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Snam punta a crescere in Europa

L’Interconnector, il gasdotto da 235 chilometri che corre sotto la Manica, è a un passo da questa piccola cittadina nel cuore della contea inglese di Norfolk. A poco più di venti chilometri si snoda infatti quel tubo – che collega Bacton, sulle coste orientali, con Zeebrugge, in Belgio – con cui Snam ha avviato la sua avanzata internazionale, lungo l’asse con Fluxys. Ed è qui che la spa guidata da Carlo Malacarne ha convocato ieri la comunità finanziaria per raccontare il cambio di passo in un mercato europeo che punta a essere integrato e ad allentare la dipendenza da Russia e Nord-Africa. «Snam – esordisce Malacarne in una sala gremita – si candida a un ruolo di primo piano nell’integrazione delle infrastrutture europee espandendosi fuori dell’Italia nelle aree strategiche per la creazione di tutte le interconnessioni necessarie».
La sua parte, la società, la sta già facendo. A febbraio 2012, il primo passo con l’acquisizione, in tandem con Fluxys, della partecipazione (16,41%) detenuta da Eni in Interconnector Uk. Poi, a maggio, dai tedeschi di E.On, l’acquisto di un altro pezzetto dello stesso tubo (15,09%). Per arrivare, a luglio scorso, a Tigf (5mila chilometri di rete e due siti di stoccaggio nel sud-ovest della Francia) che Snam, insieme al fondo sovrano di Singapore e a Edf, ha rilevato da Total per un enterprise value di 2,4 miliardi di euro. Sullo sfondo il “patto” con Fluxys che fa da perno al corridoio sud-nord del gas, benedetto da Bruxelles e dal governo italiano. «Le acquisizioni di Tigf, l’alleanza strategica con i belgi e le operazioni su Interconnector Uk – spiega Malacarne al Sole 24 Ore – sono in linea con i nostri obiettivi di crescita internazionale».
Una crescita che deve misurarsi con contesti nazionali segnati da regole diverse e programmi non sempre convergenti. Per questo, premette Malacarne, «prima ancora di pensare a joint-venture e ad acquisizioni, che siamo pronti a cogliere se si presenterà l’opportunità, dobbiamo capire qual è l’impostazione strategica di uno Stato e muoverci in modo coerente». A cominciare dalla Francia. Lì il futuro prossimo è stato tratteggiato dall’Autorità che immagina, da qui al 2018, l’integrazione delle tre aree in cui è attualmente diviso il mercato del gas con nuove infrastrutture volte a ridurre i colli di bottiglia e ad assicurare i collegamenti, ancora frammentati, tra nord e sud. «Tigf – prosegue Malacarne – dovrà coordinarsi con Grt gaz, il principale operatore del settore che fa capo a Gaz de France, nel definire le strutture indispensabili. Alcune connessioni tra nord e sud andranno fatte, perché l’Autorità lo impone, ma sul resto bisognerà capire l’orientamento di Gdf e, se loro non si muoveranno, vedremo quanto possiamo impegnarci noi». E parte di quest’impegno, va detto, è già scritto nel business plan di Tigf, pronta a spendere 420 milioni di euro da qui al 2016.
Altri tasselli, invece, andranno pianificati meglio, ma una road map già esiste. Perché il lavoro sulla rete transalpina è strettamente connesso a quella della vicina Spagna, che dispone di un serbatoio enorme di rigassificazione inutilizzato. Per beneficiarne, servirà un terzo canale di collegamento (Midcat) tra i due paesi. «Questo passaggio è visto favorevolmente – continua l’ad – sia da Enagas che dal governo di Madrid. La decisione finale di investimento dovrebbe essere presa prima del 2015 per arrivare alla realizzazione entro il 2020. Ma anche qui deve esserci coordinamento tra gli investimenti». Che, per la parte francese del tubo, comporterebbe un esborso di 400 milioni di euro.
Tante tessere, dunque, di un mosaico che, in alcuni paesi, sta già dando i suoi frutti. In Germania, per esempio, l’asse italo-belga è pronto a rendere disponibile quel “reverse flow” (flussi bidirezionali) che sarà il vero motore del corridoio sud-nord del gas. «Nella primavera 2014 – annuncia Malacarne – stipuleremo i primi contratti di reverse-flow che andranno in esecuzione nel 2015 quando le strutture saranno pronte». In Italia, lo stesso traguardo è poi molto vicino. Anche qui i flussi bi-direzionali stanno prendendo forma e, entro la fine del 2014, chiarisce l’ad, «saranno disponibili 8 milioni di metri cubi di gas che potremo esportare e che diventeranno 40 milioni di metri cubi nel 2016».
Ci sono infine nuove opportunità da non lasciarsi scappare, come Malacarne ha ribadito ieri, non nascondendo poi l’interesse per il Tag, che Cdp ha rilevato dall’Eni due anni fa. «Il dossier non è sul tavolo ma monitoriamo la situazione ed entro fine anno ci sarà qualche novità in più». E c’è l’alleanza con Fluxys: le campagne oltreconfine e, in un futuro forse non troppo lontano, un matrimonio ancora più stretto. «Il passo successivo alla gestione delle capacità – conclude il numero uno – è la messa in comune delle reti, magari attraverso una società unica che raggruppi tutte le nostre partecipazioni».

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