziaria. E prova a cambiare il vocabolario: il credito «Lombard» (un finanziamento garantito da titoli, che consente di ottenere liquidità senza venderli) sarebbe «patrimonio reso liquido», debito personale e societario «non sono sommabili» e i crediti di firma debito non sono. Secondo il family office, le esposizioni ammontano a 950 milioni.
Il debito personale va distinto da quello delle società e i crediti di firma sono garanzie, non debito per cassa, sostiene Lmdv. Ma dopo aver spiegato che debito personale e societario non sono sommabili, li somma: 500 milioni di affidamenti personali che, con la linea di credito del family office e le posizioni assistite da beni reali, portano a 950 milioni.
Sugli affidamenti personali Lmdv chiarisce: non si tratterebbe di «debito vero», ma di «lombardizzazione». Ma sul finanziamento maturano interessi e resta l’obbligo di rimborso. La garanzia riduce il rischio della banca, non cancella il debito di chi riceve il denaro.
Lmdv introduce poi un altro numero: i «circa 6 miliardi» ai quali stima il patrimonio personale di Leonardo Maria. È il denominatore utilizzato per sostenere che 500 milioni di affidamenti rappresentano meno del 10% e dunque una leva contenuta. Ma la nota non spiega da quali asset derivi oggi quella valutazione, con quali criteri siano stati valorizzati né a quale data sia riferita. La domanda non è irrilevante. Uno dei principali asset di Leonardo Maria è il 12,5% di Delfin. Solo pochi mesi fa aveva concordato di pagare 5 miliardi per ciascuna delle analoghe quote del 12,5% dei fratelli Luca e Paola. Nel frattempo EssilorLuxottica, la principale partecipazione della holding, ha perso molto terreno in Borsa. Ieri il titolo è risalito a 149,60 euro (+0,71%), ma resta lontanissimo dal picco di 323,80 euro toccato a novembre 2025. Una perdita di valore che pesa sulla cassaforte degli otto eredi Del Vecchio e su tutti gli altri azionisti, compresi i risparmiatori.
Resta poi in sospeso il conto di 500 milioni che Luca e Paola Del Vecchio si preparano a chiedere al fratello, 250 milioni ciascuno, per il mancato acquisto delle loro quote in Delfin. Una partita che potrebbe ora trasferirsi sul terreno dell’arbitrato.