Innanzitutto la creazione degli «Uffici del processo»: prima, quando un giudice cambiava sede, come spesso accade, i suoi fascicoli finivano in archivio e il suo successore era costretto a ripartire sostanzialmente da zero. L’Ufficio del processo è una piccola struttura di giovani magistrati (neo laureati, giudici onorari, tirocinanti e personale di cancelleria), il cui compito principale, oltre ad aiutare il giudice, è garantire la continuità dei procedimenti se questi passano da un giudice al suo successore. E poi, secondo e terzo intervento, le regole sui tempi massimi (improcedibilità) e gli incentivi a evitare ricorsi inutili.
Nella Sanità, l’obiettivo principale — definito dopo l’esperienza della pandemia durante la quale il sovraffollamento dei Pronto Soccorso (problema tuttora in parte insoluto) li aveva trasformati in veicolo di diffusione del virus — era la costruzione di strutture intermedie (le Case di Comunità) che facessero da filtro fra i medici di base e i Pronto Soccorso. L’obiettivo era costruire 1.715 Case, circa 20 per Regione, aggiungendo ai finanziamenti del Pnrr una quota dei Fondi di coesione. La funzione di queste strutture era anche di garantire un approccio multi-disciplinare e di garantire comunque la presenza di un medico al cittadino che ne avesse bisogno, qualora il suo fosse assente, e durante il fine settimana. A marzo 2026, esistevano 781 Case di comunità con almeno un servizio attivo, ma solo 204 con una presenza medica e infermieristica adeguata. La stima è che manchino, per rendere queste case funzionanti, oltre 2.500 medici e quasi 7.000 infermieri a tempo pieno. La riforma dei medici di base (altra riforma prevista dal Piano) voleva che i medici di famiglia lavorassero nelle Case di Comunità. Questo obiettivo è fallito perché i medici si oppongono a una regolamentazione che impone loro una presenza continuativa all’interno delle Case di Comunità, temendo forse di perdere la propria autonomia. Il compromesso raggiunto nei giorni scorsi, insufficiente, è che i medici manterranno autonomia ma dovranno garantire non meno di 18 ore settimanali in una Casa. Troppo poco? Forse, si è comunque avviato un processo. Inoltre un medico potrà continuare a lavorare fino a 72-73 anni, e questo attenuerà la carenza di medici.
L’eredità forse più importante che ci lascia il Pnrr, prima e al di là delle singole misure, va rintracciata però nel metodo. Primo punto: i soldi vanno misurati in funzione del raggiungimento degli obiettivi, una novità epocale per il nostro Paese. I fondi del Pnrr — ricordiamolo — vengono erogati per tranches: non arrivano più, quindi, se gli obiettivi non saranno stati man mano raggiunti o eventualmente rinegoziati nel caso di obiettivi rivelatisi irrealistici. Secondo punto: quei soldi non arrivano più a pioggia alle Regioni, enti spesso lontani da chi deve attuare i progetti. Il più delle volte arrivano direttamente ai Comuni che sono gli enti spesso responsabili di attuarli. Questo snodo ha reso necessario investire per rendere i Comuni capaci di spendere e documentare le spese. Un ulteriore effetto collaterale dei consuntivi è che il processo è «passato» dai giuristi, quasi sempre dominus della spesa pubblica, agli ingegneri, ai ragionieri e agli economisti, che hanno in media più dimestichezza con numeri e crono-programmi. Centrale è poi il filtro esercitato da Bruxelles che ha fermato molte «spese inutili». Un esempio sono gli stadi di Venezia e Firenze, inseriti nel Pnrr dai rispettivi sindaci, progetti respinti dalla Commissione europea con la giusta osservazione che gli stadi devono essere costruiti dalle squadre che ne fanno uso, non dai sindaci. Anche se poi, a bene vedere, lo stadio di Venezia il sindaco Brugnaro è riuscito a farlo pagare in parte a noi contribuenti italiani.
Il Pnrr ha proposto una diversa prospettiva per affrontare alcuni problemi cronici della politica italiana. Con molte imperfezioni, qualche obiettivo è stato raggiunto, soprattutto si è cercato di scuotere il Paese da quell’immobilità voluttuosa così ben evocata da Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo.