Il “Report Attività Brevettuali – Anno 2025” dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) restituisce un’immagine dell’Italia in netta accelerazione sul piano dell’innovazione industriale. A fronte di una lieve flessione del 2% nel volume complessivo dei depositi (32.834 titoli totali), il dato disaggregato rivela una crescita a doppia cifra delle domande di invenzione industriale, che raggiungono quota 11.996 (+18,2% rispetto al 2024), mentre i modelli di utilità crescono del +13,2% con 2.073 depositi. La contrazione delle convalide nazionali di brevetti europei (-13,3%) non segnala un indebolimento della tutela sul territorio italiano, bensì riflette la compiuta transizione verso il brevetto europeo con effetto unitario, operativo dal 1° giugno 2023: al 31 dicembre 2025 risultano in vigore 77.464 brevetti unitari, di cui circa il 6,7% di origine italiana, strumento che consente protezione uniforme in 18 Stati UE con un’unica procedura.
Sul versante accademico, il 2025 segna un risultato storico con 594 domande depositate (+20,7%). Il fondamento giuridico di questa crescita risiede nella modifica dell’art. 65 CPI, che ha abolito il cosiddetto professor privilege, invertendo il principio di titolarità dell’invenzione in favore delle università e degli enti di ricerca. La riforma ha così innescato un circolo virtuoso tra ricerca e valorizzazione industriale, con una marcata concentrazione nel settore “Salute & Biomedicale” (33%).
Sul piano procedurale, l’art. 173 CPI garantisce il contraddittorio prima di ogni eventuale rigetto, imponendo la notifica di ogni rilievo formale o sostanziale con un termine minimo di risposta di due mesi.
Nel 2025 le comunicazioni per difetti nelle domande sono state 4.215, ma solo circa la metà ha condotto a provvedimenti definitivi di rigetto (2.053 casi). L’art. 84 CPI ha inoltre consentito in 289 casi la conversione di una domanda di brevetto per invenzione in modello di utilità, preservando il valore dell’innovazione ove non fossero soddisfatti i requisiti più stringenti dell’invenzione industriale. I dati complessivi confermano che le riforme interne al CPI stanno producendo effetti concreti, posizionando l’Italia in modo più competitivo nello scenario europeo della proprietà intellettuale.
07.09.2026