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Trascrizione a favore del trust

L’apporto di un immobile a un trust deve essere trascritto nei registri immobiliari a favore del trust e non del trustee, senza che questo però comporti l’attribuzione di alcuna soggettività al trust; la trascrizione può pertanto essere unica, “a carico” del disponente e “a favore” del trust, e ciò in luogo di una “doppia trascrizione”: una dal disponente al trustee, per pubblicare il trasferimento di proprietà dei beni in trust, e l’altra dal trustee al trust, per dare evidenza alla segregazione dei beni in trust rispetto al restante patrimonio del trustee.
È questa la decisione del Tribunale di Torino, contenuta in un decreto del 18 marzo 2014, in esito a una procedura svoltasi ai sensi dell’articolo 2674-bis del Codice civile, e cioè originata da una trascrizione nei registri immobiliari effettuata “con riserva” (vale a dire in presenza di “gravi e fondati dubbi” del conservatore sulla trascrivibilità di un atto, il che costringe il soggetto che domanda la formalità a chiedere appunto una pronuncia del tribunale).
La decisione di Torino è interessante non perché nuova (già in tal senso quel Tribunale aveva deciso il 10 febbraio 2011) ma perché giunge a ridosso della decisione del Tribunale di Reggio Emilia del 25 marzo 2013, il quale (in una fattispecie, tuttavia, di procedura esecutiva) aveva concluso in senso diametralmente opposto, vale a dire che, non essendo il trust un soggetto di diritto, le formalità da pubblicarsi nei registri immobiliari devono essere effettuate nei confronti del trustee; se eseguite a favore o contro il trust, esse sarebbero formalità illegittime, poiché effettuate nei confronti di un soggetto inesistente.
Nel caso del Tribunale di Reggio Emilia, il giudice dell’esecuzione immobiliare rilevò d’ufficio, di conseguenza, l’invalidità del pignoramento, ritenendo che si trattasse di un pignoramento effettuato nei confronti di un soggetto giuridico inesistente, quale il trust: invece, secondo il tribunale reggiano il pignoramento di beni vincolati in trust dovrebbe essere effettuato con riferimento al trustee e non al trust, poiché il trust è un “rapporto” e non un “soggetto” (e cioè non è un’entità dotata di soggettività, vale a dire della capacità di essere titolare di diritti e di assumere obblighi).
Il Tribunale di Torino aderisce bensì all’opinione della mancanza di soggettività in capo al trust, ma conclude nel senso di doversi dare esecuzione alle formalità pubblicitarie in modo diverso da quanto ritenuto a Reggio Emilia. La tesi di Reggio Emilia è indubbiamente più ortodossa; la tesi di Torino invece sfida il rischio di contraddizione (trascrivere a favore di un’entità che non è tecnicamente un soggetto di diritto) ma è di sicuro più flessibile. Non solo perché si accoda al caso della trascrizione a favore del “condominio” (che notoriamente non è un soggetto, ma che può comunque essere “protagonista” di formalità pubblicitarie per recente disposto del legislatore stesso: articolo 17, comma 1, legge 220/2012, in vigore dal 18 giugno 2013) ma anche perché si allinea all’orientamento, questo maturato solo nella prassi professionale, di trascrivere “contro” o a “favore” dei fondi immobiliari nel caso di apporti di immobili al fondo o di compravendite di immobili che, con ciò, entrino o escano dal fondo. In quest’ultimo caso, in altri termini, nonostante che il soggetto sia la Sgr gestore del fondo e che il fondo sia “solo” un’area separata nell’ambito del patrimonio generale della Sgr, è ormai incontroverso che i registri immobiliari menzionino solo il fondo e non la Sgr. Questo fenomeno non è dissimile da quello che accade in caso di dotazione di un trust, poiché anche il trust è una partizione particolare del patrimonio del trustee: il trustee è il soggetto, proprietario sia del patrimonio “proprio” sia del patrimonio del trust, il quale è segregato rispetto al restante patrimonio del trustee.

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