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Prestito ventennale e si va in pensione anche 3 anni prima

In pensione anticipata (anche tre anni prima) con un prestito che potrà essere restituito a rate in vent’anni. L’assegno non sarà formalmente penalizzato ma una volta maturata l’età della quiescenza (ora a 66 anni e sette mesi) il pensionato dovrà restituire mensilmente (con un tasso che dovrebbe aggirarsi intorno all’1-1,5 %) il prestito ottenuto. È questo l’impianto della soluzione che il governo ha individuato per introdurre con la prossima legge di stabilità la cosiddetta flessibilità in uscita. Non cambia la legge Fornero ma si consente parallelamente la via del pensionamento anticipato (Ape). Si tratta di una complessa operazione previdenzial-finanziaria che coinvolgerà oltreché l’Inps, banche, assicurazioni e imprese. Riguarderà i lavoratori del settore privato e anche quelli del pubblico impiego nati dal 1951 al 1955. Sulle casse dello Stato questa operazione peserà per meno di un miliardo di euro. Si utilizzerà la leva delle detrazioni fiscali per ridurre l’ammontare delle rate soprattutto per le categorie più deboli. Senza il prestito previdenziale l’anticipo pensionistico avrebbe gravato per dieci miliardi sul bilancio statale, cifra incompatibile con l’andamento della finanza pubblica e con le regole contabili di Bruxelles. I dettagli del piano triennale (2017-2019) saranno definiti nelle prossime settimane. Ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini e il ministro del Lavoro Poletti hanno incontrato i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. «Non possiamo non rilevare — ha detto la Camusso — che non ci sono le penalizzazioni. Era una nostra richiesta. Questa è una novità positiva ma per dare un giudizio complessivo abbiamo bisogno di un quadro completo ». «Il Paese si aspetta qualcosa di buono — ha detto Barbagallo — vediamo di non deluderlo».
L’ANTICIPO
Potranno andare in pensione prima i lavoratori nati tra il 1951 e il 1955. Questa la scalettatura: nel 2017 le classi dal ‘51 al ‘53; nel 2018 quelle dal ‘52 al ‘54; nel 2019 quelle dal ‘53 al ‘55. L’obiettivo è quello di una soluzione strutturale, eventuali correttivi saranno apportati dopo la prima sperimentazione. L’anticipo pensionistico dovrebbe essere utilizzato anche per affrontare i possibili nuovi esodati, dopo le sette salvaguardie già approvate, e probabilmente estesa ai lavoratori impegnati in attività usuranti con un rivisitazione e aggiornamento dall’attuale elenco. Pensione anticipata anche per le persone (sempre a tre anni dall’età pensionabile) che hanno a carico famigliari con gravi handicap che richiedono cure costanti.
LE DETRAZIONI
Con le detrazioni fiscali si ridurrà l’importo della rata mensile (capitale e interessi) che potrà arrivare fino al 15% della pensione. Ma le detrazioni non saranno uguali per tutti. Il governo intende dividere la platea degli interessati in tra fasce: coloro che vanno in pensione per scelta personale, coloro che dopo aver perso il lavoro non hanno altre opzioni se non la pensione anticipata, coloro che vengono mandati in pensione nell’ambito di un processo di riorganizzazione e ricambio generazionale della propria azienda senza che questa abbia difficoltà finanziarie. Per i primi le detrazioni saranno più basse. Più alte per i secondi che sostanzialmente subiscono l’anticipo pensionistico. Infine, nel terzo caso, saranno coinvolte le imprese che in cambio di un ringiovanimento del capitale umano si accolleranno (si vedrà in quale forma) il costo dell’operazione. «Lo strumento — ha detto Nannicini — è molto flessibile».
LE BANCHE E L’INPS
Per ottenere il pensionamento anticipato il lavoratore dovrà andare all’Inps e farsi calcolare la pensione in quel momento. Quella sarà la sua pensione, ovviamente decurtata nella parte contributiva dei versamenti che avrebbe potuto effettuare andando in pensione più tardi. L’assegno gli sarà erogato dall’Inps che negozierà il prestito con le banche, i quali da questa operazione otterranno vantaggi evidenti. Il prestito sarà senza garanzie reali e in caso di premorienza non ci sarà alcuna rivalsa sugli eredi. Per questo l’intervento delle assicurazioni. Il lavoratore avrà rapporti esclusivamente con l’Inps.

Roberto Mania

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