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Piano di Murdoch per una pay tv europea

Rupert Murdoch avvia le grandi manovre per creare la prima piattaforma europea della pay tv targata Sky. I due perni sono Sky Italia e Sky Deutschland, controllate la prima al 100% la seconda al 55% dalla Fox di Murdoch, che verrebbero incorporate in BSkyB dando così vita al primo polo europeo della tv a pagamento con oltre 20 milioni di abbonati. Le attività tedesche valgono circa 5,5 miliardi di euro mentre per quelle italiane la cifra si aggira attorno ai 5 miliardi. 
In una nota BSkyB, di cui Murdoch è il primo azionista con il 39%, ha annunciato l’avvio ufficiale dei colloqui con Fox precisando che si tratta di una fase preliminare e che non sono stati raggiunti accordi né presi impegni e al momento non c’è alcuna garanzia che l’operazione vada in porto. «Al giusto valore — ha però ammesso BSkyB — la combinazione ha le potenzialità per diventare un player internazionale nella pay tv». Mettere ordine in Europa nelle attività televisive è un vecchio pallino del tycoon australiano. Lo stesso James Murdoch, braccio destro del padre in News Corp e a lungo plenipotenziario per le attività europee nei media, ha sempre detto di non ritenere ottimale questa frammentazione. Per questo nel 2010 News Corp provò a prendere il controllo totalitario di BSkyB, ma l’operazione naufragò in seguito allo scandalo delle intercettazioni che travolse il quotidiano britannico «News of the World», di proprietà di Murdoch, accendendo un faro sugli affari del magnate dei media.
L’operazione, così come stata immaginata adesso, permetterebbe di bypassare il filtro adottato dalle autorità britanniche, a cui spetta valutare qualsiasi operazione che comporti un’incremento della quota di News Corp in BSkyB. La razionalizzazione, tuttavia, non risponde solo a una logica interna alla società di Murdoch.
La concorrenza in Europa sta diventando sempre più dura e trovare sinergie è quasi un obbligo. Murdoch si è mosso quindi in anticipo rispetto ai grandi player televisivi, ai quali certamente la nascita di una piattaforma pay europea crea qualche preoccupazione. Sia per la forza negoziale che potrebbe avere nell’acquisto dei diritti, per lo sport o il cinema, sia per le potenzialità che avrebbe un big che nascerebbe dall’unione dei leader della pay tv in Gran Bretagna, Italia e Germania. Prendiamo per esempio i diritti per la Champions League, che Mediaset ha strappato proprio a Sky a partire dal 2015. Secondo la Corte di Giustizia europea i cittadini comunitari possono comprare l’abbonamento alla pay tv in qualunque Paese e poi guardare la tv dove vogliono. In teoria, quindi, una volta riunite le attività sotto il cappello di BSkyB, Murdoch, che ha i diritti per trasmettere la Champion in Inghilterra, potrebbe ritrasmettere i match in Italia sottotitolando il commento. Potrebbe farlo con lo sport come con le serie tv o i film.
Fedele Confalonieri è scettico sulla riuscita del progetto. «È molto ambizioso — secondo il presidente di Mediaset — parlare d’Europa quando in una parte del continente si va a cena alle 21.30 e in una alle 18.00, bisogna vedere…». Lo stesso Biscione tuttavia sta analizzando lo scenario e ha accelerato le riflessioni dopo che Telefonica in Spagna ha presentato un’offerta al gruppo Prisa per salire al 78% in Digital+, di cui Mediaset ha il 22%. Pier Silvio Berlusconi ha auspicato una collaborazione con i soci spagnoli, anche se lo stesso gruppo milanese sta cercando di creare una propria piattaforma paneuropea nella pay tv, aperta ad altri soci. Ma Mediaset España ha prima di tutto un diritto di prelazione sulla quota di Prisa in Digital+ e da qualche giorno sul mercato si parla di una controfferta allo studio. «È price sensitive — ha detto Confalonieri — non dico nulla».
Federico De Rosa
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