Sospesi dal Covid e cancellati dalle cronache giornalistiche, che fine hanno fatto gli Npl che sono stati protagonisti della vita finanziaria italiana negli ultimi cinque anni? Sono finiti nel freezer, congelati dalla pandemia, ma oggi sono pronti per essere riportati a temperatura ambiente. Le normative entrate in vigore a sostegno dell’economia hanno fatto sì che molte aziende riuscissero a reggere il colpo più duro. Ma il ritorno alla normalità da tutti atteso pone le imprese davanti anche al pieno recupero degli impegni a suo tempo assunti. Soprattutto in termini di pagamenti: leasing, mutui, obblighi fiscali.L’ottimismo
Il 20 settembre scorso, su queste pagine, l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, si era detto fiducioso in merito alla tenuta della fase di ripresa. «Noi — disse Castagna riferendosi alle moratorie — siamo scesi da oltre 16 miliardi di euro a 4,8 miliardi, il che significa che la clientela ha ripreso a ripagare i prestiti. Quasi il 75 per cento della clientela esposta per quei 4,8 miliardi ha rating buoni e noi siamo fiduciosi. Sono dati molto confortanti». Ma nonostante l’ottimismo di Castagna, la preoccupazione per la tenuta del sistema è concreta. Se è vero che i crediti in moratoria sono passati dai 280 miliardi del marzo 2020 ai 147 miliardi di dicembre 2020 fino ai 71 miliardi del settembre 2021, la scadenza dei provvedimenti di sostegno è vista come il vero grande test per l’economia italiana, che oggi vede crescere il Pil ad oltre il 6 per cento annuo, ma che deve affrontare questa curva a gomito.
Il primo semestre del 2022 sembra così destinato a portare a galla quanto fin qui è stato tenuto da parte. «Questo è un momento felice per l’economia italiana — spiega Ferruccio Ferrara, fondatore e presidente di Negentropy Capital Partners, che firmò assieme a Pimco e Deutsche Bank una delle primissime operazioni di acquisizione di crediti ammalorati nel lontanissimo 2011 —. Dopo mesi molto pesanti, il rimbalzo in atto sta riportando ottimismo e questa è una fantastica medicina per l’economia. Ma arriverà presto il momento in cui bisognerà fare i conti con il passato e per le imprese riprendere i pagamenti dovuti alle banche e ora in moratoria. Ci sono reattività diverse a seconda dei settori industriali, ma la condizione di fondo rimane abbastanza pesante. Anche perché l’Italia è arrivata alla pandemia con una situazione finanziaria complicata e una crescita frazionale rispetto ai maggiori competitor europei, questo non va dimenticato. Il Covid ha allungato i tempi di recupero ed è innegabile che negli ultimi diciotto mesi le esposizioni bancarie siano aumentate. Oggi, in Italia, il totale dei crediti non performanti, ovvero l’insieme di Npl e Utp, la cui distinzione peraltro è molto sottile e spesso dipende da banca a banca, si aggira complessivamente sui 500 miliardi di euro. Una cifra davvero considerevole che fa dell’Italia il primo mercato europeo per questo tipo di posizioni, uno dei primissimi al mondo. Di questi 500 miliardi, circa 180 miliardi sono Utp e circa 120 miliardi sono gli Npl ancora all’interno dei perimetri bancari. I restanti 200 miliardi non sono scomparsi. Sono usciti dal perimetro delle banche e quindi non rappresentano più un tema strutturale per l’industria del credito, gravata anche dalle necessità imposte dal calendar provisioning, ma sono nei portafogli dei fondi specializzati. Dal punto di vista dell’economia italiana, cambia però poco…».
Nel 2021 il valore dei portafogli ceduti dalle banche sarà di circa 34 miliardi (1,5 miliardi solo da Mps se dovesse realizzarsi la cessione a Unicredit), in crescita sul 2020, così come gli Utp, che raggiungeranno quota 11 miliardi. Da qui a fine anno sono pronti per essere ceduti Npl per 26 miliardi.
Il mese scorso, Banca Ifis nel consueto report di settembre sul settore, ha scritto: «Nel biennio 2022-2023 il nuovo credito deteriorato su famiglie e imprese residenti è atteso in crescita (circa 70 miliardi di euro nei due anni), senza però raggiungere il picco del 2013. L’aumento del tasso di deterioramento sarà guidato dalla componente imprese». Ma la banca guidata da Frederick Geertman ha sottolineato anche l’effetto positivo dei provvedimenti del governo: «Nel 2021 lo stock dei crediti deteriorati lordi è previsto in contrazione. Questo ridurrà l’Npe ratio sotto il target del 5 per cento come richiesto dalla Bce. L’incidenza sugli impieghi è prevista in aumento a partire dal 2022 e raggiungerà il 5,9% nel 2023», quando appunto la rete di protezione stesa dall’esecutivo sarà ormai messa alle spalle.
Sul mercato dei crediti ammalorati, un ruolo importante viene giocato dalla mano pubblica, sia attraverso la controllata Amco che attraverso le Gacs, le garanzie pubbliche sulla cartolarizzazione delle sofferenze, introdotte con un decreto del febbraio 2016 più volte, prorogato. Sulla base dell’ulteriore proroga di 12 mesi concessa dall’Unione europea nel corso del 2021, Banca Ifis prevede circa 7 miliardi di euro di nuove operazioni garantite, portando a 94 miliardi di euro il totale transato dal 2016. Sette i service rimpegnati nelle operazioni assistite da Gacs finora realizzate, con l’80 per cento del valore, ovvero del Gross book value (Gbv), il valore lordo di libro, concentrato tra i primi quattro operatori italiani: DoValue, Prelios, Cerved e Credito Fondiario.Gli operatori
«L’attenzione degli operatori sul mercato italiano è altissima — sottolinea Ferrara, che con Negentropy controlla portafogli per circa 3 miliardi di euro di Gbv — e lo dimostra il fatto che oggi quando un istituto di credito pone in vendita un suo asset sono fino a 25-30 gli operatori invitati a partecipare all’acquisto. L’incremento del numero degli operatori ha anche indotto una revisione al rialzo dei prezzi: per farsi spazio in mezzo a tanti concorrenti c’è chi in passato ha comperato a livelli molto aggressivi e l’aumento del valore medio delle transazioni ha fatto bene ai bilanci delle banche. Ora resta da capire come sarà il 2022, ma è difficile fare una previsione: spero che gli interventi di sostegno al sistema imprese siano abbandonati solo gradualmente, questo aiuterebbe la tenuta dei settori fin qui maggiormente esposti come la manifattura, la moda, il turismo e la ristorazione».
Il sistema dei prestiti e dei finanziamenti si regge su garanzie reali, nella stragrande maggioranza dei casi, immobiliari. Anche in questo caso il Covid ha lasciato il segno: nel 2021 si stimano in Italia 125 mila aste giudiziali, in calo del 39 per cento rispetto a prima della pandemia. I tribunali hanno infatti sospeso oltre 120 mila aste e risultano operazioni per almeno 13 miliardi di euro bloccate nelle aule di giustizia. Anche queste in attesa della ripartenza.