Seduta debole per le borse europee, con Milano in posizione migliore grazie al balzo di Fincantieri: il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,27% a 52.959 punti dopo avere superato quota 53 mila. Acquisti anche a Francoforte (+0,08%), mentre Parigi ha ceduto lo 0,33%. A New York il Dow Jones viaggiava poco sotto la parità e il Nasdaq avanzava dell’1,36%. Dopo il sell-off della scorsa settimana i titoli tecnologici sostenevano i listini: Western Digital cresceva del 6,48%, Marvell Technology del 3,80%, Teradyne del 5,40% e Oracle del 2,47%. I produttori di chip di memoria hanno registrato forti rialzi in vista degli aggiornamenti sulle vendite di Samsung e dell’apertura delle contrattazioni di Sk Hynix negli Stati Uniti.
A livello macroeconomico, negli Stati Uniti l’indice Pmi del settore servizi elaborato da S&P è stato rivisto leggermente al ribasso a 51,2 punti in giugno rispetto alla lettura preliminare di 51,3. Gli analisti prevedevano una conferma del dato iniziale. L’indice Ism del settore dei servizi, invece, è calato a 54 dai 54,5 punti di maggio, in linea con le attese del mercato. Nell’obbligazionario lo spread Btp-Bund è sceso a 77,100.
A piazza Affari ha brillato Fincantieri con un +11,42%, miglior blue chip, grazie agli accordi relativi a quattro acquisizioni strategiche nel segmento underwater, a cominciare da Next Geosolutions (-3,34%). Tonica anche Leonardo (+4,55%) dopo che l’Agenzia per la comunicazione e l’informazione della Nato aveva assegnato al consorzio formato dalla francese Thales e dal gruppo italiano il contratto per la fornitura dei sistemi di comunicazione e informazione.
Ferrari (+2,22%) ha incassato una serie di buy da parte degli analisti grazie alla presentazione della nuova 12Cilindri Manuale. Nell’automotive in rialzo anche Stellantis (+1,77%). Tra i bancari, Crédit Agricole ha aumentato la partecipazione in Banco Bpm (+2,15%) oltre la soglia del 25% fino al 29,30% del capitale. Su Credem (+1,08% a 17,71 euro) Fitch ha confermato rating BBB+ con outlook stabile.
Hanno perso terreno Prysmian (-2,08%), Italgas (-1,66%), Terna (-1,55%) e A2A (-1,40%).
Nei cambi, l’euro è terminato in calo a 1,1415 dollari. Petrolio poco mosso, con il Brent a 72,20 dollari e il Wti a 68,69 dollari. L’Iran potrebbe incontrare difficoltà nello smaltire le proprie scorte di petrolio anche dopo la revoca delle restrizioni alle esportazioni, poiché il suo principale cliente sta modificando la propria strategia energetica, mentre il mercato viene inondato dal greggio proveniente da altri fornitori. La Cina, il maggiore importatore mondiale di greggio, non ha mostrato particolare entusiasmo nell’acquistare petrolio iraniano, nonostante sia tradizionalmente il principale acquirente delle esportazioni energetiche del paese. «In realtà i cinesi non sembrano particolarmente interessati ad acquistare molto petrolio da nessuno», ha spiegato Fereidun Fesharaki, presidente emerito di Fge NexantEca. Le importazioni cinesi di greggio sono diminuite dall’inizio della guerra con l’Iran, scoppiata alla fine di febbraio: in maggio sono crollate del 29% rispetto all’anno scorso a 7,82 milioni di barili al giorno, il livello più basso da febbraio 2018. Le importazioni cinesi di greggio dall’Iran sono più che dimezzate a 654 mila barili al giorno rispetto al mese precedente.