01.07.2026

Servono big bancari Ue

  • Italia Oggi

Servono banche grandi in Europa per far competere il continente a livello globale. Bisogna completare l’unione bancaria e quella dei mercati dei capitali se si vuole tornare a competere con Stati Uniti e Cina e finanziare la crescita. È il messaggio centrale della lectio magistralis tenuta dall’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, per la laurea honoris causa in scienze economiche e finanziarie all’università di Palermo.

Orcel ha indicato nell’integrazione economica la principale leva per rafforzare la competitività europea: «L’Europa può e deve fare uno scatto decisivo e diventare il terzo blocco economico globale, allo stesso livello di Stati Uniti e Cina. Serve convergenza: portare a fattor comune le proprie infrastrutture, che si tratti di mercati dei capitali, banche, industrie, energia, tecnologia o difesa. Se non creiamo insieme queste fondamenta non potremo mai essere davvero competitivi su scala globale».

Il numero uno di Unicredit ha ricordato che la capitalizzazione dei mercati dei capitali europei è pari a circa il 65% del pil contro il 220% degli Stati Uniti, e che una parte consistente dei risparmi del Vecchio continente finisce per finanziare altre economie. Perciò «l’Europa deve prima decidere di muoversi in una direzione chiara, ma poi deve dotarsi degli strumenti per finanziarne lo sviluppo». Strumenti che significano «mercati dei capitali molto più sviluppati di oggi e banche di dimensioni adeguate». Altrimenti, ha avvertito Andrea Orcel, «qualunque ambizione resta solo teorica». Da qui l’appello a costruire «una vera unione dei mercati dei capitali e un’unione bancaria che funzioni davvero» per mobilitare i risparmi europei e sostenere investimenti, innovazione e competitività.

Per Orcel il rafforzamento del sistema bancario è un passaggio obbligato per sostenere gli investimenti necessari alla trasformazione dell’economia: «Dietro ogni grande investimento, ogni indirizzo industriale, ogni progetto infrastrutturale ci sono o fondi raccolti sui mercati dei capitali oppure finanziamenti di una banca. La transizione energetica non avverrà senza capitali» e lo stesso vale per gli investimenti nella difesa, nella trasformazione industriale e nello sviluppo tecnologico. L’istituto di piazza Gae Aulenti è stato portato come esempio concreto di integrazione continentale. La banca «può essere vista come un microcosmo dell’Unione europea. Il nostro è un modello federale, che valorizza le differenze e mette a fattor comune quanto ci permette di difenderle. Ciò che ci definisce a livello locale resta locale; ciò che può essere condiviso e generare valore per tutti viene messo a fattor comune».

Il banchiere ha infine rivendicato il ruolo sociale degli istituti di credito: «Un mutuo non è solo un prodotto finanziario, è la prima casa di una famiglia. Una linea di credito non è soltanto un rendimento ponderato per il rischio: è l’impresa di qualcuno, il lavoro di una vita costruito in anni di impegno. È creazione di ricchezza e occupazione». Quanto una banca finanzia un imprenditore «non sta solo approvando un’operazione commerciale: sta dando fiducia a una persona, alla comunità in cui opera e al futuro che può contribuire a costruire».