29.09.2026

Licenziamenti Electrolux sciopero entro il 5 ottobre e presidio al ministero

  • La Repubblica

Otto ore di sciopero e un presidio dei lavoratori di Electrolux davanti al Mimit per il 5 ottobre, quando ci sarà l’ennesimo incontro con i rappresentanti della multinazionale. Questa volta i sindacati Fim, Fiom e Uilm intendono ribadire con più forza al tavolo del ministero «la richiesta di preservare stabilimenti, volumi produttivi, occupazione e condizioni di lavoro», visto che gli ultimi incontri non hanno permesso di raggiungere alcun tipo di accordo, e anzi,
nel frattempo, si stringe sempre di più il cerchio intorno agli esuberi. Pochi giorni fa Electrolux ha comunicato di aver duplicato tutti i codici di lavorazione nello stabilimento polacco dove intende trasferire la produzione di cappe da cucina che adesso si svolge a Cerreto, rendendo dunque difficile tornare indietro sulla decisione annunciata di chiudere lo stabilimento marchigiano, nonostante la trattativa in corso. Un comportamento definito dai sindacati «gravissimo e inaccettabile», perché «viola tutti gli accordi presi in sede ministeriale che escludevano azioni unilaterali da parte dell’azienda».
Il piano di Electrolux prevede al momento un numero di esuberi pari a 1.450 dipendenti in Italia, ai quali si aggiungono 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati, oltre ai 91 contratti già cessati senza rinnovo. I sindacati contestano anche la disdetta degli accordi aziendali sulla produzione, con l’imposizione di portare le cadenze delle linee di montaggio fino a 140 pezzi all’ora, puntando alla stabilizzazione di un unico turno giornaliero negli stabilimenti.
La vertenza di Electrolux si affianca a quella di Beko, che si è riaperta dopo che lo scorso anno era stato raggiunto un accordo: il tavolo è previsto al Mimit pochi giorni dopo, l’8 ottobre.

L’allarme nel settore del bianco è sempre più grave: venerdì scorso il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha chiesto, nel corso del Consiglio Ue sulla Competitività, un piano europeo sugli elettrodomestici. La richiesta, oltre che dall’Italia, è promossa da Francia, Germania, Spagna, Slovacchia e Polonia. Proprio in Polonia però nelle ultime settimane le multinazionali stanno delocalizzando diverse produzioni dall’Italia.