Un giudice federale di San Francisco ha affermato che Anthropic, produttore della piattaforma di AI Claude, ha diritto di utilizzare dei libri coperti da copyright – legalmente acquistati – per addestrare il proprio sistema di intelligenza artificiale.
Fair use e AI: la decisione e le sue condizioni
Anthropic è stata, infatti, accusata da un gruppo di autori di aver utilizzato versioni pirata di milioni di libri per addestrare gli algoritmi del proprio sistema di AI.
Se è vero che il giudice federale di San Francisco William Alsup ha ritenuto legittimo l’utilizzo di libri ai fini dell’addestramento secondo il noto principio del fair use, è anche vero che lo stesso giudice ha posto due condizioni.
Uso trasformativo e acquisto legale
La prima attiene al fatto che detto utilizzo deve avvenire a fini trasformativi. Più in particolare, il giudice ha paragonato questa attività a quella di una persona che legge ed impara dai testi, per poi scrivere cose nuove in un modo nuovo e non mere repliche.
Ancora, il giudice Alsup ha sancito che la copia e l’archiviazione di sette milioni di libri scaricati illegalmente viola il diritto d’autore. Pertanto, a dicembre si svolgerà il processo volto a stabilire i risarcimenti dovuti da Anthropic al riguardo.
La pronuncia è sicuramente molto rilevante, atteso che affronta espressamente il tema dell’applicazione del principio del fair use all’intelligenza artificiale generativa.
Stando alla pronuncia, la distinzione tra utilizzo lecito o illecito dei contenuti protetti nel processo di addestramento dell’AI sarebbe da ricondurre non all’avvenuta acquisizione o meno del consenso dei titolari dei diritti, ma alla circostanza per cui l’acquisto dei libri sia avvenuto o meno legalmente.
Copyright vs. innovazione tecnologica: una linea sottile
Ciò, dunque, lascia senz’altro aperti molti interrogativi sull’equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela del diritto d’autore.
18.09.2026