09.09.2026

Cherry Bank guarda a nuove aggregazioni

  • Il Sole 24 Ore

La trasformazione del settore bancario non riguarda soltanto i grandi gruppi. Anche le banche di minori dimensioni sono chiamate a cambiare passo. Cherry Bank prova a farlo rimettendo mano al proprio modello di business e guardandosi attorno per allargare il proprio perimetro. Archiviata l’acquisizione di Banca Popolare Valconca nel 2023, la banca guidata da Giovanni Bossi ha infatti acceso nuovamente i radar sul mercato. Ma con una differenza rispetto al risiko delle “grandi”: la parola d’ordine è «operazioni concordate». «Vorremmo essere un polo aggregante più che acquisitivo. E in questo senso ci candidiamo a esserlo tra le less significant, laddove azionisti e banche condividano il fatto che piccolo non è necessariamente bello», spiega Bossi al Sole 24 Ore. Nel mondo delle banche minori, aggiunge, «c’è bisogno di dimensione per affrontare le sfide e gli investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale: se non si segue l’onda si rischia di rimanere marginalizzati».

Insomma, serve fare scala. Non necessariamente attraverso acquisizioni, quanto piuttosto con operazioni condivise. A patto di trovare un punto d’incontro sulle valutazioni: «Sui prezzi bisogna essere disciplinati, anche perché il mercato sta andando oltre», sottolinea il banchiere. Che apre alla possibilità di mettere sul tavolo anche la sua quota: «Ho una leva rappresentata dalla mia partecipazione del 58% e, se necessario, sono disponibile a diluirmi». L’obiettivo, a tendere, è sfidante: «La mia ambizione è raggiungere un miliardo di equity e 15 miliardi di attivi». A giugno Cherry registrava 243 milioni di patrimonio netto e 4,7 miliardi di attivi.

Il ragionamento non si limita a Banca Macerata, anche se oggi le attenzioni sono rivolte all’istituto di cui Cherry detiene circa il 20%. Dopo una fase iniziale di attrito, qualcosa si sta muovendo. «Stiamo dialogando con gli azionisti e con il management e abbiamo aperto tavoli di collaborazione».

La nuova fase di crescita passa però anche dal rafforzamento della banca al suo interno. Alle spalle c’è l’ispezione di Bankitalia successiva all’integrazione di Valconca, dalla quale sono emersi alcuni rilievi su governance e antiriciclaggio. «Ci siamo adeguati con un piano già in essere, oggi interamente implementato, che ci ha fatto accelerare», spiega Bossi. Chiusa quella fase, Cherry ha aperto un nuovo capitolo sul fronte strategico con il piano al 2028, che punta a diversificare le fonti di redditività. I primi risultati arrivano dalla semestrale: utile ante imposte a 38 milioni, stabile rispetto a un anno prima, e Roe al 20,4%.

La diversificazione serve per compensare il progressivo venir meno dei crediti fiscali: lo stock ex Superbonus è sceso del 37% a 616 milioni e «al 2028 sarà in run-off». Al suo posto, intanto, stanno andando a regime i nuovi motori rappresentati da Cib, Wealth Management e Factoring. Gli impieghi Cib sono cresciuti del 35% da fine 2025 e quelli del Factoring del 79% a 77,5 milioni. La raccolta diretta della rete è salita invece del 22% a 1,2 miliardi.

Resta, pur con un ruolo diverso, il business degli Npl, con un portafoglio da 7,5 miliardi lordi e 130,4 milioni di impieghi netti. «Il mercato oggi non è profondo come dieci anni fa: molti operatori sono usciti e stanno uscendo. È più piccolo e più difficile, ma continua ad avere bisogno di operatori specialistici, competenze e disciplina». A complicare il quadro c’è il calendar provisioning, che ha cambiato le regole del gioco ma, osserva Bossi, «noi restiamo in campo con modi nuovi», seguendo un approccio selettivo e opportunistico. «Continueremo a fare questo mestiere – conclude – perché ci sarà sempre bisogno di chi dovrà aiutare le banche a gestire il deteriorato».