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Notifiche a quota 28 milioni

 

Ogni anno vengono effettuate in Italia 28 milioni di notifiche: 20 milioni nel settore civile e 8 in quello penale, che coinvolgono circa 5.000 persone dell'amministrazione giudiziaria, pari al 12% circa di tutto il personale (secondo quanto riferisce uno studio della Camera richiesto da alcuni componenti della commissione Giustizia). Ma la strada per l'informatizzazione degli uffici giudiziari, che garantirebbe un notevole risparmio in termini di tempo e risorse umane, sembra ancora «abbastanza in salita» perché non risulterebbero ancora completamente online 13 Corti d'appello su 29 e 85 tribunali su 165 (dati ministero).
«Ma siccome questo è uno dei pochi settori sui quali si può intervenire davvero, nella pratica, per snellire i tempi del processo e risparmiare risorse umane da impiegare su altri fronti – osserva il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti – ci auguriamo che vi si possano destinare più risorse da parte del governo».
Già molto, comunque, «si sta facendo al ministero su questo fronte», assicura Daniela Intravaia della Direzione generale dei sistemi informativi automatizzati (Dgsia) di via Arenula. «Da ieri infatti – avverte – abbiamo dato il via ufficiale affinché l'intero progetto di informatizzazione si applicasse a livello nazionale». «Ho aspettato un po' di tempo a dare questo via – aggiunge – e di questo me ne assumo la responsabilità, ma sono dell'avviso che sarebbe stato inutile far partire l'intero progetto se prima non si fosse accertato in ogni singolo ufficio che c'erano tutte le condizioni tecniche per garantirne l'effettiva operatività».
E una volta che si è sperimentato a dovere il modello di informatizzazione in Lombardia («operativo e funzionante praticamente ovunque», come assicura il responsabile progetti innovazione presso il tribunale di Milano Claudio Castelli), e in alcune realtà come Torino e Catania, il ministero ha dato il via libera (con un decreto attuativo reso necessario dal Dm 44/2011) a far decollare il progetto in tutti gli altri uffici giudiziari tecnicamente predisposti. A fronte di un ripetuto intervento normativo (l'ultimo quello della legge di stabilità del 2012) servono però ancora «investimenti», insiste Donatella Ferranti, perché l'intero sistema possa funzionare sul serio.
Ritardi, comunque, si segnalano anche per responsabilità degli avvocati: molti di loro ancora non si sarebbero messi in regola con quanto richiesto dalla procedura che regola la Pec (Posta elettronica certificata) e pertanto, una delle norme cardine del settore (l'articolo 136 del Codice di procedura civile) ancora non introduce un vero e proprio obbligo a passare alla fase online prevedendo di fatto ancora la possibilità della consegna del biglietto da parte del cancelliere al destinatario che ne rilascia la ricevuta. In alternativa si può ricorrere al fax.

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