Il portavoce dell’Eurogruppo ha comunicato ieri che il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis ha chiesto ai 21 Stati membri dell’euro di indicare i nomi dei loro candidati alla presidenza della Banca centrale europea e di farlo per venerdì 6 novembre. La gara alla presidenza della Bce è dunque ufficialmente aperta: a mettere in moto la procedura di nomina è stata la stessa presidente Christine Lagarde quando il 29 ottobre ha comunicato al presidente portoghese del Consiglio europeo António Costa che lascerà il suo incarico come numero uno della Bce il 7 febbraio 2027.
L’iter della nomina
Il 6 novembre è la data ultima per i 21 Stati membri dell’Eurogruppo per presentare i candidati alla presidenza della Bce. Al momento non risulta in via ufficiale che l’Italia proporrà un proprio candidato o candidata. Il 9 novembre i ministri delle Finanze dell’Eurogruppo valuteranno le candidature e proporranno un candidato al Consiglio europeo. Il Consiglio europeo si riunirà a metà novembre in maniera informale e il 26-27 novembre in via ufficiale a Bruxelles per valutare la candidatura alla presidenza della Bce e probabilmente anche i possibili candidati in altre due posizioni di rilievo in scadenza ravvicinata nel Board della Bce: a inizio gennaio 2027 Isabel Schnabel responsabile per i mercati lascerà il suo incarico (con quasi un anno in anticipo), il termine delle candidature per la sua posizione scade il 27 novembre; il 31 maggio 2027 scade il mandato di Philip Lane, capo economista considerato presidente ombra.
La candidatura di Mario Draghi fu senza rivali, maturata ai tempi della Grande Crisi dell’euro nel 2011 e fu anche una nomina veloce. Anche ora è atteso un iter accelerato perché l’uscita anticipata di Lagarde è circolata ufficiosamente per un anno e l’incertezza è nociva, soprattutto in tempi di grandi incertezze geopolitiche. Il cancelliere Friedrich Merz e il presidente uscente francese Emmanuel Macron sono considerati due pesi massimi ma sono deboli in casa e questa è una complicazione in più. Se i pronostici sono corretti, il prossimo presidente Bce non sarà né tedesco né francese e per questo Merz e Macron si contendono la poltrona del capo economista, figura chiave che consiglia il Governing Council e il presidente sulle decisioni di politica monetaria. Le dimissioni anticipate di Lagarde e Schnabel sono state interpretate in chiave politica: la volontà di Merz e Macron, e non solo, di tenere Marine Le Pen fuori dal rimpasto ai vertici della Bce, in caso di una sua vittoria alle presidenziali. Ma proprio questo tentativo di difendere l’indipendenza della Bce dalle pressioni politiche provenienti dall’estrema destra (sovranisti e populisti si sono distinti in passato per le loro posizioni anti-euro e anti-Europa) è di per sé un segno di stretta vicinanza tra politica e banche centrali.
I candidati
«Sarò me stessa, quindi probabilmente sarò diversa… non sono né falco né colomba, la mia ambizione è essere il gufo che viene associato alla saggezza». Così Christine Lagarde esordì alla sua prima conferenza stampa da presidente della Banca centrale europea. E come avvocato ex-presidente globale di Baker McKenzie, ex-direttrice generale del FMI ed ex-ministra francese delle Finanze, dell’Agricoltura e del Commercio, la prima presidente donna della Bce non era un ex-banchiere centrale, e nei suoi sette anni alla presidenza della Bce è stato difficile etichettarla falco o colomba. Il successore, stando alla rosa dei nomi in circolazione, sarà diverso, un banchiere centrale.
Due ex-banchieri centrali si sono fatti avanti per il posto di Lagarde: lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos, 55 anni, ex-governatore della Banca centrale spagnola (2018-2024) e attuale direttore della Banca dei regolamenti internazionali (BRI) e l’olandese Klaas Knot, 59 anni, ex-presidente della Banca centrale olandese per due mandati (2011-2025), economista specializzato in politica monetaria. Entrambi sono definiti “pragmatici” e non legati ad alcun dogma ma focalizzati sul mandato della stabilità dei prezzi. De Cos è descritto come una colomba moderata, che sa essere falco, e Knot è descritto come un falco moderato, pronto ad essere colomba. In passato, de Cos è stato sempre dalla parte di Draghi, Knot si è espresso contro il “pacchetto” espansivo di Draghi dell’ottobre 2019, quello che lasciò a Lagarde il pilota automatico inserito. Potrebbe essere questo un fattore che farà muovere l’ago della bilancia a favore di de Cos.