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I mercati aspettano la stretta (prudente) di Draghi sul «Qe»

Sarà delicata, oggi, la conferenza stampa che Mario Draghi terrà alla fine della riunione del Consiglio dei governatori della Bce. Più del solito: ci si attende che dia indicazioni abbastanza precise su come proseguirà nei prossimi mesi la politica monetaria non convenzionale in atto dal 2014. La complicazione sta nel fatto che i mercati non saranno attenti solo al merito di quello che ci si aspetta dica, cioè la consistenza e la durata dell’acquisto dei titoli sui mercati da gennaio in poi: guarderanno anche a ogni particolare del linguaggio e soprattutto cercheranno di calcolare quanto ancora i tassi d’interesse resteranno a zero o negativi. Implicazioni consistenti per ogni parola che dirà, insomma.

Le previsioni della maggior parte degli analisti indicano che il presidente della Banca centrale europea potrebbe annunciare una riduzione, con l’anno nuovo, degli acquisti di titoli sui mercati (Quantitative easing, Qe) da 60 a 30 miliardi al mese, ma in parallelo assicurare che il programma andrà avanti fino al prossimo autunno. Sarebbe una scelta coerente alla logica seguita finora dalla Bce: una presa d’atto che la crescita dell’eurozona è solida e ampia ma che in parallelo l’inflazione e le aspettative d’inflazione sono ancora sotto all’obiettivo del quasi 2% e soprattutto potrebbero ridursi se venisse a mancare lo stimolo monetario. Si tratterebbe di una scelta di prudenza, non solo per la politica monetaria in sé ma anche per cercare di governare la reazione dei mercati.

Gli investitori, infatti, guardano alla tempistica del Qe anche, se non soprattutto, per capire quando i tassi d’interesse inizieranno a salire. La Bce e Draghi dicono da tempo che rimarranno ai livelli attuali «ben oltre la fine del programma di acquisti». Non è quindi indifferente sapere quando questi acquisti termineranno e su questa base immaginare quando i tassi d’interesse inizieranno a salire: se il Qe finisse il prossimo settembre, gli investitori calcolerebbero che i tassi della Bce comincerebbero ad alzarsi probabilmente nella primavera 2019 e di conseguenza la curva dei tassi di mercato si creerebbe sulla base di questa aspettativa. Tutto cambierebbe, invece, se il Qe durasse meno o se non avesse una data di scadenza o almeno una data indicativa di durata. Ogni annuncio di fine della politica monetaria non convenzionale è decisamente delicato e può fare onde alte sui mercati.

Ci si attende anche che, durante la conferenza stampa, Draghi ribadisca che la ripresa dell’inflazione è legata all’aumento dei salari, nell’area euro ancora troppo basso (poco più dell’1%). Si vedrà poi se vorrà fare un cenno alle tensioni italiane sulla nomina del governatore della Banca d’Italia .

Danilo Taino

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